UCRAINA: Bombe a Dnipropetrovsk. Attentato terroristico o servizio segreto?

di Matteo Zola

Quattro bombe piazzate dentro cestini dei rifiuti sono esplose oggi a breve distanza una dall’altra a Dnipropetrovsk, città ucraina a 470 chilometri ad est di Kiev, ferendo 27 persone. Secondo Ria Novosti ci sarebbero nove morti, ma il dato non trova conferme in altre agenzie stampa. E’ successo ieri, venerdì 27 aprile. per le autorità si è trattato fin da subito di “un atto di terrorismo“. Il presidente ucraino, Viktor Yanukovich, ha detto che le esplosioni sono “una sfida all’intero Paese”. Una sfida portata da chi? L’attentato non è stato rivendicato. Dato non trascurabile: Dnipropetrovsk è la città di Julia Timoshenko, l’oligarca già primo ministro, tra i leader della Rivoluzione arancione che sembrò portare l’Ucraina lontano dall’orbita di Mosca, prima di risolversi in un’insuccesso politico. La Timoshenko è attualmente detenuta nella colonia penale  di Kachanivska, a Kharkiv, dove sta scontando una condanna a sette anni per abuso di potere. Si sarebbe resa colpevole di aver stretto con la Russia di Putin accordi svantaggiosi sul prezzo del gas. Al di là della fondatezza dell’accusa, e del torbido passato della Timoshenko, la sua è ormai con evidenza una detenzione politica.

Ma queste bombe a chi giovano? Le esplosioni di ieri a Dnipropetrovsk “giocano a favore di chi è interessato a destabilizzare la situazione nel Paese”. Così il premier ucraino Mykola Azarov in riferimento alle accuse del vice speaker del Parlamento, Mykola Tymenko, che ha detto di “non escludere” che ad organizzare le quattro esplosioni sia stato il governo, allo scopo di distogliere l’attenzione internazionale dal caso di Julia Timoshenko.

Proprio ieri sono state diffuse fotografie che riprendono la leader dell’opposizione sul letto della sua cella mentre mostra alcuni lividi su braccia e basso ventre che lei afferma esserle stati procurati da un’aggressione delle guardie carcerarie.

Manca poco più di un mese all’inizio dei campionati europei di calcio che si svolgeranno congiuntamente in Ucraina e Polonia. L’appuntamento sportivo internazionale tiene quindi accesi, anche contro la volontà di Kiev, i riflettori sul Paese. La diplomazia europea, finora timida (e ipocrita) nei confronti dell’Ucraina, sta facendo pressioni affinché la Timoshenko venga rilasciata. La situazione del Paese, però, resta poco rassicurante.

Il direttore dell’Istituto ucraino di strategia globali, Vadim Karassev, ha dichiarato: “È un gioco che i servizi segreti hanno inscenato al fine di seminare panico, paura, confusione a Dnepropetrovsk e in Ucraina” allo scopo “di creare una nuova realtà politica” fittizia e, con la scusa del terrorismo “limitando l’attivismo politico, le proteste, i diritti dell’opposizione” rafforzando così “la componente poliziesco-militare del regime politico”. Parole che fanno pensare a una versione ucraina della strategia della tensione. Occorre però sottolineare come quella in atto in Ucraina non sia una lotta tra il bene e il male, la democrazia e l’autoritarismo, quanto una sfida fra élites di potere dagli interessi divergenti, rappresentanti anche istanze culturali diverse (gli ucraini cattolici e uniati a ovest, la popolazione russofona e ortodossa a est) in un contesto dove corruzione e crimine organizzato sono i veri padroni della scena politica ed economica. Insomma, se Yanukovich è un autocrate, la Timoshenko non è una campionessa di democrazia.

Il Paese, conteso tra Russia ed Europa, oscillante tra la sfera d’influenza del Cremlino e quella atlantica, è oggetto di forti tensioni che provengono dall’esterno tanto quanto dall’interno. Una situazione delicata dagli esiti incerti.

PER APPROFONDIMENTI:

sulla politica ucraina

sull’affaire Timoshenko

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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5 commenti

  1. E l’offensiva diplomatica di Yanukovich prosegue a Bruxelles:
    http://euobserver.com/24/116076

  2. Bravo Matteo, chiaro ed equilibrato.

  3. claudio vito buttazzo

    Condivido l’equilibrio e l’obiettività dell’articolo. Ormai è evidente che l’egemonia in Europa è una questione che si gioca tra Berlino e Mosca. L’unica cosa certa è che tutti gli altri, compresa la Francia, contano come il due di picche. La Germania si sta preparando al dopo Ue e alla definizione con Mosca di una nuova possibile Europa, che includa la Russia, mandando a quel paese i servi degli Usa, i quali hanno fino ad oggi impedito che sia creasse un polo europeo autonomo, forte e in grado di giocare un ruolo politico internazionale, quale un fattore di stabilità e di pacificazione mondiale, oltre che di salvaguardia del modello sociale europeo. L’intesa russo tedesca si profila sempre più nettamente. E non è affatto detto che ciò sia un male.

  4. scrive Astrit Dakhli sul suo blog: “l’assegnazione era stata una scelta politica europea, nel 2007, per premiare e incoraggiare l’allora leadership “arancione” del paese, ma da allora a oggi molte cose sono cambiate e il senso della vicenda si è ribaltato. Oggi che al posto di comando c’è Viktor Yanukovich, fautore di una politica indipendente sia da Mosca che dall’Occidente ma chiaramente incapace di governare senza ricorrere a violenza e arbitrio, il disastro appare totale e l’Europa sta alimentando un vero e proprio ostracismo nei suoi confronti. Con argomenti non secondari: è vero per esempio che il governo ha lasciato mano libera agli speculatori e che i prezzi degli alberghi nelle città che ospiteranno le partite del torneo sono schizzati alle stelle, decuplicati rispetto al normale. E’ vero anche che la raffica di bombe esplose due giorni fa nella città di Dnipropetrovsk (29 feriti, alcuni gravi) ha pienamente raggiunto il suo scopo, che era evidentemente di dimostrare l’incapacità del governo di garantire la sicurezza durante i campionati e quindi di scoraggiare i visitatori. Ed è vero infine che Yanukovich e il suo governo non sono stati minimamente capaci di gestire in modo ragionevole l’affaire Timoshenko.”…

  5. Ma appunto perche’ si vuole “indipendente” questo governo non potrebbe essere quello adatto al rapporto Mosca-Germania? Puntando sulla Tymoshenko non si rischia di disequilibrare la situazione? Che ha interesse ha la Germania in tutto cio’? O forse stanno “usando” la Tymoshenko per pressare il governo ad allinearsi? I diritti umani sono per la Presidenza tedesca cosi’ importanti da mettere in pericolo le relazioni internazionali del paese (ma non ci credo che lo sono per la Merkel)? Avrei capito di piu’ se a sostenere la Tymoshenko fosse stata la Francia. Mi scuso per le molte domande, alcune retoriche, ma alcuni tasselli non mi tornano nella ricostruzione del quadro.

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