CINEMA: The Silent Twins, il riuscito approdo anglofono della polacca Smoczynska

La sezione Un Certain Regard di Cannes è stata arricchita da Agnieszka Smoczynska, regista polacca che con The Silent Twins si è cimentata con successo nel suo primo film in inglese.

June e Jennifer Gibbons erano due gemelle, note per il loro caso molto peculiare: nel corso dell’infanzia si sono progressivamente chiuse alla comunicazione con l’esterno, fino a parlare solo tra loro. Durante la loro vita, in seguito ad atti di vandalismo sono state ricoverate, messe in manicomio, sedate, separate e riunite ripetutamente, e al contempo entrambe hanno intrapreso l’attività della scrittura, producendo racconti e poesie.

Un soggetto particolare per il primo biopic della Smoczynska, ma al contempo non una scelta inattesa. La regista polacca è principalmente nota per The Lure, un musical polacco che reinterpreta la storia de La Sirenetta in chiave horror, riprendendo alcuni degli aspetti più cupi della fiaba originale di Andersen, ed aggiungendo elementi erotici e di gore, con un uso di tecniche cinematografiche più vicine al videoclip musicale ed allo sperimentalismo contemporaneo. The Silent Twins racconta, per certi versi, di un simile duo al femminile che non viene accettato dalla società.

Così, The Silent Twins alterna sequenze realistiche, dalla focalizzazione esterna, con scene più elaborate e surreali che cercano di dipingere il variopinto mondo interiore delle Gibbons. Si riscontrano così nella colonna sonora canzoni che riprendono testi da loro scritti, e scene di animazione stopmotion che ripropongono alcuni loro racconti giovanili, e che ricordano in parte le opere di Jan Svankmajer per la commistione di elementi infantili e del macabro.

La scelta di includere i testi delle protagoniste rende The Silent Twins un film biografico atipico, che predilige la riproduzione del carattere dei due soggetti alla ricostruzione degli eventi. Prova ne è l’omissione di alcuni aspetti dell’infanzia delle due ragazze, come per esempio la fase precedente al loro silenzio, in cui il loro linguaggio pare che sia progressivamente degenerato, o la quasi assenza della sorella maggiore.

Spesso, per registi non di madrelingua inglese, optare per una produzione britannica o statunitense è una scelta allettante, perché permette di farsi conoscere dal pubblico internazionale più facilmente. Ma allo stesso tempo può rivelarsi un passo falso, a causa della difficoltà di riadattare il proprio stile alla lingua e alla cultura d’arrivo. Il caso della Smoczynska si rivela un’eccezione: il suo stile molto movimentato, particolare ma in qualche modo derivato a monte dal cinema occidentale, si presta bene alla sfera anglofona, e le permette di dirigere un film con una propria energia che non viene avvilita dallo spostamento geografico.

Da segnalare la performance di Letitia Wright, ma soprattutto di Tamara Lawrance, che pur essendo meno nota (Letitia Wright è ben conosciuta per il suo ruolo nel film Black Panther della serie cinematografica Marvel) si distingue maggiormente. The Silent Twins rende giustizia al suo soggetto in modo dettagliato ed è un film che racchiude in sé tutta la portata ed emotività del cinema della Smocynska, e che può permettere ad un pubblico più vasto di conoscere questa regista emergente molto particolare.

Chi è Viktor Toth

Cinefilo focalizzato in particolare sul cinema dell'est, di cui scrive per East Journal, prima testata a cui collabora, aspirante regista. Recentemente laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Trieste, ha inoltre curato le riprese ed il montaggio per alcuni servizi dal confine ungherese-ucraino per il Telefriuli ed il TG Regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia.

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