Turchia, Azerbaigian, Pakistan: così diversi, così vicini

Il recente conflitto nel Caucaso meridionale tra Armenia e Azerbaigian ha portato a galla il consolidamento delle relazioni diplomatiche e militari tra Baku e due paesi con cui già da tempo intratteneva buoni rapporti: Turchia e Pakistan. Perché proprio loro? Quali tratti comuni li hanno spinti a rinforzare la loro alleanza in un momento così delicato?

L’islam

Guardando alle bandiere dei tre stati e vedendo spiccarvi una mezzaluna, simbolo islamico per eccellenza, la prima cosa che viene in mente è la religione. L’islam è il credo più professato in tutti e tre, su questo non c’è dubbio. Tuttavia, se si esamina il ruolo che esso riveste nel loro apparato politico-istituzionale, ci si accorgerà come la fede non basti per rispondere ai nostri interrogativi.

L’Azerbaigian, secondo l’articolo 7(1) della sua Costituzione, è uno stato laico, con una popolazione in prevalenza composta da musulmani del ramo sciita. Il governo di Baku controlla con particolare attenzione le comunità religiose islamiche, preoccupato dalla loro eventuale radicalizzazione.

La laicità dello stato è sancita anche dall’articolo 2 della Costituzione della Turchia, sebbene essa sia stata più volte messa a repentaglio dalle politiche del presidente Recep Tayyip Erdoğan e da alcune dichiarazioni dei membri del suo partito (AKP). Tra queste, quelle di Ismail Kahraman, personalità di spicco dell’AKP, che nel 2016 dichiarò: “siamo un paese musulmano. Prima di tutto, la laicità non deve figurare nella nuova Costituzione”.

Nel contesto religioso turco, dove predominano tutto sommato toni moderati rispetto a molti altri paesi islamici, il ramo più diffuso è quello sunnita, non quello sciita come in Azerbaigian. Ciò fa sì che le relazioni tra Baku e Ankara, storicamente cordiali, si siano basate soprattutto sul fattore etnico, in particolar modo sul principio “Bir millet, iki devlet” (una nazione, due stati), enunciato per la prima volta dall’ex presidente azero Heydar Aliyev.

Il Pakistan, invece, è uno stato confessionale: l’articolo 2 della sua Costituzione riconosce l’islam come religione di stato. Come in Turchia, la maggioranza della popolazione è sunnita.

Il nemico del mio nemico è mio amico

Ciò che ancora più della fede islamica accomuna Azerbaigian, Turchia e Pakistan è il comune interesse per la risoluzione di alcune dispute territoriali fondamentali sia per la loro sicurezza interna che per la loro politica estera. Nel caso di Baku, la posta in gioco è la regione del Nagorno-Karabakh, contesa con l’Armenia dalla fine degli anni ’80. In quello di Ankara è la sopravvivenza della Repubblica di Cipro Nord, uno stato fantoccio sostenuto e riconosciuto soltanto dalla Turchia, dichiaratosi indipendente nel 1983. Per Islamabad, il problema è lo stato indiano del Jammu e Kashmir, causa di una disputa con Nuova Delhi che persiste dal lontano 1947, quando l’Unione Indiana e il Pakistan sorsero dalle ceneri del colonialismo inglese.

Nei forum internazionali, nelle dichiarazioni dei governi e nelle conferenze regionali, i tre paesi si sono dunque sempre sostenuti a vicenda su tali questioni scagliandosi contro i rispettivi nemici: Armenia, Grecia, Cipro, India. Ne furono esempio le dichiarazioni di Erdoğan all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre del 2020: “il sostegno incrollabile della Turchia rimane fonte di forza per i Kashmir nella loro legittima lotta per l’autodeterminazione. Alla parata organizzata a Baku tre mesi più tardi per celebrare la vittoria militare azera contro l’Armenia, il presidente turco non fu da meno: “Il fatto che l’Azerbaigian salvi le sue terre dall’occupazione non significa che la lotta sia finita”. Altro esempio lampante è l’atteggiamento del Pakistan nelle dinamiche politiche del Caucaso Meridionale. Sin dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, Islamabad è l’unico membro dell’ONU a non riconoscere l’Armenia, proprio in virtù del sostegno all’Azerbaigian nel conflitto del Nagorno-Karabakh. Dal canto suo, il presidente azero Ilham Aliyev ha più volte ringraziato il Pakistan per la sua solidarietà nel contenzioso con Erevan e ha ricambiato sostenendolo nella questione del Kashmir.

Analoghe dinamiche si riscontrano in merito alla Repubblica di Cipro Nord. Il Pakistan l’aveva riconosciuta all’indomani della nascita, salvo tornare sui suoi passi in seguito alla pressione degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite, che l’avevano giudicata illegale. La Repubblica Autonoma del Nachicevan, l’exclave azera che confina con Turchia, Armenia e Iran, l’ha a sua volta riconosciuta sul finire degli anni ’90: un gesto che ha valenza meramente simbolica,  siccome l’Assemblea Suprema della Repubblica Autonoma non ha competenze vincolanti in materia di politica estera, ma indice dell’indirizzo e dei vincoli della politica estera di Baku. Qualora ne riconoscesse la sovranità, infatti, l’Azerbagian scatenerebbe la reazione di Cipro, membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, che riconoscerebbe l’indipendenza del Nagorno-Karabakh assestando una batosta politica ad Aliyev, impegnato a costruirsi l’immagine di difensore del diritto internazionale per legittimare la sua avanzata militare.

La formalizzazione dell’alleanza

Benché i tre paesi siano da tempo legati da stretti legami, solo dal 2017 ha preso forma la triade Turchia, Azerbaigian e Pakistan, quando i ministri degli Esteri azero, Elmar Mammadyarov, turco, Mevlüt Çavuşoğlu, e pakistano, Muhammad Asif, si riunirono a Baku.  In quel vertice decisero di intensificare la cooperazione sul terreno militare e della sicurezza.

Avendo in comune dei contenziosi territoriali, l’ordine del giorno si concentrò sul rafforzamento degli eserciti, l’acquisto di materiale bellico, la realizzazione di esercitazioni militari congiunte. Ciò non impedì ai ministri di impegnarsi a estendere la cooperazione a numerosi altri settori.

Il 3 gennaio scorso, il primo frutto di tanti sforzi è maturato: con la “dichiarazione di Islamabad”, i ministri degli Esteri dei tre paesi hanno deciso di potenziare il partenariato economico e di promuovere investimenti tesi a migliorare i collegamenti ferroviari, stradali ed aerei tra loro.

E non è tutto. Turchia, Pakistan e Azerbaigian hanno anche concordato una strategia congiunta per arginare la crescente ondata di islamofobia nel mondo e frenare il terrorismo, incluse le forme sponsorizzate dallo stato. È probabile che essi abbiano in tal modo voluto lanciare una stoccata a due avversari in particolare: l’Armenia, che il presidente azero ha più volte definito stato “fascista” e “terrorista” durante il conflitto in Nagorno-Karabakh; e l’India, accusata dal Pakistan e dai suoi alleati di gravi violazioni dei diritti umani nel Jammu e Kashmir, oltre che di promuovere il sentimento anti-musulmano ai suoi confini.

La dichiarazione di Islamabad corona l’intesa tra i tre paesi. La cooperazione trilaterale, al di là dei toni spesso sguaiati e aggressivi, ha grandi potenzialità, sia in termini di progetti infrastrutturali, sia per il supporto politico che garantisce alle cause territoriali dei firmatari.

Immagine: Wikimedia Commons

Chi è Leonardo Zanatta

Nato e cresciuto a Bologna, ha vissuto per diverso tempo in Azerbaigian e Russia. Laureatosi in Scienze internazionali e diplomatiche, frequenta il secondo anno di magistrale MIREES (Interdisciplinary studies on Eastern Europe). I suoi ambiti di ricerca coprono prevalentemente sicurezza energetica, conflitti regionali e cooperazione economica nel Caucaso e in Asia Centrale. Scrive per East Journal da inizio 2020 e ha collaborato con il Caspian Center for Energy and Environment di Baku, il Caucasus Asia Center, l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI) e Geopolitica.info.

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