Pillole di filosofia russa/6: Lo slavofilismo e il ritorno alla terra russa

Nell’articolo precedente di questa rubrica abbiamo parlato delle domande filosofiche che iniziano a predominare nel panorama intellettuale russo nella seconda metà del diciannovesimo secolo; in particolare tra queste spiccano le questioni relative al ruolo e all’identità della Russia. Tratteremo ora più nel dettaglio il cosiddetto Slavofilismo, una corrente intellettuale che ha articolato delle risposte in contraddizione con i valori dell’illuminismo e fondate su un ritorno alle antiche tradizioni culturali slave.

Pietro il Grande, attraverso le sue riforme e svariate opere di modernizzazione, aveva sancito l’imporsi di una vera e propria rivoluzione culturale che portò a rimpiazzare gran parte delle antiche tradizioni russe con gli ideali dell’Illuminismo. Scienza, razionalità, progresso s’imposero come valori, contribuendo a un processo di secolarizzazione e all’attuazione di scelte politiche ispirate a un modello europeo-occidentale.

Proprio in questo clima di cambiamento, alcuni intellettuali iniziarono a interrogarsi, domandosi se i valori illuministi non fossero in nuce estranei alla cultura russa e se, in un certo senso, ne impedissero lo sviluppo. Le influenze dell’Occidente, in particolare la scienza, l’ateismo e il materialismo venivano viste come dannose, mentre la salvezza della Russia dipendeva dal rifiutare queste nozioni straniere in favore di un ritorno alla fede ortodossa e alle antiche tradizioni.

Le origini dello slavofilismo

Il movimento intellettuale degli slavofili ebbe origine a Mosca negli anni Trenta dell’ottocento, quando attingendo alle opere dei padri della chiesa greca Aleksej Stepanovič Chomjakov e i suoi colleghi delinearono una dottrina tradizionalista, secondo cui la Russia avrebbe dovuto evitare di imitare le istituzioni “occidentali” e ritrovare ispirazione dalle sue origini culturali.

I temi centrali di discussione dello slavofilismo si trovano nel saggio-manifesto “Sul Vecchio e sul Nuovo” (O starom i novom), scritto da Chomjakov tra il 1838 e il 1839. In questo testo l’autore si chiede se la nuova Russia sia migliore di quella antica e se le influenze occidentali l’abbiano influenzata positivamente. Chomjakov avanza l’idea che, invece di perseguire lungo la strada del razionalismo e dell’individualismo, la Russia dovrebbe sviluppare le proprie istituzioni politiche ispirandosi all’ortodossia, l’unico credo cha abbia armoniosamente combinato l’idea di libertà e unità.

Il “ritorno alla terra” e il nazionalismo

Lo slavofilismo si è sviluppato in direzioni anche molto diverse da quelle originali, ma pur sempre mantenendo una posizione anti-razionalista e tradizionalista. Uno dei movimenti più conosciuti ispirato dallo slavofilismo è il počvenničestvo (che può essere tradotto approssimativamente come “ritorno alla terra”), fondato da Nikolaj Strachov, Nikolaj Danilevskij e Konstantin Leont’ev.

Il počvenničestvo condivideva con lo slavofilismo l’idea dell’abolizione della schiavitù, il desiderio di tornare alle tradizioni passate e l’opposizione all’europeizzazione della Russia. Tuttavia, al contrario dello slavofilismo, il movimento fu influenzato dalle idee del filosofo tedesco Johann Gottfried Herder (1744-1803), il cui lavoro si è concentrato sull’enfatizzazione delle differenze tra le persone e le culture regionali.

Herder considerava particolarmente importanti i concetti di nazionalità e di patriottismo sostenendo che da culture differenti deriva una diversa concezione del mondo, che deve essere salvaguardata per garantire la sopravvivenza di questi popoli. Nel 1769, dopo un viaggio in Ucraina, Herder scrisse nel suo diario che le nazioni slave sarebbero diventate il vero potere in Europa, proprio perché erano rimaste fedeli alla propria religione e idealismo.

È importante sottolineare che Herder è sempre stato contrario a un’idea di superiorità di un certa cultura rispetto a un’altra, dato che “ogni nazione racchiude in sé il proprio centro di felicità”. Herder enfatizza dunque l’importanza dell’autodeterminazione e rifiuta in toto l’idea di conquista di un altro popolo o l’assimilazione. Purtroppo le idee pacifiste di Herder furono spesso ignorate anche dagli stessi sostenitori del počvenničestvo, che finirono per supportare posizioni intolleranti contro i protestanti, i cattolici e gli ebrei.

La corrente di pensiero slavofila ha nel tempo finito per ispirare movimenti nazionalisti e ancora oggi, sotto forma di “neoslavofilismo”, continua a influenzare parte della politica, e in particolare della geopolitica, russa. Un esempio storico di questi movimenti è costituito dalle dottrine eurasiatiche, cui saranno dedicati i prossimi articoli della rubrica.

Immagine: “Veče vo Pskove” di Viktor Vasnecov (1848-1923), Casa-museo Vasnecov

Chi è Arianna Marchetti

Assistente di ricerca e studentessa di filosofia presso l'università cattolica di Lovanio, si occupa principalmente di filosofia politica, teoria critica e filosofia russa.

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