CINEMA: Venezia, Giornate degli Autori e fantascienza in Ordinary Failures di Cristina Grosan

Presentato, alle Giornate degli Autori, Ordinary Failures di Cristina Grosan, la prima coproduzione Ceca-Ungherese di sempre.

Il cinema dell’Est nelle Giornate degli Autori

Sezione collaterale della Mostra del Cinema di Venezia, le Giornate degli Autori si caratterizzano per la presenza prominente di cineasti indipendenti e particolari. In gran parte riprende il sistema della Quinzaine des Realisateurs del Festival di Cannes, più antica e consolidata, ma nei diciotto anni di attività le Giornate hanno saputo proporre una solida selezione. Negli scorsi anni, le Giornate degli Autori sono diventate spesso promotrici dei migliori film giovanili dell’Europa centro-orientale. Nel 2019 è stato presentato Corpus Christi di Jan Komasa, divenuto in seguito un successo internazionale molto notevole, al punto da ottenere la candidatura a miglior film straniero agli Oscar dell’anno seguente. Nei due anni seguenti furono il russo The Whaler di Philipp Yuryev, ed il rumeno Imaculat di Monica Stan e George Chiper-Lillemark ad ottenere il premio GdA per il miglior regista. Il primo film dell’est ad aver ottenuto il premio è stato Tricks di Andrzej Jakimowski nel 2007. Quest’anno la presenza esteuropea si fa sentire attraverso Cristina Grosan, regista rumeno-ungherese che presenta il suo film di debutto, di produzione ceca, Ordinary Failures.

Fantascienza e umanità

Raramente il cinema est europeo si permette di addentrarsi nel genere tanto affascinante quanto complesso che è la fantascienza. Sono molte le difficoltà: gli effetti speciali, il budget richiesto, la ricerca di ambientazioni adatte che può risultare difficoltosa. Nonostante le limitazioni, la squadra degli effetti speciali di Grosan riesce a mettere in scena un futuro molto legato alla realtà, possibile ma al tempo stesso diverso. In partenza, il film può ricordare molti spettatori occidentali della serie televisiva Black Mirror: ambienti tecnologici ma legati al quotidiano e non del tutto stranianti, la situazione di tensione crescente, addirittura l’estetica della cinematografia o delle location. L’apparenza inganna, ed il lungometraggio della Grosan progressivamente si distingue per una sua enfasi maggiore sui rapporti umani interpersonali, piuttosto che i rapporti tra uomo e tecnologia o l’influenza della tecnologia. Attraverso situazioni che in qualche modo ricordano alcuni dei suoi cortometraggi per la sussistenza di temi quali la difficoltà dei rapporti interpersonali. Le difficoltà quotidiane progressivamente diventano un disastro collettivo. La fotografia di Márk György si fa sempre più scura, a creare un parallelo visivo con la situazione di dramma crescente. La fantascienza diventa un involucro, uno sfondo che permette ad un film che potrebbe tranquillamente ricadere nel genere drammatico più comune, ma che diventa distinguibile ed unico grazie alla sua forma. Anche se il film non allude apertamente ad un riferimento in tal senso, nel vedere Ordinary Failures è difficile non pensare al disastro ecologico che pervade il pianeta oggi e che raramente viene percepito come un problema nel quotidiano più comune.

Grosan e Tarr, confronto improbabile ma possibile

Ordinary Failures è un film semi-antologico, che procede per capitoli nell’introdurre i tre protagonisti della vicenda. Ciascun capitolo prosegue la narrazione generale rispetto al precedente, finchè tutte le trame non coincidono, una tecnica narrativa che ricorda molto il famoso (e lunghissimo) Sátántangó di Béla Tarr. Sono molte le similitudini: Il secondo capitolo della pellicola di Grosan è dedicato a Thereza, una ragazza dai capelli corti che accudisce un gatto, un’antitesi rispetto al personaggio di Estike che maltratta il proprio felino in Tarr. La persistente sensazione dell’arrivo di un’imminente catastrofe è un ulteriore elemento che accomuna i due film, e così il senso apocalittico, che ricorda alla lontana Il Cavallo di Torino. Pur essendoci evidenti similitudini, il film di Grosan è qualcosa di completamente diverso rispetto a Tarr, e tali paralleli sono mere coincidenze, come ha confermato la regista, anche se si tratta di un confronto interessante.

La premiere internazionale di Ordinary Failures è stata il 5 Settembre.

Chi è Viktor Toth

Cinefilo focalizzato in particolare sul cinema dell'est, di cui scrive per East Journal, prima testata a cui collabora, aspirante regista. Recentemente laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Trieste, ha inoltre curato le riprese ed il montaggio per alcuni servizi dal confine ungherese-ucraino per il Telefriuli ed il TG Regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia.

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