UNIONE EUROPEA: La crisi in Crimea spingerà all'integrazione sul piano militare?

L’Unione europea è vulnerabile alla rinnovata aggressività della Federazione Russa. Ma quali opzioni ha davvero a disposizione, e quali strumenti dovrebbe sviluppare rapidamente per poter difendere i propri interessi nell’Europa orientale?

Sul breve periodo, l’Unione europea potrebbe voler ricorrere ai pochi strumenti di cui già dispone: rinnovate sanzioni individuali, ed eventualmente, sanzioni economiche più decise per colpire il Cremlino direttamente nel portafoglio- senza dimenticare però che anche l’Europa economicamente fragile ne soffrirà l’effetto. Inoltre, l’Unione potrebbe dislocare i propri battlegroup nei territori più minacciati, paesi baltici e Polonia prima di tutto. Dal punto di vista budgetario, sarebbe necessario disporne il finanziamento da parte del budget dell’Unione, poiché è impensabile che gli stati membri si facciano carico individualmente della difesa comune.

Sul medio periodo, l’Unione potrebbe attivamente ripensare sia la propria politica di sicurezza energetica, che quella di difesa. Dal punto di vista energetico la discussione è ufficialmente aperta, grazie ad un documento fatto circolare dal governo inglese. Sebbene l’UE possa già oggi rinunciare al gas russo per brevi periodi, come mostrato da Georg Zachmann,  è essenziale procedere al più presto agli investimenti necessari per garantire una reale indipendenza energetica sostenibile nel tempo. Di nuovo, le esigenze di sicurezza comune dovrebbero essere finanziate congiuntamente, specialmente trattandosi di investimenti infrastrutturali dall’impatto finanziario rilevante.  Lo strumento migliore a disposizione è rappresentato dal rafforzamento dei project-bond, che già oggi permettono alla Banca europea per gli investimenti (BEI) di emettere obbligazioni e fornire garanzie per finanziare progetti infrastrutturali. ll rafforzamento di tale strumento tuttavia richiederebbe anche un rafforzato controllo democratico: a questo riguardo, un ruolo maggiore del Parlamento europeo potrebbe essere preso in considerazione.

Dal punto di vista della difesa, la crisi in Europa orientale è un forte invito a ripensare la sicurezza del continente. In una fase storica in cui gli Stati Uniti sono impegnati riorganizzare il proprio schieramento strategico in chiave anticinese e a difesa degli alleati del Pacifico, il nuovo espansionismo russo non può che spingere l’Unione rafforzare la propria integrazione militare. La NATO era, e resterà, un pilastro essenziale della difesa europea; specialmente in assenza di adeguate strutture condivise dai paesi dell’Unione. Non è un caso che da diverse parti siano arrivate richieste per un rafforzamento della presenza delle forze NATO  sul territorio degli stati membri. Ma in prospettiva l’Unione deve essere in grado di reagire alle minacce in prima persona, senza dover sempre chiamare in causa i partner d’oltreoceano; i quali, sappiamo bene, non hanno certo la mano delicata nelle faccende di sicurezza internazionale.

Benché il processo debba necessariamente essere graduale, la necessità di sviluppare una risposta credibile e non basata esclusivamente sulle sanzioni impone di iniziare al più presto la discussione. Da questo punto di vista, il manifesto elettorale del candidato liberale alla Commissione Europea, Guy Verhofstadt, propone chiaramente il rafforzamento della cooperazione militare. Sarebbe quindi importante che gli altri candidati alla presidenza della Commissione europea chiarissero la propria posizione al riguardo prima delle elezioni di maggio. In termini pratici, non si tratta solo di rivedere le dimensioni e la profondità della cooperazione militare europea, ma anche i suoi obbiettivi essenziali: Oggi infatti l’Unione si propone soltanto di agire in operazioni di risposta rapida alle minacce globali, nonché come partner nelle operazioni internazionali di peace-keeping. La crisi in Crimea invece mostra chiaramente la necessità di una reale Europa solidale non solo finanziariamente ma anche nella difesa del proprio territorio e dei propri interessi. Qualcosa su cui riflettere per il prossimo 25 maggio.

Foto: lo stemma dello SMEU (stato maggiore dell’Unione europea), wikipedia

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2 commenti

  1. alessandro bruni

    Dislocare i Battlegroup europei? Ma chi sono o saranno?
    La Nato era ed è pilastro della difesa europea? Se aspetti loro stai comodo e sereno nei balcani sono arrivati dopo tre anni
    Aumentare la presenza Nato nel Baltico? Ancora di più? Volete saturare i pub di Danzica?
    Rafforzamento della cooperazione militare europea? Fondato sull’inglese del traslator e per formare i convogli coi prestampati con le bandierine?
    Eh! che bella la guerra quando la fanno gli altri o è aerea o coi missili, ma la realtà è altro.
    Bello lo stemma mi mancava comunque al solito gli occidentali buoni e civili e gli slavi feroci e oscuri.
    Vidimo se uskoro ( è un saluto familiare) da uno che ha passato qualche tempo negli ambienti in cui voi riponete tanta sicura fiducia.