SERBIA: Dalla formazione del “nuovo” governo alle sfide future per Vucic

di Angela Perissinotto

In Serbia, sei mesi dopo le elezioni svoltesi a giugno, che hanno visto trionfare il Partito Progressista Serbo (SNS) con oltre il 60% delle preferenze, il potere del presidente della Repubblica Aleksandar Vučić appare incontrastato, attraverso il forte controllo che esercita sulle istituzioni e sui mezzi di informazione. Un’opposizione sostanzialmente assente, la conferma di Ana Brnabić come primo ministro e l’annuncio di nuove elezioni per il 2022 mostrano un preoccupante congelamento della politica serba e un continuo deteriorarsi degli standard democratici.

L’opposizione affidata solamente alle minoranze nazionali

Nel parlamento nato dal voto di giugno, la coalizione che fa capo a Vučić fa da padrone, con ben 188 seggi sui 250 disponibili. Gli altri partiti presenti, come il Partito Socialista Serbo (SPS) e l’Alleanza Patriottica Serba (SPAS), sono comunque alleati, avendo ottenuto cariche ministeriali nell’esecutivo. A presiedere l’aula del parlamento è stato chiamato proprio il leader del SPS, Ivica Dačić, ministro degli esteri nel precedente esecutivo.

Dato che nessun schieramento dell’opposizione è riuscito a raggiungere la soglia di sbarramento fissata al 3%, in parlamento sono entrati solamente i rappresentanti delle minoranze nazionali, per un totale di solo sette deputati. Tra questi, il più attivo negli ultimi mesi è stato Shaip Kamberi, a capo del Partito per l’Azione Democratica (PDD), che esprime la minoranza albanese, che ha dichiarato in un discorso tenuto a fine ottobre in una sessione dell’assemblea nazionale, che il presidente sta avendo successo addirittura dove Slobodan Milošević ha fallito, in quanto l’opposizione è praticamente inesistente.

Il governo

Il 28 ottobre, dopo diversi mesi dallo svolgimento delle elezioni, Ana Brnabić, premier uscente, è stata riconfermata dal presidente Vučić come primo ministro, con 21 nuovi ministri, di cui la metà sono donne. Questa mossa dà un senso di continuità all’operato precedentemente posto in essere dal governo serbo e dimostra come il presidente voglia mantenere le redini del gioco. Brnabić, infatti, ha dimostrato, durante il suo primo mandato, una forte lealtà nei confronti di colui che l’ha scelta: fa parte dell’SNS, ma non è una figura di spicco, quindi questo permette a Vučić non solo di mantenere il potere all’interno del partito, ma anche di portare avanti le sue politiche a livello governativo. Da notare che, seppur la Serbia non sia un paese in cui vige un sistema presidenziale, Vučić è colui che influenza maggiormente la scena politica ed è ovviamente interessato a continuare a farlo, usando Brnabić come braccio destro operativo.

Uno dei nodi da affrontare per il “nuovo” governo resta la questione kosovara. Brnabić ha affermato che si coordinerà con il presidente Vučić, nei fatti l’attore che tiene in mano questo tema. L’accordo raggiunto a settembre con il premier kosovaro Avdullah Hoti a Washington rappresenta una normalizzazione economica, ma il tema dei rapporti politici resta ancora tutto da sciogliere.

Inoltre, la premier Brnabić ha promesso che cercherà di mantenere la stabilità interna, promuoverà le riforme e si occuperà di combattere il crimine e la criminalità organizzata, con un occhio di riguardo anche verso il tema più caldo e attuale, ossia l’emergenza sanitaria che deriva dalla pandemia di coronavirus.

Verso le elezioni del 2022

Messo in sicurezza il governo, Vučić ha già annunciato nuove elezioni per l’aprile del 2022. Occhi puntati su questa sfida futura, in quanto sarebbe per il presidente la giusta occasione per far coincidere elezioni governative, presidenziali e amministrative (nella capitale Belgrado) e cercare di dominare in tutte. Questo darebbe continuità ai suoi progetti e gli permetterebbe di estendere ancora di più il suo potere. In questa competizione, infatti, sarebbe altamente agevolato dal controllo che esercita sui media e sulle istituzioni nazionali e locali e potrebbe guidare la campagna elettorale indisturbato ancora una volta.

Una delle qualità di Vučić è quella di essere in grado di mantenere buone relazioni sia con i paesi vicini che con le potenze mondiali e l’Unione europea. Egli è visto come un protagonista nell’area balcanica, proprio perché può portare stabilità; per questo, per ora, non c’è nessuna intenzione di ostacolarlo, nonostante le chiare tendenze autocratiche. Nonostante tutto ciò, il presidente è consapevole che dovrà instaurare un dialogo con l’opposizione nel lungo termine, anche perché si trova a dover far fronte ad alcune critiche che provengono dai partner europei riguardo alle ultime elezioni e alla mancanza di apertura verso la società civile.

Foto: Novinite.com

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