controffensiva ucraina

I russi stanno perdendo. Cosa sappiamo della controffensiva ucraina

Negli ultimi giorni una controffensiva dell’esercito ucraino ha portato alla riconquista di diverse aree del paese, costringendo l’esercito russo a lasciare alcune delle posizioni occupate nei mesi scorsi. In particolare, l’offensiva nella regione di Kharkiv e nel Donbass è stata sorprendente per rapidità ed esiti. Ripercorriamo gli eventi di questi ultimi giorni.

Verbivka, Balakliia, Kupyansk

Dopo aver messo in sicurezza le zone intorno alla città di Kharkiv, tra il 6 e il 7 settembre l’esercito ucraino ha riconquistato la città di Verbivka e successivamente Balakliia, puntando poi verso Kupyansk, importante snodo ferroviario e a lungo usato dall’esercito russo per le proprie attività logistiche. Kupyansk è stata conquistata nella notte tra il 9 e il 10 settembre, sorprendendo le truppe russe che si sono ritirate senza combattere al di là del fiume Oskil, lasciando agli ucraini la parte occidentale della città. La direzione dell’offensiva, partita dalla regione di Kharkiv, ha dapprima raggiunto il fiume Oksil e poi, costeggiandolo, ha virato verso sud in direzione di Izyum.

La liberazione di Izyum

Sabato 10 settembre le forze ucraine hanno liberato Izyum che, nelle intenzioni del Cremlino, doveva essere la testa di ponte da cui sferrare l’offensiva verso Slovians’k, dove erano attestate le truppe migliori dell’esercito ucraino. Niente di tutto questo è accaduto, prima per la tenace resistenza ucraina e poi per l’inattesa controffensiva che ha rovesciato le sorti dello scontro. I russi ci hanno messo quattro settimane a conquistare la città, caduta all’inizio di aprile. La liberazione di Izyum non è solo simbolica, la città fungeva da base logistica e centro di smistamento per uomini e mezzi provenienti dalla Russia, deposito di munizioni e carri armati. Grazie ai suoi collegamenti ferroviari, ideali per gestire l’arrivo e lo smistamento dei rifornimenti, la città era uno dei caposaldi principali per l’occupazione del Donbass, regione divenuta il primo obiettivo della Russia dopo avere fallito la conquista di Kiev in primavera.

La conquista di Lyman

Allo stesso tempo le forze ucraine sono risalite da sud verso Lyman, conquistata dai russi nel maggio scorso durante la più vasta battaglia di Siverskji Donets, dal nome del fiume che i russi hanno più volte cercato di attraversare, riuscendoci infine a costo di gravi perdite solo alla fine di giugno, dopo la caduta di Severodonetsk e l’assedio di Lysyčans’k. Lyman è stata liberata dalle forze ucraine nella giornata del 10 settembre e da quella posizione hanno poi puntato ulteriormente verso est.

Verso Lysyčans’k

Secondo il governatore dell’oblast’ di Lugansk, Serhii Haidai, le truppe ucraine si troverebbero ora nelle zone circostanti Severodonets’k, Kremnina e la stessa Lysyčans’k. Anche se sembra difficile un proseguimento dell’offensiva all’interno del Donbass, appare comunque evidente l’entità dell’arretramento dei russi che, dal fiume Siverskji Donets, stanno ora riparando dietro al fiume Oskil, abbandonando tutte le posizioni a ovest dello stesso. 

La regione di Kharkiv è così interamente liberata, mentre le truppe ucraine penetrano in quella di Lugansk. Non sembrano invece vere le indiscrezioni che parlavano di scontri all’aeroporto di Donets’k.

La situazione intorno a Cherson

Cherson si trova nella parte meridionale del paese, lungo il fiume Dnipro, ed è stata conquistata dai russi nei primi giorni dell’invasione praticamente senza colpo ferire. Fin dall’inizio dell’occupazione si sono registrate violenze e intimidazioni, unite a politiche assimilazioniste che – nelle intenzioni russe – dovrebbero culminare in un referendum per l’annessione alla Federazione russa da tenersi in novembre.

La minaccia di una controffensiva ucraina ha spinto le autorità locali a rinviare il referendum mentre circa venticinquemila soldati convergevano nella regione per fronteggiare un attacco ucraino dato per imminente. Effettivamente, fin dal mese di agosto le forze ucraine hanno condotto numerosi attacchi, anche grazie ai missili HIMARS, lasciando intendere che il loro obiettivo fosse quello di aprirsi la via verso la Crimea. L’importanza strategica di Cherson, porta verso Mykolaiv e Odessa, e della Crimea, con il suo porto a Sebastopoli, è nota. Ma la manovra ucraina è infine parsa un diversivo finalizzato a distogliere truppe dal vero obiettivo della controffensiva, ovvero l’est del paese.

Tuttavia, in queste ore si registrano attacchi ucraini verso Cherson e ci sarebbero movimenti di truppe da Mykolaiv per tenere impegnate l’esercito russo e rallentarne lo spostamento verso il Donbass. Un’eventuale offensiva ucraina verso Cherson potrebbe tagliare le linee di rifornimento russe e spingere il nemico dietro il fiume Dnipro, ma la riconquista della città appare al momento lontana.

La débâcle russa

I russi stanno perdendo, questo è un fatto. Non sono riusciti a prevedere le mosse dell’avversario, si sono fatti trovare sguarniti e impreparati. Eventuali contrattacchi non sembrano possibili in tempi brevi, più probabile invece un riposizionamento in attesa dell’inverno. L’attacco ucraino, condotto con rapide incursioni e un numero relativamente limitato di truppe, ha dimostrato come il gigante russo abbia piedi di argilla e non sia in grado di controllare un fronte tanto ampio, né di garantire le linee di rifornimento e la logistica, soprattutto con così pochi soldati, appena centocinquantamila a fronte dei centomila ucraini, più motivati, meglio organizzati e meglio armati. In queste ore i russi hanno colpito infrastrutture essenziali in molte città ucraine: a Kharkiv, Sumy, Dnipro, Odessa, Poltava, Donetsk. Manca l’elettricità e, in qualche caso, l’acqua. La Russia si vendica sulla popolazione civile, dimenticando che anche la distruzione di infrastrutture essenziali per la popolazione è un crimine di guerra.

E adesso?

Circolano insistentemente voci di un possibile negoziato con una proposta di cessate il fuoco avanzata dal Cremlino in cui si chiede l’autonomia del Donbass e il riconoscimento dell’annessione russa della Crimea. Se confermate, sarebbero il segno che le cose non stanno andando bene per Mosca. Non a caso, il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato che “negoziati sono ora impossibili”.

Le carte rimaste in mano al Cremlino non sono molte. Un’opzione possibile è mobilitazione di massa, anche di quei russi europei e bianchi fin qui lasciati fuori, e il cui dissenso potrebbe costare caro a Vladimir Putin. Mandarli al macello in una guerra male organizzata potrebbe essere un pericoloso boomerang per il Cremlino, tanto più che le elezioni locali e regionali in corso in questi giorni evidenziano una bassissima affluenza alle urne, segno forse dello scarso sostegno verso la guerra. L’uso dell’aviazione, reso difficile dalla contraerea ucraina, potrebbe essere un’altra opzione ma colpire piccoli contingenti che fanno guerra di movimento non sembra possibile, così come il bombardamento delle città ucraine – piene di russofoni, Kiev compresa – potrebbe essere politicamente controproducente. Resta lo spauracchio dell’arma nucleare tattica ma, una volta sganciata, quale concreto guadagno ne avrebbe il Cremlino?

Sottovalutare la forza russa è un errore, e un nemico messo all’angolo non può che reagire con brutalità. La guerra sarà ancora lunga ma, dopo sette mesi, la potenza russa appare in grave difficoltà. A differenza di quanto qualcuno asseriva mesi fa – da Domenico Quirico ad Alessandro Orsini – Putin non ha già vinto. Putin sta perdendo.

foto Juan Barreto/Agence France-Presse — Getty Images

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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