Il piccolo partito della Grande Romania

ll Partito della Grande Romania (Partidul România Mare, PRM), guidato da Corneliu Vadim Tudor, che ne è il fondatore, si caratterizza per un marcato nazionalismo che si esprime con la discriminazione della minoranza ungherese e, naturalmente,  del popolo rom. In comune con l’ungherese Jobbik ha l’irredentismo. La ricostituzione della Grande Romania, in riferimento al Regno di Romania che esisteva durante il ventennio tra le due guerre mondiali, prevede la riunificazione delle minoranze romene in un unico stato comprendente, dunque, anche la Moldavia e i territori meridionali dell’Ungheria.

Partecipa alle elezioni del 1992 raccogliendo meno del 4% dei voti e ottenendo 22 seggi in Parlamento. Nel 1995, in seguito a un rimpasto di governo, il PRM entra nell’esecutivo per soli tre mesi. Alle elezioni del 1996 il partito raccoglie il 5% delle preferenze ma è nel 2000 che PRM raggiunge il successo: con il 23% delle preferenze diventa il secondo partito rumeno con ben 126 seggi. Nel 2003 Tudor si reca in visita ad Aushwitz dove rinnega le posizioni antisemite del partito dicendo persino di essersi scoperto filo-semita. Al punto che fa erigere a Brasov un monumento in memoria di Isaac Rabin. Il tentativo di mostrarsi politically correct non sfugge all’opinione pubblica: dalle colonne del giornale Tricolur il partito di Tudor non lesina dichiarazioni contro rom ed ebrei. Nel 2007 si vota per il rinnovo del Parlamento Europeo. Il partito xenofobo di estrema destra Grande Romania esce rimpicciolito dagli elettori. Non raggiunge nemmeno il 4,5 per cento dei voti e non elegge nessun deputato a Strasburgo. Tudor cade così in disgrazia al punto che l’anno seguente, alle elezioni parlamentari, il PRM si riduce ulteriormente, raccogliendo solo il 3% dei voti.

Il governo, insediatosi il 22 dicembre del 2008, è stato guidato da Emil Boc, leader del Partito democratico liberale, fino al febbraio 2012. Le dimissioni di Boc sono arrivate dopo una settimana di proteste contro le misure d’austerità adottate dal suo governo. I manifestanti, che hanno protestato per mesi, sono stati ribattezzati “indignati” e messi in relazione con gli omologhi che in Spagna stavano protestando contro la disoccupazione e le misure di austerità imposte per far fronte alla crisi economica. Gli “indignati” romeni tuttavia sono un fenomeno che ha tratti di originalità, un un paese in cui l’ultima protesta studentesca (1990) è stata repressa nel sangue per garantire che il passaggio di poteri, ucciso  Ceausescu, avvenisse in seno alla vecchia leadership comunista. Gli indignati romeni si dono distinti per un netto rifiuto della classe politica e dei partiti vigenti in nome di una democrazia tutta da conquistare attraverso cui ottenere progresso sociale. Al posto di Boc è stato nominato Razvan Ungureanu, ex capo dei servizi segreti romeni, il cui governo è durato però solo tre mesi scatenando un’ondata di proteste. La nomina di uomo dei servizi ha gettato un’ombra sull’intero stato di salute della democrazia romena. A fine aprile del 2012, è stato designato premier Victor Ponta, leader del Partito socialdemocratico, il quale ha formato un governo con il Partito nazionale liberale (Pnl, conservatore). Oggi la Romania si trova preda di una classe politica corrotta ed egoista, incapace di svilupparsi in modo indipendente dal potere personalistico di Traian Basescu, presidente della repubblica e “padrone” della vita pubblica. In un contesto così depauperato persino le istanze estremiste faticano ad affermarsi.

Il prossimo 9 dicembre si svolgeranno le elezioni parlamentari. Il partito di Ponta è dato per grande favorito. Il Partito della Grande Romania sembra invece destinato a raddoppiare l’insuccesso del 2008 dato che le istanze nazionaliste sembrano megio rappresentate dal Partito nazionale liberale, guidato da Crin Anotonescu.

Risultati alle elezioni PRM

Elezione % Di voto Seggi
1992 3.9% 22
1996 4.46% 27
2000 23.48% 126
2004 12.92% 45
2008 3.15% 0

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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