STORIA: Interhelpo, la cooperativa esperantista cecoslovacca nel Kirghizistan sovietico

Gli anni Venti sono noti nel contesto russo e sovietico come un periodo di profondi mutamenti, entusiasmo, sperimentazione, aspirazioni, di cui il 1917 si era reso miccia incandescente; questi sogni e animi, tuttavia, com’è noto, ben presto si vedranno soffocati tra le pieghe della storia politica disegnate da quella nuova entità statale socialista che era sorta dalle ceneri dell’impero russo. Tra gli ideali realizzati per un breve periodo e poi cancellati e dimenticati, vi è la fondazione del quartiere di Intergel’po (o Interhelpo) a Biškek, in Kirghizistan.

Istituito su idea del comunista cecoslovacco Rudolf Mareček e ispirato agli ideali collettivisti esperantisti (il toponimo “Interhelpo” è un acronimo in lingua ido, una versione semplificata dell’esperanto — international laboristal helpo), rispondeva a modo suo alla chiamata di Lenin di costruire il socialismo. Vi presero parte — a proprie spese (5000 corone)— in primo luogo cittadini cecoslovacchi, tra cui la famiglia di quello che sarà poi eletto segretario del partito comunista cecoslovacco Aleksander Dubček, che visse dunque parte dell’infanzia proprio in Kirghizistan (rientrò in patria con la famiglia nel 1938).

Il 29 marzo 1925 il primo treno lasciò la Cecoslovacchia (stazione di Žilina) per Biškek (allora Pišpek, poi rinominata Frunze). Nel corso dell’estate la costruzione del quartiere operaio procedette a pieno regime nonostante le difficoltà quotidiane, in primo luogo costituite dalle scadenti condizioni abitative delle baracche (per lo più risalenti alla guerra russo-giapponese del 1904-05 e usate allora per i prigionieri di guerra). Nel corso del rigido inverno, una trentina di persone (soprattutto bambini) morirono di tifo, dissenteria e altre malattie. Tuttavia, quello stesso anno Intergel’po ricevette il titolo ufficiale di “miglior cooperativa dell’Unione Sovietica”. 

Nel 1930 il 45% dei prodotti industriali kirghizi derivava ormai dalle attività di Interhelpo, nelle cui fabbriche erano impiegate oltre 500 persone. In cinque anni i coloni cecoslovacchi — cui si erano uniti dapprima ungheresi, quindi russi, ucraini, kazaki e popolazione locale — avevano costruito una centrale elettrica, una fabbrica tessile, una fonderia, un mobilificio, un ospedale, alcune falegnamerie, una scuola.

Le purghe staliniane del 1937-38 si abbatterono tuttavia anche su Intergel’po, i cui membri, sulla base della loro origine europea, vennero accusati di spionaggio a favore di potenze straniere.

Nel 1943, durante la guerra, il quartiere industriale di Intergel’po venne definitivamente liquidato.

Il progetto virtuale interattivo “Relicts of Another Future” realizzato nel 2018 dai ricercatori Lilit Dabagian (University of Central Asia) e David Leupold (University of Michigan) permette di ripercorrere la storia, la geografia e la memoria dell’utopico quartiere di Intergel’po.

Immagine: Google Maps (Biškek)

Chi è Martina Napolitano

Dottoressa di ricerca in Slavistica presso l'Università di Udine, è direttrice editoriale di East Journal e scrive principalmente di Russia. È caporedattrice della sezione Europa Orientale.

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