CINEMA: Miglior regia a Belc per Metronom, Cannes premia la nostalgia del passato

Metronom del rumeno Alexandru Belc è un film che esprime in modo profondo la realtà della maturazione giovanile nell’Europa orientale durante l’era sovietica, e lo fa con una freschezza stilistica ed un’aderenza alla tradizione che ne fanno uno dei film est europei più interessanti del 75° Festival di Cannes. Lo conferma il riconoscimento della giuria della sezione Un Certain Regard, che gli ha assegnato il premio alla miglior regia.

Ambientato in una giornata autunnale del 1972, la pellicola segue Ana (Mara Bugarin, al suo ruolo di debutto), una giovane studentessa in procinto di superare l’esame di maturità, che partecipa ad una festa in casa nella speranza di riavvicinarsi al suo ragazzo, Sorin (Serban Lazarovici, noto per il suo debutto in Uppercase Print), che sembra allontanarsi. Durante la festa, i presenti ballano ascoltando Metronom, il programma radiofonico di Radio Europa Libera che trasmette le canzoni occidentali che dà il titolo al film. Così, la colonna sonora è composta esclusivamente da musica intradiegetica, proveniente dalla radio, ma include varie hit dell’epoca, tra cui The Doors, Jimi Hendrix e altri. Dire di più danneggerebbe l’impatto del film.

Un film originale nel solco di un filone consolidato

Si tratta di un film coming-of-age ambientato nel blocco orientale durante la Guerra Fredda, un sottogenere che in realtà è già consolidato nel panorama del cinema dell’Est Europa: si pensi all’ungherese Il tempo sospeso (Megáll az idő) di Peter Gothar, che descrive la generazione post ’56 in Ungheria, ma anche ad uno dei primi film rumeni della Nuova onda che si sono distinti internazionalmente, ovvero Cum mi-am petrecut sfârșitul lumii (la traduzione del titolo sarebbe “Come ho trascorso la fine del mondo”) di Catalin Mitulescu, che racconta la caduta di Ceausescu così com’è stata vissuta dai giovani e bambini di una città più piccola.

Metronom aderisce a questo sottogenere ma riesce a distinguersi operando una serie di scelte: non si lega a nessun evento rilevante dell’epoca e si incentra su un unico personaggio centrale alla vicenda, anziché un gruppo. Belc stesso ha sottolineato nella nostra intervista  che non era sua intenzione fare un ennesimo film sul comunismo. Ancora meno facile è includere Metronom in un discorso sulla Nuova onda rumena, in quanto l’utilizzo di Belc di piani sequenza elaborati e movimentati si discosta dalla freddezza analitica che viene espressa dalla maggior parte dei registi rumeni contemporanei. Nonostante questo, sembrano esserci delle piccole allusioni a Bacalaureat di Cristian Mungiu, anch’esso un film che ruota attorno all’esame di maturità di una ragazza, ma ambientato in epoca contemporanea.

Scelte tecniche da anni ’70

L’unità di tempo e la centralità della protagonista rendono Metronom un film quasi claustrofobico, effetto enfatizzato dalla scelta del 4:3 come proporzione e della pellicola 35mm come formato. L’intenzione di Belc era di girare Metronom così come sarebbe stato filmato all’epoca, una delle ragioni per cui ha scelto di scrivere la sceneggiatura nel corso delle riprese, ed il risultato è un lungometraggio che da un punto di vista tecnico sarebbe potuto essere fatto negli anni ’70, ma che sicuramente sarebbe stato censurato per la sovversività della tematica.

Gli attori dei ruoli di supporto

Colpisce la scelta dei ruoli di supporto: Vlad Ivanov torna nei panni di un agente della Securitate, ruolo molto simile a quello da lui ricoperto nel film slovacco Servants di Ivan Ostrochovsky ma che ricorda anche pressoché ogni ruolo del prolifico attore rumeno, ma che subisce una variazione molto particolare, un’ambiguità che si esprime tra il costante cambiamento di atteggiamento del personaggio, a tratti quasi gentile, in altri momenti quasi aggressivo.

Serban Lazarovici invece ha interpretato in Uppercase Print di Radu Jude lo studente Mugur Calin, sovversivo che ha espresso la sua ribellione a Ceausescu con dei graffiti, ruolo molto verbale in quanto si sofferma spesso sui testi delle dichiarazioni fatte alla Securitate, ma qui si trova in un ruolo quasi all’opposto sia per le scelte del personaggio, che per la quasi assenza di dialoghi e l’enfasi sul non-verbale nelle sue scene.

Una ventata d’aria fresca nel cinema rumeno

Metronom è sicuramente una ventata d’aria fresca nel cinema rumeno, ma curiosamente l’innovazione del lungometraggio si esprime in un ricorso estremo a tecniche audiovisive d’epoca con lo scopo di ottenere una maggiore autenticità, quindi si riscontra un ritorno al passato più che ad un evoluzione della tecnica cinematografica contemporanea, che però ha come risultato un’opera di spessore che non ha precedenti nella sfera del cinema rumeno. Certamente è un notevole debutto per Belc nel cinema di finzione, e si può solo sperare che abbia un seguito radiante nella sua carriera cinematografica.

 

Chi è Viktor Toth

Cinefilo focalizzato in particolare sul cinema dell'est, di cui scrive per East Journal, prima testata a cui collabora, aspirante regista. Recentemente laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Trieste, ha inoltre curato le riprese ed il montaggio per alcuni servizi dal confine ungherese-ucraino per il Telefriuli ed il TG Regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia.

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