ALBANIA: Impeachment del presidente, l’ennesimo scontro sulla scena politica

Il 9 giugno scorso, il parlamento albanese in seduta straordinaria ha votato a favore della destituzione del presidente della Repubblica Ilir Meta, rimuovendolo così dall’incarico. I voti a favore sono stati 104, mentre i contrari solo 7. È la prima volta nella storia dell’Albania che un presidente viene destituito per volere del parlamento.

La carriera di Ilir Meta

Ilir Meta è ormai nella scena politica albanese da 30 anni: dopo essere stato eletto in diverse legislature, è diventato primo ministro nel 1999, carica che ha servito fino al 2002. Nel 2004 ha lasciato il Partito Socialista per fondare il Movimento Socialista per l’Integrazione, di cui è stato leader fino al 2017, quando è stato eletto presidente della Repubblica. La sua elezione è avvenuta grazie ai voti del suo partner di coalizione del tempo, il Partito Socialista stesso. Tuttavia, la relazione politica tra Meta e i socialisti si è deteriorata con gli anni.

Figura politica controversa, durante la lunga carriera di Meta non sono mancati gli scandali: oltre ai diversi cambi di schieramento, che lo hanno visto al governo sia con il centrodestra che con il centrosinistra, Meta ha fatto parlare di sé a causa di episodi di presunta corruzione e di scelte politiche controverse. Ad esempio, nel 2010 è stato protagonista di uno scandalo riguardante una tangente di €700.000 sulla costruzione di una centrale idroelettrica, da cui è stato poi prosciolto dalla Corte suprema per mancanza di prove. Nel 2019 è finito invece al centro delle polemiche a causa dell’annullamento controverso delle elezioni locali, portandolo allo scontro frontale con il premier socialista Edi Rama.

Lo scontro alle elezioni 

Proprio a causa di quest’ultima scelta politica, Meta aveva già subito un primo tentativo di impeachment, sempre dal Partito Socialista: era il 2019, ed i socialisti avevano approvato la creazione di una commissione per investigare la costituzionalità del decreto presidenziale che cancellava le elezioni locali. Tuttavia, il partito aveva deciso di ritirare l’accusa a causa della mancanza di prove sostanziali.

Dopo le elezioni politiche del 25 aprile scorso, vinte ancora dal premier Rama, il Partito Socialista ha agito nuovamente contro Meta. Il 7 maggio, il parlamento aveva votato per creare una Commissione d’inchiesta al fine di esaminare la possibilità di far dimettere Meta. La richiesta era stata esaminata dalla Commissione di Giustizia del parlamento nei giorni precedenti.

L’accusa mossa dai socialisti a Meta riguarda soprattutto la fase pre-elezioni, in cui il presidente ha tenuto veri e propri comizi contro il governo e si è scontrato verbalmente con diversi rappresentanti della comunità internazionale, in particolare con l’ambasciatore statunitense, accusata da Meta di sostenere Rama. I socialisti lo hanno dunque accusato di aver favorito apertamente i partiti di opposizione, così violando l’uguaglianza della competizione politica e l’imparzialità che la Costituzione richiede al presidente della Repubblica. La commissione ha concluso confermando la violazione di 16 articoli costituzionali da parte del presidente.

Le reazioni 

Dalla creazione della commissione parlamentare per indagare sulle sue azioni, il presidente Meta si è sempre definito innocente. A maggio, egli aveva anche inviato un documento di 28 pagine in cui dichiarava l’illegittimità della commissione investigativa. Ha osservato infatti, visto che il parlamento eletto ad aprile non è stato ancora convocato (succederà a settembre 2021), che l’assemblea parlamentare non può condurre attività investigative durante il periodo di transizione. Meta ha così deciso di non partecipare alle udienze parlamentari.

Rama, durante la seduta del 9 giugno, ha dichiarato che Meta ha umiliato la Repubblica, demolendo un’istituzione che è garante di unità nazionale. Egli ha inoltre osservato che il presidente ha rovinato l’immagine dell’Albania nei suoi rapporti con i rappresentanti della comunità internazionale, tra cui gli Stati Uniti. Il portavoce del presidente, Tedi Blushi, ha risposto che Meta non è preoccupato che le sue azioni vengano ritenute anticostituzionali, in quanto crede che esse non siano illegali, bensì preservino l’integrità e la sovranità territoriale albanese e aiutino nella lotta alla corruzione della classe politica.

Per poter finalizzare l’impeachment del presidente, oltre ai 2/3 del voto favorevole del parlamento serve anche l’approvazione della Corte Costituzionale. La data non è ancora stata confermata, ma essa dovrà pronunciarsi entro tre mesi dalla decisione del parlamento. In caso di verdetto positivo della Corte, Meta diventerebbe così il primo presidente albanese ad essere tolto dal suo incarico, in un contesto politico già fortemente instabile e polarizzato.

Foto: Flickr

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