UCRAINA: Antisemitismo ed estrema destra, fra stereotipi e propaganda

L’accusa di antisemitismo, che si lega a quella di nazismo, è usata dai russi per delegittimare gli ucraini. Cosa c’è di vero?

Nei primi giorni di guerra, Putin ha definito l’Ucraina uno “Stato fantoccio guidato da drogati e nazisti” nonostante Zelensky sia l’unico leader di Stato di origine ebraica insieme a Bennett, e tre dei suoi parenti siano state vittime della Shoah. Un particolare spesso passato in rassegna come puramente aneddotico, che il presidente ucraino ha provato a ribadire – con scarso successo – nel suo discorso alla Knesset di marzo, a pochi giorni dopo il bombardamento del memoriale dell’Olocausto di Babyn Yar.

Chi sono gli antisemiti?

Israele, che ospita la più ampia comunità russofona esterna all’ex URSS, ha mantenuto un rapporto di equidistanza strategica (e ambiguità) verso i due paesi, traballato solo dopo le vergognose dichiarazioni di Lavrov a Rete 4 secondo cui «anche Hitler (come Zelensky, ndr) aveva sangue ebraico», che hanno costretto Putin a scuse personali al governo israeliano.

Un articolo del The Guardian sulla visione storica di Putin, che comprende anche un revisionismo relativista secondo il quale il vero obiettivo dei nazisti non fu primariamente l’Olocausto bensì la cancellazione dei cristiani russi, scrive anche che «al centro del fascismo europeo c’è l’idea che siano gli ebrei gli agenti del decadimento morale. Secondo queste tesi, sono gli ebrei che portano un paese sotto il dominio dell’élite globale (ebraica), utilizzando gli strumenti della democrazia liberale, dell’umanesimo laico, del femminismo e dei diritti dei gay, che sono usati per introdurre decadenza, debolezza e impurità».

Una descrizione non lontana dagli sproloqui del “chierichetto di Putin”, il patriarca di Mosca Kirill che inveisce contro un’Occidente che vuole corrompere le pie anime ortodosse del russkij mir, a riprova di come la denazificazione invocata dai russi voglia colpire anche quegli ebrei spesso visti nell’Europa orientale come un élite ostile agli autoctoni slavi.

Allo stesso tempo cadono anche molti appigli per accusare di aperto antisemitismo l’estrema destra ucraina, che quindi non possiede una delle caratteristiche strettamente necessarie nella definizione di nazista. I circa 300.000 ucraini di origine ebraica sono al fianco dell’esercito di Kyiv nella guerra, come dichiarato dal rabbino capo della capitale ucraina Meir Stambler. Persino Kolomoyskyi, l’oligarca più influente del paese, di origini ebraiche e passaporto israeliano, ha finanziato la creazione dei battaglioni ultranazionalisti Azov, Aidar e Dnipro-1, mentre la Compagnia militare degli ebrei d’Ucraina ha avuto tra i suoi sponsor Dmitrij Yarosh, allora capo dell’altrettanto chiacchierato movimento di estrema destra Pravij Sektor.

Da cosa attinge la propaganda del Cremlino

Tra queste contraddizioni, come dice lo stesso Meir Stambler «gli ebrei sono consapevoli che questo Paese è intriso del nostro sangue e la nostra Storia, qui, è complessa e dolorosa. Ma gli ultimi anni sono stati buoni, abbiamo un’ottima relazione con i nostri concittadini e condividiamo le sofferenze di questa assurda invasione». Una storia complessa per la quale è naturale che la propaganda del Cremlino non abbia inventato la denazificazione dal nulla, bensì attingendo da un passato storico mai conosciuto in Unione Sovietica e poi manipolato dopo la sua dissoluzione.

Mosca fa leva sul collaborazionismo filonazista dell’UPA e il risorgere di personaggi di dubbia moralità nell’Ucraina moderna come Stepan Bandera, responsabili di eccidi di massa verso ebrei e polacchi nell’Ucraina occidentale durante l’occupazione nazista. Tuttavia, chi in Occidente rilancia il peso di questi eventi (che è sempre utile ribadire: mai completamente analizzati dalla storiografia, se non quella più recente) su quello che accade oggi dimostra di non conoscere la complessità della storia esteuropea: che implicherebbe domandarsi del perché i popoli ad Ovest del Dnipro si sarebbero alleati con chiunque in ottica anticomunista e soprattutto perché questi eccidi vengano oggi ricordati meno da ebrei e polacchi, direttamente coinvolti, che dai russi – che contemporaneamente si rendevano responsabili di pogrom e deportazioni.

Sul presunto nazismo moderno degli ucraini, a parte la breve parentesi di Svoboda, la propaganda del Cremlino si focalizza sulla rivoluzione di Majdan e sugli anni della presidenza di Poroshenko.
Nel decostruire la propaganda russa bisogna partire dagli elementi di verità: alcune formazioni di estrema destra (soprattutto Pravij Sektor) hanno avuto un importante ruolo logistico nelle barricate di Majdan soprattutto dopo le strette governative di gennaio 2014, mentre l’annichilimento eterodiretto del corpo militare durante gli anni di Yanukovich e le occupazioni in Crimea e Donbass hanno costretto in breve tempo a raccogliere battaglioni di volontari pronti a combattere, composti in parte da sinceri patrioti ma anche da estremisti ed ex criminali.

Se ciò era prevedibile durante i tre mesi del caotico governo ad interim di Turchinov, con la casse statali depredate e due conflitti aperti nel paese, l’elezione di Poroshenko lasciava intendere la volontà di preservare un nazionalismo civico senza una deriva verso quello etnico, anche se evitare di sfociare nell’estremismo non è scontato quando il nemico occupa circa il 10% del paese.
Ciò si è avverato solo in parte: le percentuali elettorali di Svoboda e Pravij Sektor sono crollate, poiché a spostarsi leggermente a destra – in chiave identitaria ma soprattutto populista – erano state tutte le forze politiche filoeuropee, mentre la presenza di partiti apertamente filoputiniani in Parlamento (il più importante l’OPPZh di Boyko e Medvedchuk) lasciava aperto il dibattito democratico, pur teso e surreale.

Quanto pesa l’estrema destra ucraina

Come sottolinea il sociologo del Politecnico di Kyiv Volodymyr Ishchenko, lo scarsissimo peso elettorale non impedisce all’estrema destra di averne uno extraparlamentare: in particolare i già descritti legami con la politica e l’oligarchia, fra cui il più influente è quello tra l’ex ministro degli Interni Avakov e il fondatore di Azov Biletskyi, che nel 2010 dichiarò che la missione ucraina è quella di “guidare le nazioni bianche nella crociata contro gli Untermenschen semiti”. In quegli anni Byletskyi riesce addirittura a entrare in Parlamento da indipendente e Azov, oltre che combattere nel Donbass, si macchia più di una volta a livello interno di persecuzioni verso migranti, attivisti LGBTIQ e rom, spesso impunemente.

Pur con le sue peculiarità, è intellettualmente disonesto insinuare che l’Ucraina abbia problemi con l’estrema destra e i suprematisti bianchi tanto diversi dagli altri paesi europei, soprattutto orientali, a meno che non si assimili al filonazismo anche il patriottismo civico, come parte della sinistra oltranzista europea ha peraltro fatto. La Russia stessa è pervasa da movimenti imperialisti e simpatizzanti al nazifascismo europeo: sul fronte militare (Wagner), nelle istituzioni (il direttore di Roscosmos Rozogin), nei media (il giornalista della tv di Stato Gleb Ervie ha festeggiato la liberazione di Mariupol con un fascio littorio tatuato sulla nuca).

Sottolineare le contraddizioni della propaganda russa sul nazionalismo ucraino non significa negare che gli ucraini dovranno capire i rischi che alcuni movimenti di estrema destra porranno alla ripresa di una vita civile e democratica, ma fare luce su accuse che hanno poca attinenza con la realtà e molto con una visione stereotipata e disinformata della storia esteuropea.

 

Chi è Andriy Brashchayko

Laureando presso l'Università di Bologna all'indirizzo di Scienze Politiche corso Sviluppo locale e globale, attualmente frequenta all'Università di Wroclaw un corso in East and Central European Studies in preparazione di una tesi di laurea sulla guerra in Donbass. Scrive per diversi giornali italiani, come TheWise Magazine, The Post Internazionale, Il Foglio e Valigia Blu.

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