ALBANIA: Il premier Rama contro il rapporto Marty sui crimini dell’UÇK

Durante l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dello scorso 12 ottobre, Edi Rama ha duramente attaccato il rapporto Dick Marty.

Durante la sessione dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di mercoledì 12 ottobre, il primo ministro dell’Albania, Edi Rama, ha duramente attaccato il rapporto dell’ex membro svizzero dell’Assemblea, Dick Marty, sui crimini di guerra che sarebbero stati commessi dall’Esercito di Liberazione del Kosovo, UÇK, durante e dopo la guerra del Kosovo. In particolare, Rama ha fortemente criticato le accuse, contenute nel rapporto, di traffico di organi umani, ritenendole menzognere. La questione del rapporto Marty è da tempo una priorità dell’attuale governo albanese che sembra intenzionato a continuare ad alzare la voce in sede internazionale.

Il duro attacco

Durante il suo discorso all’assemblea, durato più di un’ora, il primo ministro albanese ha sostenuto che la Russia fosse dietro quelle che lui definisce “le fabbricazioni fantasiose” del rapporto, in particolare per quanto rigurda la questione del traffico di organi. Rama ha inoltre accusato l’ex procuratore del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (TPIJ), Carla del Ponte, di aver inventato le accuse di traffico organi che hanno poi dato origine al rapporto per aumentare le vendite del suo libro.

Incalzato sul perché l’Albania si sia espressa così veementemente sulla questione solo ora, a dodici anni di distanza dall’approvazione (anche da parte dell’Albania stessa) da parte del Consiglio d’Europa, Rama ha risposto affermando di essere rimasto in attesa della formulazione, ancora in evoluzione, delle accuse da parte delle Camere specializzate del Kosovo, la Corte speciale con sede all’Aia che si sta occupando di processare gli ex membri dell’UÇK accusati di aver commesso crimini di guerra. Rama ha infine invitato il Consiglio ad accogliere la richiesta albanese di revisione del rapporto, ad accettare l’imminente richiesta d’adesione del Kosovo al Consiglio d’Europa e ad usare l’ortografia albanese “Kosova” invece di “Kosovo”.

Il rapporto, priorità del governo albanese

Il motivo per cui si è discusso del rapporto a questa sessione del Consiglio è una risoluzione del parlamento albanese, proposta dal Partito Socialista (PS) di Rama e approvata a fine luglio per poi essere presentata al Consiglio il 12 agosto. Essa condannava il rapporto, definendo le sue conclusioni “infondate”. La risoluzione era stata votata all’unanimità, non senza tuttavia momenti di tensione tra maggioranza e opposizione, dopo che la seconda aveva tentato di far passare un emendamento che definiva i crimini commessi dalle forze serbe in Kosovo genocidio. La volontà di esprimere in sede europea e internazionale il proprio disaccordo nei confronti del rapporto Marty è una priorità dell’attuale esecutivo albanese e lo si era visto anche a settembre, quando durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite Rama aveva attaccato il rapporto usando argomenti simili a quelli poi riproposti al Consiglio d’Europa.

L’attuale esecutivo albanese aveva iniziato a mostrarsi fortemente ostile al rapporto già nel 2020, quando l’ufficio del procuratore delle Camere specializzate del Kosovo, istituite proprio sulla base del contenuto del rapporto, aveva confermato la messa in stato d’accusa di alcuni ex membri dell’UÇK per crimini di guerra, tra cui l’allora presidente kosovaro, Hashim Thaçi. Già allora la questione era diventata motivo di scontro tra i due opposti schieramenti politici in Albania, dopo che i socialisti erano riusciti a far approvare in sede parlamentare l’istituzione di un comitato investigativo volto a raccogliere informazioni sulle indagini condotte da organismi locali e internazionali sui contestati crimini. Durante questo tempo, il partito guidato da Rama ha continuato ad accusare il Partito Democratico di essere responsabile dell’approvazione in Consiglio d’Europa del rapporto Marty, mentre l’opposizione continua a respingere tali accuse definendo la maggioranza “anti-albanese” e sostenendo che in realtà stia agendo per interesse della Serbia.

L’indifferenza kosovara

Nel frattempo, in Kosovo, il vigore con cui Rama e il suo governo si sono espressi nei confronti del rapporto è stato accolto in maniera piuttosto fredda. Questa assenza di entusiasmo era già emersa a giugno, quando il primo ministro albanese si era recato a Pristina incontrando, tra gli altri, la sua controparte kosovara, Albin Kurti. Nonostante Rama abbia annunciato, proprio a seguito di quell’incontro, la volontà di presentare una risoluzione contro il rapporto Marty, non vi è stata successivamente alcuna reazione da parte dell’esecutivo kosovaro nei confronti di tale decisione. Al contrario, in seguito al discorso di Rama all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la ministra degli Affari esteri del Kosovo, Donika Gërvalla, si era espressa negativamente sulla questione, affermando che non vi fosse coordinamento tra Pristina e Tirana sulla risoluzione del parlamento albanese e accusando Rama di proteggere la Serbia, a volte senza motivo. Accuse simili al primo ministro albanese erano state fatte negli stessi giorni anche dalla presidente del Kosovo, Vjosa Osmani.

L’indifferenza kosovara è stata confermata anche in seguito all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, dopo la quale Kurti non ha commentato direttamente le dichiarazioni di Rama. Questa freddezza sembra essere un’ulteriore prova dei rapporti non idilliaci tra i due primi ministri, nonostante le dichiarazioni di facciata volte a dimostrare il contrario. Il primo ministro albanese viene visto con diffidenza a Pristina principalmente per due motivi. Il primo, come emerso dalle dichiarazioni di Gërvalla e Osmani, è la sua vicinanza con il presidente serbo Aleksandar Vučić. Entrambi sono entusiasti fondatori dell’iniziativa Open Balkans, la quale viene vista in maniera avversa dal governo kosovaro. Inoltre, nelle ultime settimane, Rama ha rilasciato varie volte dichiarazioni nelle quali diceva di “comprendere” il rifiuto serbo di imporre sanzioni alla Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Il secondo motivo è il rapporto molto stretto tra Edi Rama e Hashim Thaçi, il quale oltre ad essere il principale imputato presso le Camere specializzate è stato anche il principale avversario politico di Kurti. Il rinnovato interesse albanese per il rapporto Marty potrebbe essere compreso proprio alla luce di quesa “amicizia”. Non a caso, negli scorsi mesi, il primo ministro albanese ha fatto visita sia a Thaçi, che si trova tutt’ora in detenzione a L’Aia in attesa dell’inizio del suo processo, sia alla sua famiglia in Kosovo. Questi gesti simbolici di Edi Rama potrebbero anche essere letti come un tentativo di riabilitare la sua immagine in Kosovo, quantomeno tra l’elettorato di opposizione.

Quale scenario ora?

Nonostante questi ripetuti attacchi al rapporto Marty non abbiano contribuito a un miglioramento nelle relazioni tra Pristina e Tirana, è probabile che Rama decida di non fermarsi qui. Il suo rapporto con Thaçi e la battaglia con l’opposizione su questa vicenda lasciano presagire che il rapporto continuerà a essere ancora oggetto di discussione nel dibattito politico quotidiano albanese. Due elementi vanno sicuramente tenuti d’occhio per capire quale sarà lo sviluppo della questione: il primo è un eventuale sviluppo significativo proveniente da L’Aia; il secondo è un eventuale reazione stizzita proveniente da Belgrado, visti gli ormai ottimi rapporti tra Rama e Vučić.

Foto: Consiglio d’Europa

Chi è Kevin Dobra

Studente al secondo anno di magistrale (MIREES) presso l'Università di Bologna, dove ha anche conseguito la sua laurea triennale in Scienze internazionali e diplomatiche (SID). Le sue origini albanesi lo portano a occuparsi principalmente di Albania e Kosovo, in particolare dei loro rapporti con l'Unione europea e con i paesi vicini.

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