ASIA CENTRALE: Educazione neo-ottomana. Il soft power turco nella regione

Il crollo dell’Unione Sovietica ha fornito la possibilità ad Ankara di includere le repubbliche turcofone dell’Asia Centrale nei suoi disegni geopolitici. La Turchia non ha perso tempo ed è stata il primo paese a riconoscere la loro indipendenza e a porre le basi per una progressiva influenza tramite educazione, cultura, media, commercio e religione.

Il soft power turco

Ankara, forte dei comuni legami etnici, linguistici e religiosi, e avvantaggiata della propensione degli stati centroasiatici a guardare alla Turchia come modello di sviluppo, ha avuto la strada in discesa. Tramite visite diplomatiche, accordi economici e iniziative culturali, tutto ciò confezionato in una retorica di fratellanza turca, il paese ha speso molte energie per assistere e aiutare i cugini da tempo perduti.

Date la predominanza economica, militare e politica della Russia e la crescente influenza commerciale della Cina nella regione, la strategia privilegiata dalla Turchia è stata l’utilizzo del soft power, ovvero tramite mezzi non-coercitivi volti a creare simpatia e attrazione per un paese e le sue caratteristiche. In particolare, Ankara ha diretto gli sforzi più significativi nella sfera della cultura e dell’educazione, che sono gli strumenti di soft power per eccellenza.

Istituzionalizzazione del soft power turco

Progressivamente, si è assistito a una formalizzazione del soft power turco tramite la creazione di istituzioni e meccanismi di cooperazione, che riflettono l’appartenenza degli stati turchi alla stessa comunità etno-culturale e linguistica. Nel 1992 Ankara ha creato ad hoc l‘Agenzia Turca per la Cooperazione e la Coordinazione (TIKA) per organizzare e gestire in maniera sistematica gli aiuti destinati alle repubbliche sorelle. Nel corso degli anni la TIKA ha ampliato il suo raggio d’azione occupandosi di assistenza ai paesi in via di sviluppo, pur mantenendo come focus principale le comunità turche nel mondo, come quella della Gaugazia in Moldavia.

Il Consiglio Turco, l’organizzazione internazionale che riunisce Turchia e Azerbaigian con gli stati turcofoni dell’Asia Centrale, supervisiona la cooperazione nella sfera educativa, scientifica e culturale anche tramite il TURKSOY: “l’UNESCO del Mondo Turco”, la cui missione è promuovere e rafforzare i legami culturali turchi tramite numerosi centri presenti nella regione. Tra i progetti attuali spicca la scrittura di testi unici comuni di storia, geografia e letteratura per armonizzare gli insegnamenti di queste materie in tutti i paesi aderenti al Consiglio Turco.

Si aggiunge a ciò l’Istituto Yunus Emre, la versione turca di istituti culturali come il British Council e l’Alliance Française, che svolge funzioni a loro analoghe ed è presente in Kazakistan, ma in programma c’è l’apertura di altre sedi.

Educazione

Nel settore dell’educazione, la Turchia ha abilmente sfruttato il vuoto identitario lasciato dall’Unione Sovietica e, colta al volo l’opportunità di colmarlo in virtù della “fratellanza panturca”, offre oggi educazione di alta qualità in un contesto di crisi del sistema scolastico. La disseminazione del panturchismo è stata affidata a vari enti e istituti educativi nati con l’obiettivo di creare una futura classe governativa filo-turca. Non mancano numerose borse di studio e scambi culturali per studiare in Turchia o in prestigiose università locali finanziate da Ankara, come l’università internazionale “Turco-Kazaka Hoca Ahmet Yesevi” a Turkistan in Kazakistan e l’università “Turco-Kirghisa Manas” a Biškek in Kirghizistan.

Il brand turco non si limita solo al mondo accademico, ma include anche scuole superiori, elementari e centri linguistici. Gli sforzi non provengono solo dallo stato turco, ma anche da attori non governativi, come le scuole superiori turche del movimento di Fethullah Gülen: non solo hanno svolto un ruolo di rilievo nella promozione dei valori panturchi, ma riflettono i giochi di potere della politica interna turca. Con una presenza capillare nella regione, godevano di grandissima popolarità, ma dalla fine degli anni ‘90, a causa del timore di interferenze negli affari domestici e sotto forte pressione di  Erdoğan, sono state progressivamente chiuse o nazionalizzate. In Kirghizistan e Kazakistan le scuole sono state oggetto di uno scontro diplomatico dopo la richiesta turca di trasferirle sotto la propria autorità e di estradare in Turchia le persone ad esse collegate. Nonostante ciò, in entrambi i paesi continuano a operare.

Il progetto neo-ottomano della Turchia sta diventando sempre più aggressivo con l’adozione di misure proprie dell’hard power, come dimostrano le incursioni sempre più evidenti in scenari di crisi internazionali. Molti sostengono che l’efficacia del soft power diminuisca quando è accompagnato da azioni militari, ma la popolarità di  Erdoğan non sembra al momento scemare.

 

Foto: theopenasia.net

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