BASKET: La Georgia si divide sul caso Shengelia

In una stagione cestistica 2019-2020 ampiamente compromessa dall’emergenza coronavirus, la Liga ACB è stata l’unica tra i campionati più importanti d’Europa a vedere la propria conclusione. Il 30 giugno si è arrivati all’atto finale, ed è apparso evidente di trovarsi di fronte a un classico esempio di Davide contro Golia: da una parte il Barcellona, una delle squadre più ricche e importanti di Spagna; dall’altra il Baskonia guidato da una vecchia volpe della panchina come Duško Ivanović.

Dopo una partita serrata rimasta punto a punto, la vittoria è andata al Baskonia grazie al canestro di Luca Vildoza a soli tre secondi dall’ultima sirena. Un capolavoro costruito su difesa e spirito di sacrificio, due fondamentali imprescindibili per Ivanović, che ha trovato sublimazione nelle giocate della stella dei baschi, il georgiano Tornik’e Shengelia.

Uno dei migliori cestiti d’Europa

Shengelia è un’ala grande di 206 centimetri che si può adattare anche come centro, ed è sicuramente uno degli attaccanti fisicamente più prestanti del panorama europeo. Rispetto agli esordi a Valencia ha lavorato molto anche sul lato tecnico: ha raffinato il tiro, ma soprattutto ha sviluppato buone doti di palleggio, e non è raro vederlo guidare una rapida transizione offensiva o saltare gli avversari grazie a cambi di direzione rapidi ed efficaci.

Toko, com’è chiamato dai tifosi, è quindi un giocatore ormai completo. Ha 28 anni – quindi nel periodo migliore della carriera di un giocatore -, è il capitano della Nazionale georgiana (dopo il ritiro di Zaza Pachulia) e ha già assaggiato i parquet americani. Così, dopo sei anni al Baskonia, molti si aspettavano che accettasse un’offerta da una squadra europea di primo piano, magari con l’obiettivo di conquistare l’Eurolega.

Nove giorni dopo la vittoria del titolo Shengelia ha ufficializzato il suo addio al Baskonia per firmare un contratto con il CSKA Mosca, l’ultimo club a vincere il massimo alloro europeo. E se sportivamente la scelta appare più che sensata, un disattento appassionato di pallacanestro potrebbe non afferrare subito i significati politici dietro questo trasferimento.

La reazione georgiana

Il post su Facebook dove la squadra russa ha annunciato l’ingaggio di Shengelia è stato inondato dai commenti inviperiti dei tifosi georgiani, molti dei quali hanno chiesto con veemenza che il giocatore non sia più capitano della Nazionale o direttamente non più convocato. Anche la presidente della Georgia, Salome Zurabishvili, si è espressa con toni altrettanto duri: “Come presidente della Georgia, la decisione del capitano della Nazionale georgiana di giocare per il CSKA Mosca è triste e inaccettabile”.

È indubbio che la politica georgiana, e con lei l’intera società civile, ha sempre un occhio di riguardo molto aggressivo rispetto alla questione russa. E l’ultimo conflitto lampo, finito con un velo steso neanche troppo pietosamente, ha inasprito ancora di più l’infiammazione su quel nervo particolarmente scoperto.

La stessa Zurabishvili ha avuto esperienza diretta di quanto sia facile essere attaccati nel paese che presiede per motivazioni simili. Durante la campagna elettorale che ha preceduto la sua ascesa, l’ex diplomatica è finita nell’occhio del ciclone per alcune dichiarazioni riguardo a chi secondo lei abbia dato inizio alle operazioni militari del 2008: dopo aver detto che, ovviamente per colpa di una provocazione russa che ha ingannato tutti, è stata la Georgia a muoversi per prima, ha dovuto spiegare più di una volta le sue dichiarazioni (che erano ovviamente contro l’ex presidente Mikheil Saakashvili, più che contro l’apparato militare nazionale) fino a prenderne sostanzialmente le distanze.

Che cosa rappresenta oggi il CSKA?

Dall’altra parte è noto che storicamente il CSKA sia stato il “Club Sportivo Centrale dell’Esercito”, la polisportiva dell’Armata Rossa. Ma il distaccamento di Mosca ha venduto ormai da anni i due pezzi più pregiati, la sezione basket e quella calcistica. In particolare il club di pallacanestro è finito in mano alla Nornickel, un gigante dell’estrazione mineraria, il cui presidente Andreij Vatutin non sembra essere persona sgradita al Cremlino.

Neppure è un mistero che il presidente russo Vladimir Putin sia non solo uno sportivo provetto, ma che ritenga fondamentale che la sua nazione eccella in ogni manifestazione. Il suo impegno per organizzare le Olimpiadi Invernali di Sochi (2014) e i Mondiali di Calcio (2018) sono l’esempio più lampante di questa strategia.

Tornando al CSKA, si può anche notare come gli sponsor più abbienti siano la proprietaria Nornickel e la compagnia di bandiera Aeroflot, ancora per il 51% in mano allo stato. Se la compagnia aerea ha già annunciato un grande ridimensionamento della sponsorizzazione (vista la crisi del settore), l’azienda mineraria deve invece ancora subire le conseguenze finanziarie del disastro ambientale del maggio 2020, causato dal collasso di un deposito di diesel che ha riversato oltre 15 mila tonnellate di carburante nel sistema fluviale del Daldykan.

Vladimir Potanin e Oleg Deripaska

La Nornickel è in mano a due oligarchi. Il primo è Vladimir Potanin, presente nella lista delle 200 personalità più vicine a Putin stilato dal Dipartimento del Tesoro statunitense nel 2018, ma per quel che si sa ha avuto un rapporto abbastanza altalenante col presidente russo. Il legame più evidente tra i due è rappresentato da Rosa Chutor, il resort alpino costruito dall’oligarca e utilizzato dall’organizzazione delle Olimpiadi Invernali di Sochi. A quanto pare l’ispirazione per questo enorme complesso (con discreti problemi di impatto ambientale) sarebbe nata dopo una vacanza sulla neve in Austria nel 2003, in compagnia proprio di Putin.

Oleg Deripaska, invece, è un nome molto più noto. Sposato fino al 2017 con una nipote dell’ex presidente Boris Eltsin, è stato descritto nel 2006 da alcune comunicazioni diplomatiche statunitensi come “uno dei 2 o 3 oligarchi a cui Putin si rivolge regolarmente”. Le sue attività convergono principalmente nel mondo della metallurgia e dell’energia, e la punta di diamante è la proprietà della RuSAL, la terza compagnia al mondo per produzione di alluminio (fino al 2010 era leader del mercato). Per mandato del presidente russo ha ricoperto molte cariche istituzionali di profilo pubblico, ma sono le ipotesi su altri tipi di relazioni che rendono meglio l’idea del personaggio. Già accusato dagli americani di legami con la criminalità organizzata e sospettato di riciclare denaro sporco sul territorio USA, Deripaska compare in un report del 2017 dell’Associated Press come colui che ha versato 10 milioni di dollari a Paul Manafort, ex manager della campagna presidenziale di Donald Trump, per (presumibilmente) interferire nelle elezioni del 2016.

Giocare a basket, l’unica cosa che conta

Tornik’e Shengelia è uno dei giocatori più forti d’Europa e ha deciso di giocare in una delle squadre più attrezzate del continente. Viene accusato dai suoi connazionali di essersi venduto al nemico, di “indossare la casacca dell’Armata Rossa” e di fare propaganda per la Russia. Il CSKA Mosca non è più sotto il controllo dell’esercito, ma ha forti legami con Vladimir Putin.

Quanto il trasferimento di Shengelia possa essere stato voluto per scopi propagandistici non è facile saperlo. Il presidente Vatutin e lo stesso giocatore si sono affrettati a dichiarare che il loro unico obiettivo è di giocare a pallacanestro e vincere titoli. Vatutin ha fatto anche sapere di aver accettato che Toko giochi ogni partita con la sua Nazionale, ma solo venti giorni dopo è tornato parzialmente sui suoi passi specificando che darà l’autorizzazione solo se questi impegni non coincideranno con quelli del club. Magari finirà come spera il padre di Shengelia, vincendo di nuovo l’Eurolega e stendendo la bandiera georgiana sul trofeo. Intanto nella prima partita della competizione il CSKA ha perso segnando meno di 70 punti. Avversari di giornata? Ovviamente il Barcellona di Nikola Mirotić.

Foto: basketinside.com

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