Pillole di filosofia russa/9: Gli occidentalisti

Dopo aver discusso negli ultimi articoli il movimento slavofilista e il suo impatto sulla politica contemporanea russa, in questo articolo parleremo dello zapadničestvo, ovvero, dell’Occidentalismo. Andremo a parlare delle origini del movimento e i suoi punti di critica verso lo Slavofilismo. Negli articoli che seguiranno approfondiremo poi il pensiero, in particolare, degli esponenti più influenti della corrente, quali Stankevič, Belinskij, Bakunin e Herzen.

Il dibattito tra slavofili e occidentalisti

Il pensatore che ha dato inconsapevolmente il via alla riflessione occidentalista è Pëtr Čaadaev (1794-1856), il quale, come abbiamo visto nel quinto episodio di questa rubrica, nelle Lettere Filosofiche avanzava una critica feroce verso lo stato di arretratezza della Russia del tempo. Questo portò Aleksandr Herzen (1812-1870) a definire Čaadaev “uno sparo nel buio” che diede inizio al pensiero politico russo.

Il dibattito tra slavofili e occidentalisti ebbe inizio a metà dell’ottocento: si concentrò nel determinare il destino della Russia e la sua identità e culminò in un intenso dibattito sul tema del capitalismo che prese piede nel 1890. Gli slavofili sostenevano l’importanza di seguire un percorso unico e prendere le distanze dai modelli europei; gli occidentalisti, invece, pur riconoscendo le peculiarità della storia russa, ritenevano che lo sviluppo dell’identità russa dovesse formarsi insieme a quella europea. Non stupisce quindi che gli slavofili si opposero all’entrata del capitalismo in Russia vedendolo come uno sviluppo alieno alla cultura russa.

Gli occidentalisti supportarono un avvicinamento all’occidente in quanto avrebbe garantito uno sviluppo economico e sociale. Al contrario, per gli slavofili seguire modelli di sviluppo europei avrebbe significato mettere a repentaglio l’unità sociale e portato a un pericoloso processo di divisione sociale. La diversificazione del lavoro che prevede il modello capitalista è vista come una minaccia soprattutto per l’unità dei membri che compongono la società.

Il pensiero occidentalista

Il movimento occidentalista non può considerarsi una corrente di pensiero coesa; i suoi sostenitori non si identificarono mai in una sola ideologia. Pertanto, la coerenza del movimento non era data da visioni politiche e filosofiche specifiche, ma piuttosto da un approccio aperto verso l’occidente. Se gli slavofili si possono dire, con una certa dose di generalizzazione, sostenitori di tutte le cose “tradizionalmente russe”, gli occidentali non furono semplicemente appassionati di tutto ciò che è occidentale. Aleksandr Herzen, in particolare, non risparmiava critiche alla borghesia europea e in opere come Dall’altra sponda riecheggiava alcuni concetti del pensiero slavofilo.

Un’altra caratteristica dell’occidentalismo è la critica degli aspetti oppressivi della realtà russa, quali l’autocrazia, la servitù e la chiesa ortodossa come istituzione di potere che sosteneva entrambi, il che li poneva in radicale opposizione al conservatorismo degli slavofili (i quali nella chiesa vedevano in primo luogo una comunità spirituale).  A corollario di ciò, vi era poi un’enfasi sulle questioni della libertà (di cui la Russia era percepita carente). Come Isaiah Berlin ha fatto notare, gli occidentalisti erano un gruppo di pensatori le cui menti erano state “liberate” dai grandi scrittori metafisici tedeschi, i quali li portarono a rigettare sia i dogmi della chiesa ortodossa che le formule aride dei razionalisti settecenteschi.

L’eterogeneità del pensiero occidentalista fu manifesta fin dai suoi albori. Questi intellettuali si erano inizialmente formati entro due circoli filosofici nel 1830, che si riunirono solo nel 1840. Il primo era conosciuto come il circolo di Stankevič, dal nome del suo leader Nikolaj Stankevič (1813-1840), una figura molto carismatica e molto amata che, ancora studente all’Università di Mosca, attirò numerosi seguaci, ai quali introdusse la filosofia tedesca. L’altro circolo che esplorava idee simili ruotava invece intorno ad Aleksander Herzen (1812-70) e a Nikolaj Ogarëv (1813-1877).

La posizione del circolo di Stankevič era molto meno politica rispetto a quella del circolo di Herzen. Stankevič infatti, influenzato dal pensiero di Kant e Schelling, sosteneva che al posto delle riforme sociali, le quali riguardavano solo il tessuto superficiale della vita, gli uomini avrebbero dovuto cercare di riformarsi internamente.

Il circolo di Herzen invece criticava i difetti della realtà attuale e abbracciava una prospettica ampiamente politica che mirava all’uguaglianza e al rifiuto dell’autocrazia e della chiesa ortodossa, considerate istituzioni oppressive. Come vedremo nei prossimi articoli, questo gruppo esprimeva un interesse nell’immaginare un futuro e uno sviluppo degli standard morale che avrebbe permesso di liberarsi dalla corruzione della vita russa.

Immagine: zen.yandex.ru

Chi è Arianna Marchetti

Assistente di ricerca e studentessa di filosofia presso l'università cattolica di Lovanio, si occupa principalmente di filosofia politica, teoria critica e filosofia russa.

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