AZERBAIGIAN: Accoltellato in Francia il dissidente Mahammad Mirzali

Lo scorso 14 marzo, alle ore 15, il video blogger azero Mahammad Mirzali è stato oggetto di un attacco ad arma bianca da parte di sei individui nella città francese di Nantes. Si tratta dell’ultima di una lunga serie di minacce e intimidazioni che l’oppositore azero riceve fin da prima del suo esilio in Francia nel 2016.

I fatti

Il 14 marzo, Mahammad Mirzali, blogger di origine azera che gestisce il canale YouTube Made in Azerbaijan, è stato avvicinato da sei individui che l’hanno aggredito con pugni e fendenti di coltelli. Secondo quanto riferito all’ amico Afgan Mukhtarli, giornalista azero anch’egli esiliato in Germania, Mirzali avrebbe ricevuto tra le 16 e le 17 ferite da taglio a braccia, mani, gambe, stomaco, collo e viso, oltre ad aver tentato ti tagliargli la lingua. Secondo la stessa fonte, Mirzali avrebbe chiamato la polizia subito aver visto gli assalitori avvicinarsi, che però sono riusciti a scappare prima dell’arrivo delle forze dell’ordine francesi. Dopo un operazione di oltre 6 ore durata fino alle 3 del mattino, il blogger è stato ricoverato in terapia intesiva in serie condizioni.

Le autorità francesi hanno da subito aperto un’investigazione sull’accaduto, seppur i colpevoli restano ancora ignoti. Ma non è la prima volta che qualcuno attenta alla vita del giovane blogger azero. Già lo scorso 6 ottobre, Mirzali era stato bersaglio di quattro colpi da arma da fuoco verso la sua vettura, di cui solo uno lo ha colpito al braccio. Anche per quella vicenda, le indagini delle autorità francesi restano ad un punto morto.

Storia di un dissidente azero

Mahammad Mirzali, 27 anni, ha abbandonato l’Azerbaigian dal 2016, stabilendosi in esilo politico in Francia. In patria, Mirzali era perseguitato dal regime per il suo attivismo politico nel partito di opposizione del Fronte Popolare dell’Azerbaigian, gruppo politico col quale però non ha più affiliazioni.

Stabilitosi a Nantes, il dissidente dà il via al suo canale YouTube, Made in Azerbaijan, che oggi conta circa 265 mila iscritti, in cui testimonia le persecuzioni del Presidente azero Ilham Aliyev nei confronti di blogger, giornalisti e attivisti a lui critici, oltre che a tematiche di corruzioni legate alla stessa famiglia Aliyev. L’attività di opposizione svolta in esilo, però, inizia ad avere ripercussioni sulla famiglia di Mirzali a partire dal 2018, quando suo padre e suo cognato vengono arrestati dalle autorità azere nel dipartimento di polizia della regione di Goychay, in Azerbaigian, in un tentativo di intimidazione volto a far smettere l’attività di opposizione online di Mahammad. In seguito, i genitori di Mirzali sono stati costretti ad abbadonare il paese, richiedendo asilo in Francia.

Un’altra intimidazione è arrivata all’inizio di quest’anno, quando un anonimo ha ricattato Mirzali, minacciando di pubblicare foto intime di sua sorella e suo cognato se avesse continuato con le sue attività. Al rifiuto dell’oppositore, le immagini sono state rese pubbliche su canali Telegram e Whatsapp. Una pratica che è tristemente nota anche nei confronti di altri oppositori del presiente Aliyev.

Un’opposizione silente 

Quello di Mirzali è solo l’ultimo dei tanti casi di attentati e minacce diretti a persone ostili al governo di Aliyev. Già in passato si è parlato delle storie di altri oppositori al regime, tra cui il blogger Mehman Huseynov, il già menzionato Afgan Mukhartli, la nota giornalista Khadija Ismailova o più recentemente la vicenda dell’oppositore politico Tofiq Yagublu, membro del partito Musavat. Ancora convalescente, il blogger azero ha incolpato sul suo account Twitter il presidente Aliyev degli attacchi e delle intimidazioni inferte a lui e alla sua famiglia nel corso degli ultimi anni. Nonostante i violenti mezzi di repressione, un’opposizione variegata al governo di Baku sopravvive e combatte dentro e fuori il paese, spesso nell’indifferenza generale della società europea.

Nel frattempo, il 21 marzo Mahammad Mirzali riceve un nuovo messaggio intimidatorio facendo intendere come l’evento della scorsa settimana sia un ultimatum per il blogger.

“Questo è l’ultimo avvertimento. Possiamo ucciderti senza alcun problema. Hai visto che non abbiamo paura di nessuno. Se continuerai ad insultare le nostre sorelle, ti uccideremo con un proiettile alla testa sparato da un cecchino. – Andres Gragmel.”

Foto: Facebook

Chi è Marco Alvi

Laureatosi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali al L'Orientale di Napoli, continua i suoi studi magistrali al corso di Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) dell'Università di Bologna. Si interessa da lungo tempo di Caucaso e conflitti etnici, a cui si aggiungono diverse esperienze pratiche nella regione caucasica. Dopo aver vissuto in Russia e in Azerbaigian, inizia a scrivere per East Journal occupandosi di sicurezza energetica, conflict resolution e cooperazione tra Caucaso, Mar Nero e Mediterraneo orientale.

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