UCRAINA: Il memoriale di Babyn Yar fa discutere

È stato presentato solo recentemente il piano di costruzione del memoriale dedicato alle vittime del massacro di Babyn Yar (Babij Yar in russo), ma si trova già ad esser bersaglio della critica nazionale ed internazionale, che sottolinea come il progetto non coinvolga praticamente alcun organo governativo ucraino. Il memoriale è infatti soprattutto espressione della volontà di una cerchia di filantropi, molti dei quali si sono arricchiti facendo affari in Russia, mentre non vi è nemmeno un rappresentante del governo nel consiglio di supervisione del progetto, il cui ruolo più di facciata che sostanziale è oggetto di accese discussioni nel paese.

Che cos’è Babyn Yar e perché si ricorda 

Babyn Yar è un sito storico che si trova in un quartiere a nord-ovest di Kiev. Durante l’occupazione tedesca, squadroni delle SS naziste sterminarono un’intera comunità di ebrei ucraini insieme a prigionieri di guerra e rappresentanti di altri gruppi etnici. Fonti ufficiali riportano l’esecuzione sistematica di più di 33 mila persone tra il 29 e 30 settembre 1941, i cui corpi vennero prima privati dei beni personali e poi ricoperti con la terra ai lati dell’enorme burrone appositamente scavato.

Per approfondimenti storici, si rimanda al fascicolo di riferimento pubblicato da un gruppo di ricercatori del memoriale Babyn Yar e al recente volume della professoressa Antonella Salomoni, Le ceneri di Babij Jar. L’eccidio degli ebrei di Kiev (edito da Il Mulino nel 2019). Per un incredibile resoconto narrativo testimonianza della tragedia si consiglia invece la lettura del romanzo-documento Babij Jar di Anatolij Kuznecov (edito in Italia da Adelphi).

Se all’inizio la Pravda sovietica condannò le atrocità naziste verificatesi in Europa orientale, poi dovette allinearsi con il crescente antisemitismo di stato che perdurò fino alla morte di Stalin. Nei primi anni Sessanta il poeta  Evgenij Evtušenko tentò di richiamare l’attenzione intorno all’ormai sepolta vicenda, ma Nikita Chruščëv silenziò l’accaduto, di fatto continuando nella direzione del suo predecessore. Piccoli passi in avanti si verificarono solamente con l’avvento della politica di perestroika di Michail Gorbačëv, il quale permise la creazione di un primo centro educativo incentrato sul “capitolo Babyn Yar”, anche se l’attenzione non venne mai posta sulla composizione etnica delle vittime.

Il processo di memorializzazione 

Dal crollo dell’URSS in poi, il processo di nazionalizzazione in Ucraina è coinciso con la formazione di una memoria storica condivisa. Nella fattispecie, gli avvenimenti di Babyn Yar nell’Ucraina contemporanea hanno seguito la corrente europea di memorializzazione dell’Olocausto, il cui risultato ha portato alla creazione di musei all’avanguardia, primo tra tutti il Museo Polin a Varsavia.

A seguito della fondazione del memoriale di Babyn Yar nel 2016, alcuni tra i principali investitori hanno messo in discussione le capacità innovative ed emozionali della direzione artistica iniziale, esigendo la realizzazione di un progetto originale che non fosse mai stato realizzato prima d’ora. 

La linea sottile che separa memoria storica e innovazione

Le maggiori criticità si sono verificate dal momento in cui il regista russo Ilya Khrzhanovsky ha preso le redini della direzione artistica del museo alla fine del 2019. Egli è noto per il controverso progetto cinematografico DAU, frutto di oltre 700 ore di riprese e un budget quasi illimitato in cui il regista ha voluto ricreare una fedele rappresentazione della città di Charkiv in epoca sovietica e presto tramutatosi in una sorta di esperimento sociale ai limiti della follia che gli è valso un premio internazionale, ma anche una condanna per maltrattamento di minori con disabilità.

A qualche mese di distanza dalla sua nomina come direttore artistico del progetto (e il conseguente licenziamento di molte figure più competenti in materia), l’intelligencija si è scagliata contro Khrzhanovsky avendo ottenuto la conferma di ciò che temeva di più, ovvero una spettacolarizzazione dell’Olocausto. Esposizione con ologrammi iperreali, esperienze virtuali in cui si può scegliere se impersonare un criminale di guerra tedesco o un ebreo sono solo alcune delle idee proposte da Khrzhanovsky al fine di trasformare il museo in un’esperienza “dall’alta carica emotiva”.

Il nuovo progetto: museo o Disneyland? 

Consapevoli della prossima scomparsa degli ultimi testimoni dell’Olocausto, la direzione del memoriale di Babyn Yar ha come obiettivo il coinvolgimento attivo delle prossime generazioni rispetto all’evento storico del secolo scorso di cui si ha più documentazione. Purtroppo, però, il rischio che il complesso memoriale si trasformi in un parco tematico è alto. È proprio a causa di questa problematica che si stanno verificando ritardi nella finalizzazione del progetto, il cui completamento era previsto per il 2021.

Foto: www.babynyar.org

Le aspettative nei confronti di questo progetto sono alte poiché si tratta di un capitolo di storia taciuto per molto tempo. Allo stesso tempo però, gli studiosi vogliono scongiurare ogni eventualità che si possa assistere a una mercificazione della memoria di Babyn Yar. Per il momento, pare che le divergenze sul progetto siano destinate a continuare.

Foto: Claudia Bettiol/East Journal

Chi è Martina Urbinati

Mi occupo di processi di democratizzazione e rafforzamento dello stato di diritto in Russia e Ucraina. Inoltre, tra i miei interessi di ricerca figurano sfide geopolitiche e interpretazioni conflittuali della memoria storica nell'area post-sovietica (paesi baltici, Bielorussia, Russia e Ucraina). Laureata presso l'università di Bologna in scienze politiche e sociali.

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