ALBANIA: La polizia uccide un ragazzo, proteste e scontri a Tirana

Un nuovo problema travolge il governo albanese guidato da Edi Rama, leader del Partito Socialista (PS), già alle prese con la complicata gestione della pandemia, la ricostruzione post terremoto e l’avvio dei negoziati d’adesione con l’Unione europea. L’uccisione di un ragazzo da parte della polizia ha provocato dure proteste e rischia di alimentare le già tante tensioni nel paese. E il prossimo 25 aprile sono in programma le elezioni parlamentari.

I fatti

Era da poco passata la mezzanotte di martedì 8 dicembre quando Klodian Rasha, 25 anni, stava tornando a casa sua nel quartiere di Lapraka, a circa 4 km dal centro della capitale Tirana. Da due ore era scattato il coprifuoco imposto dal governo, tra le 22:00 e le 5:00, per limitare la diffusione del coronavirus. Non si sa ancora perché Klodian si trovasse in strada in quel momento, quello che è certo è che nel suo percorso verso casa ha incontrato una pattuglia della polizia che gli ha intimato di fermarsi. Klodian ha provato a scappare e, secondo le prime ricostruzioni, è stato raggiunto alle spalle da due proiettili, che lo hanno ucciso.

Secondo il padre, Qazim Rasha, il figlio era uscito per comprare le sigarette e non aveva con sé la mascherina. Il padre ha inoltre parlato di “testimoni che hanno visto la polizia picchiare Klodian”. Per la polizia, il ragazzo era invece armato e pericoloso. La magistratura ha già aperto le indagini contro l’agente coinvolto.

Proteste e scontri

La vicenda ha scatenato immediatamente le proteste dei cittadini che, sin dal mattino di mercoledì, sono scesi in strada. La giornata è proseguita tranquilla almeno fino alla prima serata, quando centinaia di persone, dopo un passaparola sui social, si sono ritrovate davanti al ministero degli Interni per chiedere verità e giustizia. Nei cartelli si leggevano frasi come “Giustizia per Klodian”, “Dimissioni” rivolto al ministro degli Interni Sandër Lleshaj, ma anche messaggi più duri come “E’ un buon giorno per una rivoluzione”.

La situazione è presto degenerata e sono scoppiati violenti scontri tra polizia e manifestanti che hanno prima incendiato l’albero di Natale posto in Piazza Skanderbeg, poi hanno travolto gli agenti con pietre e fumogeni. La protesta si è quindi spostata davanti al palazzo del primo ministro Edi Rama, in visita a Washington per incontrare i vertici della multinazionale farmaceutica Pfizer e ottenere le dosi del vaccino contro il virus. La polizia, cui si sono aggiunti uomini dei reparti speciali, ha risposto con idranti e lacrimogeni.

Le proteste sono continuate in maniera ancora più violenta nella serata di giovedì, con i manifestanti che hanno dato fuoco a cassonetti, tentato l’assalto al ministero delle Finanze e rotto i vetri di entrata della sede del Partito Socialista a Tirana. Le manifestazioni hanno coinvolto anche Durazzo, Valona, Scutari e altri piccoli centri del paese. Decine le persone arrestate dalla polizia, che ha già fatto sapere che altri partecipanti agli scontri verranno ricercati e fermati per non aver rispettato il coprifuoco e per aver provocato disordini.

Le reazioni politiche

Non sono mancate le immediate reazioni politiche. In Albania, difatti, lo scontro tra maggioranza e opposizione è già da tempo piuttosto acceso. Giovedì sera il ministro degli Interni Sandër Lleshaj ha rassegnato le dimissioni ammettendo che il ragazzo è stato “ucciso ingiustamente” ma anche accusando gli oppositori di “lanciare un nuovo attacco al Paese”. Il primo ministro Rama, tornato dagli USA, si è ufficialmente scusato con la famiglia e ha chiesto l’avvio di un’indagine completa per un “evento senza precedenti”.

Le opposizioni stanno cercando di utilizzare l’accaduto per attaccare il governo in quella che sembra una prova generale della prossima campagna elettorale. L’ex primo ministro Sali Berisha, già leader del Partito Democratico albanese (PD) di centrodestra, ha parlato di “omicidio di stato premeditato” legato a un regolamento di conti tra narcotrafficanti vicini al governo. Il Presidente della Repubblica Ilir Meta, del Movimento Socialista per l’Integrazione e da tempo forte oppositore di Rama, ha posto l’accento sull’eccessiva violenza utilizzata negli ultimi anni dalla polizia accusando direttamente “alti funzionari e dirigenti della polizia di Stato, nonché del ministero degli Interni”.

Altrettanto dura la presa di posizione della sezione albanese del partito kosovaro di sinistra Vetëvendosje! che unendosi alle richieste di dimissioni del ministro e del capo della polizia Ardi Veliu ha denunciato lo “stato di polizia”, descrivendo la rabbia della piazza come una “chiara espressione della rivolta dovuta a una profonda ingiustizia”. L’Ambasciata statunitense a Tirana ha rilasciato una nota dove mette in guardia i propri cittadini presenti in Albania dalla possibilità che le violenze si estendano in altre aree del paese.

Anche se le elezioni del 25 aprile sono ancora lontane, il rischio è che il paese scivoli in una spirale di contrapposizioni e in un clima di tensione crescente. Proprio mentre l’Albania si appresta ad avviare i negoziati con l’Unione europea. Non proprio un buon biglietto da visita.

Foto: Gazeta Si

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, ha svolto un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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