RUSSIA: Navalny arrestato al rientro da Berlino

Domenica 17 febbraio Aleksej Navalny, attivista anti-Cremlino e politico dell’opposizione russa, è stato arrestato all’aeroporto Sheremet’evo di Mosca. Navalny stava rientrando in Russia dopo averla lasciata lo scorso agosto in fin di vita a seguito di un tentativo di avvelenamento. In Germania era stato sottoposto a cure mediche avanzate che gli hanno permesso di sopravvivere e, successivamente, di rientrare nel suo paese per sua esplicita volontà.

L’avvelenamento

Il 20 agosto 2020, durante un volo da Tomsk a Mosca, Navalny ha accusato un malore e l’aereo sul quale viaggiava è atterrato a Omsk per permettere un suo ricovero urgente, poiché le sue condizioni si erano deteriorate rapidamente. Durante il suo ricovero presso l’ospedale di Omsk, i medici avevano comunicato che Navalny era in coma, in condizioni stabili ma gravi e, dopo aver inizialmente riconosciuto che era stato probabilmente avvelenato, il vice capo medico dell’ospedale ha detto ai giornalisti che l’avvelenamento era da considerarsi “uno scenario tra i tanti” presi in considerazione.

Il giorno successivo a queste dichiarazioni, l’organizzazione tedesca Cinema for Peace Foundation aveva organizzato un trasporto aereo per portare Navalny a Berlino, dove l’ospedale Charité era pronto a curarlo. In un primo momento, i medici che lo stavano curando a Omsk avevano dichiarato che era troppo malato per essere trasportato, ma in seguito anche le autorità locali avevano permesso che Navalny lasciasse la Russia.

Nelle settimane successive al suo ricovero, Navalny ha ripreso conoscenza e ha incominciato un percorso di fisioterapia, rilasciando aggiornamenti sul proprio stato di salute tramite il suo profilo Instagram. Da subito ha manifestato la sua intenzione di rientrare in Russia, nonostante quello che gli era successo e nonostante la consapevolezza di poter essere arrestato. Lo scorso 14 dicembre, inoltre, un’inchesta di Bellingcat e The Insider, in collaborazione con Der Spiegel e CNN ha rivelato che i servizi di sicurezza (FSB, ex KGB) erano responsabili del suo avvelenamento, confermando che fosse stato utilizzato un agente nervino, il Novichok.

La causa dell’arresto

Come si diceva poco sopra, Navalny era convinto di voler ritornare in Russia, nonostante la consapevolezza di poter essere arrestato al suo rientro. A suo carico, infatti, pende una condanna a 3 anni e mezzo di reclusione per appropriazione indebita e riciclaggio di denaro (caso Yves Rocher), che era stata convertita in libertà vigilata. Navalny aveva respinto la condanna perché “motivata politicamente” e la stessa Corte Europea per i Diritti Umani aveva stabilito che la sua condanna era illegale.

Alla fine di dicembre, il servizio penitenziario federale russo (FSIN) ha notificato a Navalny un avviso secondo il quale se non si fosse presentato immediatamente presso i loro uffici, avrebbe dovuto concludere la sua pena in prigione. Lo scorso giovedì, l’FSIN ha comunicato di aver emesso un mandato di arresto per Navalny dopo che non si era presentato, e di aver chiesto a un tribunale di Mosca di trasformare in detenzione i mesi residui della libertà vigilata. L’FSIN ha affermato di essere nel frattempo “obbligata a intraprendere tutte le azioni necessarie per arrestare Navalny in attesa della sentenza del tribunale”.

Inizialmente il volo proveniente dalla Germania avrebbe dovuto atterrare all’aeroporto di Vnukovo e solo all’ultimo è stato dirottato su Sheremet’evo. A Vnukovo si era radunata dunque una folla di sostenitori e amici dell’oppositore politico (stando ad alcuni circa duemila persone), che la polizia antisommossa ha prontamente fronteggiato. Oltre 60 persone sono state arrestate.

A questo link, tutti i nostri articoli dedicati ad Aleksej Navalny

Foto: abc.net.au

Chi è Leonardo Scanavino

Laureato in "Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione" presso l'Università di Torino, attualmente frequenta una Magistrale in "Studi di Sicurezza Internazionale" presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In precedenza, ha frequentato un semestre di studi (Erasmus) prasso la Latvijas Universitāte (Riga, Lettonia), durante il quale ha avuto modo di avvicinarsi alle tematiche di transizione riguardanti i paesi post-sovietici dell'Est Europa. Parla inglese, francese e studia russo.

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