Lyman

UCRAINA: Anche Lyman “russa per sempre” è stata liberata

La città di Lyman è stata liberata dall’esercito ucraino. Già nel pomeriggio era apparso un video  sui social media che mostrava soldati sventolare la bandiera ucraina su un monumento all’ingresso della città ma a dare conferma della liberazione è stato il ministero della Difesa russo che ha il ritiro delle truppe russe “verso linee più vantaggiose”.

Nelle ultime settimane, le forze armate ucraine hanno attaccato le posizioni russe intorno a Lyman quale ultimo atto della controffensiva avviata nei primi giorni di settembre e che ha condotto alla riconquista di ampi territori nell’oblast’ di Kharkiv tra cui la città di Izyum, strategica per i russi. La liberazione di Lyman spinge gli ucraini all’interno dell’oblast’ di Donetsk, regione in cui i russi hanno compiuto limitati progressi dall’inizio del conflitto. Lyman è una piccola città dove prima della guerra vivevano ventimila persone, caduta in mano ai russi il 28 maggio scorso. La debacle di Lyman segue di  poche ore l’annuncio in pompa magna con cui Vladimir Putin dichiarava l’annessione alla Federazione russa della regioni di Donetsk, di Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. Regioni “russe per sempre” ha dichiarato Putin. Ma l’annessione è eterna finché dura.

Le forze armate ucraine hanno dichiarato che, dopo aver completamente circondato la città, intrappolando all’interno migliaia di soldati russi, avrebbero intimato la resa incontrando il favore delle truppe assediate, che imploravano di poter lasciare la città. I comandi avrebbero però rifiutato, secondo quanto dichiarato da Serhii Haidai, governatore dell’oblast’ di Lugansk – invero non nuovo a esagerazioni. In ogni caso, le forze ucraine hanno anche liberato molti altri insediamenti tra cui Yampil, a sud di Lyman, Novoselivka, Shandrigolovo e Drobysheve.

Nei giorni scorsi Oleh Synyehubov, governatore della regione di Kharkiv, ha affermato che l’esercito russo ha bombardato un convoglio civile, uccidendo venti persone che stavano fuggendo da Kupiansk, una città a circa sei chilometri dalla prima linea. Secondo quanto riferito, le vittime includevano diversi bambini. Un filmato mostra corpi accasciati in auto e gli scheletri di due passeggeri seduti sui sedili anteriori che sembrano essere stati inceneriti. Synyehubov ha affermato che Mosca è colpevole di “crudeltà che non può essere giustificata”.

La rapida controffensiva ucraina sembra aver ispirato il discorso che Vladimir Putin ha tenuto davanti alla Piazza Rossa, quando ha annunciato che gli oblast’ di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia erano ormai “irrevocabilmente parte della Russia”, dopo i cosiddetti “referendum” della scorsa settimana. Attaccare quei territori, ha affermato Putin, significa attaccare la madrepatria russa e allora le conseguenze potrebbero essere irrimediabilmente serie. Minacce di un leader che sta perdendo la guerra e teme, da un lato, il dissenso interno al palazzo e alla piazza e, dall’altro, una disfatta militare che condannerebbe la Russia a decenni di subalternità politica rispetto all’Occidente. La presa di Lyman, avvenuta malgrado i sinistri proclami e le intimidazioni del Cremlino, che non esita ad agitare persino lo spettro dell’arma nucleare, mostra che il re è nudo. Il “sacro suolo russo” è stato preso, e il Cremlino esibisce solo un silenzio imbarazzato.

Photo from Kyrylo Tymoshenko, Head of the Office of the President of Ukraine.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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