ALBANIA: Bajram Begaj è il nuovo presidente della Repubblica

Bajram Begaj è il nuovo presidente della Repubblica albanese, l’ottavo della storia del paese. La formalizzazione della sua elezione è stata suggellata dal voto parlamentare del 4 giugno scorso, al quarto tentativo, dopo che nelle prime tre tornate nessun candidato aveva raggiunto il quorum necessario dei tre quinti degli aventi diritto.

Il quarto scrutinio, dunque, è stato quello determinante grazie al meccanismo che prevede l’abbassamento della soglia a una maggioranza semplice: maggioranza che è stata raggiunta con 78 voti favorevoli (sui 140 disponibili), quattro contrari e un astenuto. Paventando presunte irregolarità nella nomina dei candidati – peraltro sdegnosamente smentite dal presidente uscente Ilir Meta – buona parte dell’opposizione ha boicottato il voto, inclusi tutti i 59 rappresentati del Partito Democratico (PD), compagine di centro-destra guidata dal redivivo Sali Berisha.

Il voto parlamentare

La convergenza sul nome di Begaj era stata proposta il 3 giugno dal primo ministro in carica – nonché leader del principale partito di governo, il Partito Socialista (PS) – Edi Rama, ed era stata ufficialmente indirizzata al parlamento il giorno successivo, dopo che il neopresidente aveva assicurato la propria disponibilità affermando che, in caso di elezione, la sua azione sarebbe stata guidata dal “rispetto per l’altro e l’amore per la patria”.

I 78 voti messi insieme da Begaj sono numericamente superiori a quelli teoricamente disponibili dall’attuale maggioranza parlamentare a testimonianza che l’opposizione non è stata in grado non solo di proporre un nome alternativo ma nemmeno di far fronte comune per contrastare la proposta di Rama.

È stato d’altra parte lo stesso premier albanese a rimarcare l’impossibilità – per la presunta indisponibilità della minoranza, secondo la tradizionale litigiosità della classe politica del paese – a trovare la quadra su una personalità che mettesse tutti d’accordo. Una scelta che rischia di trasformarsi in un boomerang per l’opposizione poiché ha messo Rama nelle condizioni di presentare sé stesso – e il Partito Socialista – come colui che “si è assunto la piena responsabilità di fronte al Paese di garantire il corretto e imparziale funzionamento delle istituzioni repubblicane, attraverso una candidatura di prestigio che si è sempre distinta per la difesa e la tutela degli interessi nazionali”.

Chi è Bajram Begaj

E in effetti il profilo di Begaj sembra ricalcare le caratteristiche tipiche dell’uomo di Stato: cinquantacinque anni, medico, sposato con due figli, Begaj è stato fino alla sua nomina dei giorni scorsi, capo di stato maggiore delle forze armate albanesi, incarico che deteneva da circa due anni, dopo una carriera militare trentennale che lo aveva visto ricoprire incarichi dirigenziali di prestigio in seno all’esercito fino al raggiungimento del grado di maggiore generale.

Begaj entrerà ufficialmente in carica il prossimo 24 luglio sostituendo per i prossimi cinque anni Ilir Meta. È stato proprio quest’ultimo a firmare il decreto con cui Begaj è stato destituito dal precedente incarico, passaggio necessario al fine di renderlo candidabile alla più alta carica della repubblica.

Le reazioni

Le reazioni di Sali Berisha e del PD sono state negative e improntare, com’era ovvio attendersi, a descrivere Begaj come “candidato personale” di Rama e, perfino, secondo il deputato PD Enkelejd Alibeaj, come candidato della “mafia demaniale”. Se è peraltro vero che è stato il premier in persona a designare Begaj, indicandolo in una rosa iniziale di addirittura 26 nomi, è altresì vero che Rama potrà giovarsi, almeno sulla carta, di una figura più in sintonia con le sue posizioni, dopo gli anni conflittuali e a tratti assai burrascosi con il presidente uscente.

Messaggi istituzionali e di rallegramento sono arrivati da più parti, sia dall’ambasciata statunitense a Tirana che dall’Unione europea. L’ambasciata americana ha riconosciuto il contributo che, nel suo ruolo di capo di stato maggiore, Begaj ha assicurato “nella cooperazione tra Stati Uniti e Albania in materia di difesa”, mentre Joseph Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha affidato a un messaggio twitter i propri auguri paventando “una relazione UE-Albania sicura e solida, come membri della famiglia europea“. Un desiderio simile a quello espresso dall’OSCE che, nel congratularsi con Begaj, ha anche auspicato l’inizio di una “proficua collaborazione”.

Foto Imalbania.com

Chi è Pietro Aleotti

Milanese per caso, errabondo per natura, è attualmente basato in Kazakhstan. Svariati articoli su temi ambientali, pubblicati in tutto il mondo. Collabora con East Journal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani ma di Balcani ha scritto anche per Limes, l’Espresso e Left. E’ anche autore per il teatro: il suo monologo “Bosnia e il rinoceronte di pezza” ha vinto il premio l’Edizione 2018 ed è arrivato secondo alla XVI edizione del Premio Letterario Internazionale Lago Gerundo. Nel 2019 il suo racconto "La colazione di Alima" è stato finalista e menzione speciale al "Premio Internazionale Quasimodo". Nel 2021 il racconto "Resta, Alima - il racconto di un anno" è stato menzione di merito al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti.

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