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Grazie del vostro modo di essere russi. Le ultime parole del Papa

“Voi siete gli eredi della Grande Madre Russia […] Grazie per il vostro modo di essere, per il vostro modo di essere russi” ha detto papa Bergoglio ai giovani russi. Una frase che mostra ancora una volta l’ambiguità del Vaticano rispetto alla guerra in corso… 

Venerdì 25 agosto, nell’ambito dell’Incontro panrusso dei giovani cattolici tenutosi a San Pietroburgo, nella Basilica intitolata a Caterina d’Alessandria, si è tenuto un incontro in teleconferenza con Papa Francesco. Il pontefice, prima della benedizione, ha concluso l’incontro rivolgendo queste parole ai ragazzi accorsi da tutto il paese per udirne il messaggio: «Non dimenticate mai il vostro retaggio. Voi siete gli eredi della grande Russia: la grande Russia dei santi, dei governanti, la grande Russia di Pietro I, Caterina II, quell’impero – grande, illuminato, [un impero] di grande cultura e grande umanità. Non rinunciate mai a questa eredità, voi siete gli eredi della Grande Madre Russia, andate avanti. E grazie. Grazie per il vostro modo di essere, per il vostro modo di essere russi».

 

 

 

 

L’incontro di Pietroburgo si poneva in ideale continuità con la Giornata mondiale della Gioventù che ha avuto luogo lo scorso 6 agosto a Lisbona. In quell’occasione il pontefice esortava i giovani a essere “come pioggia per la terra” e non temere di lottare per la pace e la giustizia. Ma quale pace, quale giustizia? Durante l’incontro di San Pietroburgo il pontefice ha invitato i giovani russi a «essere artigiani del mondo in mezzo ai tanti conflitti e polarizzazioni». «Vi invito – ha detto Bergoglio – a essere i seminatori della riconciliazione, i piccoli semi non germoglieranno ancora nel terreno ghiacciato in questo inverno militare, ma fioriranno una primavera». Ancora una volta le parole del pontefice appaiono ambigue, ancora una volta Bergoglio sembra non cogliere il problema: quale pace, quale riconciliazione è possibile se condotta sotto l’insegna dell’impero? 

La Grande Madre Russia

Il 12 luglio 2021 il presidente russo Vladimir Putin pubblicò un documento dal titolo “Sull’unità storica di russi e ucraini” in cui proclamava russi, bielorussi e ucraini parte di una sola nazione. Secondo il presidente russo, questi tre popoli sarebbero figli di un’unica radice, quella russa, corrotta a seguito del contatto con l’occidente latino e il cattolicesimo. Una visione che nega all’identità ucraina e bielorussa un proprio status culturale, derubricandole a versioni impure della più genuina identità russa. La “Grande Madre Russia” è quindi una locuzione che legittima le ambizioni imperiali di Mosca, e il fatto che il pontefice l’abbia usata nel bel mezzo di un conflitto che vede la Russia putiniana impegnata in una guerra per la restaurazione imperiale, solleva più di una perplessità. Anche perché da tempo il Vaticano tenta di proporsi come mediatore tra Kiev e Mosca, ma che mediatore può essere?

L’impero illuminato

Il pontefice individua come modello l’impero, non altre forme di governo che pure la Russia ha conosciuto. Non quello sovietico – per ovvie ragioni – ma nemmeno la breve esperienza democratico-borghese che precedette la Rivoluzione d’ottobre. Il riferimento a Pietro il Grande e Caterina II la Grande esplicita chiaramente di che impero parla Bergoglio: un impero in comunione con la fede, rivolto all’Occidente e guidato da un’autocrazia illuminata. Pietro il Grande è però anche lo zar che condusse le campagne d’Azov contro i tatari di Crimea, e non è un caso che Vladimir Putin si sia voluto paragonare a lui: «Pietro il Grande stava solo riconquistando quelle terre e rafforzando il potere. Ora tocca anche a noi riconquistare e rafforzarci» ha dichiarato il presidente russo il 9 giugno 2022 in occasione del 350esimo anniversario della nascita. Caterina la Grande fu colei che completò l’espansione militare avviata da Pietro, conquistando la Crimea e ispirando la spartizione della Polonia, reprimendo brutalmente le insurrezioni polacche. Dopo la Rivoluzione francese, Caterina ricusò gran parte delle sue idee illuministe abbracciando le più tradizionali pratiche dell’autocrazia russa.

Grazie per il vostro modo di essere russi

È questa la Russia di cui i giovani dovrebbero essere custodi? Secondo il pontefice, è questa. E i rimandi con il presente sono evidenti sia nella celebrazione dell’idea imperiale russa, sia nell’esempio dei monarchi che condussero la Russia verso la conquista della Crimea e del Mar Nero. Di tutta questa grandezza i giovani cattolici russi dovrebbero essere custodi. Essi sono gli eredi dell’impero. Ben venga quindi la guerra neo-imperiale di Putin? 

Certo, la Russia è un paese di grande cultura ma a Bergoglio non sembra interessare la cultura di epoca sovietica – Babel’, Bulgakov, Majakovskij, Mandel’stam – quanto quella ancorata ai valori religiosi dell’epoca zarista di cui Vladimir Putin si erge oggi a difensore. Questo modo di essere russi, tradizionalisti, militaristi, imperialisti, non fortunatamente è l’unico modo di essere russi. L’augurio è che i giovani russi lo capiscano malgrado i cattivi consiglieri.

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Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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