BALCANI: Dopo l’avvio dei negoziati con Tirana e Skopje, a che punto è l’allargamento UE?

Il 24 marzo scorso gli stati membri dell’Unione Europea, riunitosi nel Consiglio UE, hanno dato il loro accordo all’avvio dei negoziati di adesione UE con Albania e Macedonia del Nord. Il via libera è arrivato dopo quasi due anni dall’aprile 2018, quando la Commissione europea aveva raccomandato per la prima volta l’apertura congiunta dei negoziati con i due paesi balcanici.

Nonostante una larga maggioranza a favore, la ferma opposizione di alcuni stati membri aveva determinato per ben tre volte il rinvio della decisione di aprire i negoziati. Il terzo rinvio dell’ottobre scorso, determinato dal veto politico del Presidente francese Emmanuel Macron durante il Consiglio europeo del 17-18 ottobre 2019, era stato particolarmente drammatico per la politica d’allargamento dell’UE ai Balcani occidentali.

Con l’inizio del 2020, la Commissione europea ha adottato una nuova metodologia per l’allargamento, d’intesa con gli stati membri più critici, spianando la strada verso l’accordo raggiunto il 24 marzo scorso. Dopo diversi anni di stallo, la politica di allargamento dell’UE ai Balcani sembra ora riprendere quota.

L’avvio dei negoziati di adesione UE con Albania e Macedonia del Nord

Con il via ai negoziati di adesione UE, Albania e Macedonia del Nord passano, in termini di status, da paesi candidati a paesi in fase di negoziazione, dopo che gli stati membri avevano già accettato ufficialmente la candidatura dell’Albania nel giugno 2014, e quella della Macedonia del Nord nel dicembre 2005.

In termini concreti, Albania e Macedonia del Nord si imbarcano ora formalmente nel processo di adozione legislativa dell’acquis europeo, cioè di tutti quei regolamenti, direttive e altri atti normativi che regolano i rapporti tra i paesi membri, i cittadini e le imprese dell’UE. Durante questo processo i paesi candidati dovranno adottare in toto il corpo legislativo europeo e dimostrare largamente di essere in grado di rispettarne le disposizioni e di metterle in opera come un vero e proprio stato membro.

Il processo di adozione è regolato dalla metodologia per l’allargamento della Commissione europea, che, per favorire l’adozione ordinata del corpo normativo europeo e la sua coerente valutazione, ha diviso nel tempo l’acquis in 33 capitoli negoziali. La nuova metodologia recentemente approvata dalla Commissione Von der Leyen, recependo in parte le critiche alla lentezza del processo, ha riorganizzato i 33 capitoli in 6 gruppi tematici di capitoli. A differenza della metodologia utilizzata nei negoziati in corso con Montenegro e Serbia, Albania e Macedonia del Nord avranno ora la possibilità di aprire tutti i capitoli facente parte di un singolo gruppo tematico simultaneamente. Questa innovazione dovrebbe ridurre i passaggi formali per l’apertura dei capitoli negoziali in Consiglio UE da 33 a 6.

Una volta che il paese candidato avrà riempito tutte le condizioni per l’apertura del gruppo tematico di capitoli stabilite nel Quadro delle negoziazioni (Negotiating Framework), la Commissione raccomanderà al Consiglio UE l’apertura formale dei capitoli facenti parte del gruppo tematico e preparerà una proposta di condizioni per la chiusura dei singoli capitoli. Una volta chiusi tutti i capitoli negoziali si potrà procedere all’integrazione formale del paese candidato attraverso la revisione dei trattati europei e la ratifica da parte dei singoli stati membri dell’UE. Per aiutare a sostenere il costo delle riforme necessarie all’allineamento all’acquis europeo, i paesi candidati hanno a disposizione i fondi IPA (Instruments for Pre-Accession) della Commissione europea che ammontano a più di 1,5 miliardi di euro all’anno di finanziamenti a fondo perduto.

Con l’accordo del 24 marzo 2020 all’avvio dei negoziati, la Commissione europea ha cominciato a lavorare alle condizioni di apertura per tutti i capitoli negoziali. Queste verranno poi discusse per capitolo nel Consiglio UE, emendate secondo le proposte degli stati membri, e poi presentate durante la prima conferenza intergovernativa che si terrà tra fine 2020 e inizio 2021 dove verrà adottato il Quadro delle negoziazioni (Negotiating Framework). Man mano che Albania e Macedonia del Nord riempiranno le condizioni per l’apertura dei 6 gruppi tematici di capitoli negoziali, riceveranno anche dall’UE le condizioni per la chiusura degli stessi.

Le prossime tappe dell’allargamento UE ai Balcani

Il via ai negoziati di adesione UE con Albania e Macedonia del Nord ha rappresentato una notizia positiva anche per il resto dei paesi dei Balcani occidentali. Sia per Montenegro e Serbia che hanno già avviato i negoziati di adesione UE, rispettivamente nel giugno 2012 e nel gennaio 2014, che per Bosnia-Erzegovina e Kosovo che ancora aspirano a diventare ufficialmente paesi candidati. Negli ultimi anni, dato il rallentamento generale della politica d’allargamento dell’UE, in particolare Montenegro e Serbia hanno posticipato, nel loro percorso di integrazione europea, gli sforzi più importanti in materia di stato di diritto e le riforme più rischiose per le leadership politiche in entrambi i paesi.

Al giorno d’oggi, in termini di negoziati di adesione UE, il Montenegro, con 32 capitoli negoziali aperti su 33 e 3 capitoli preventivamente chiusi, è il paese dei Balcani occidentali più avanzato. La Serbia segue con 18 capitoli negoziali aperti su 34 – incluso il capitolo riguardante le relazioni tra Belgrado e Pristina da risolvere prima dell’adesione – e 2 capitoli preventivamente chiusi. Mentre in entrambi i paesi prosegue l’allineamento legislativo agli aspetti più tecnici e commerciali del diritto europeo, rimangono in attesa di essere affrontati con maggior decisione aspetti fondamentali come il consolidamento dell’autonomia del sistema giudiziario e delle istituzioni di garanzia, la depoliticizzazione della pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione di stato, e la libertà e l’indipendenza dei media.

Data l’esitazione delle leadership di Montenegro e Serbia, Albania e Macedonia del Nord hanno la chiara possibilità di bruciare le tappe e di fungere da forza d’attrazione per Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Secondo un’analisi dell’European Policy Institute di Skopje, in diverse aree la Macedonia del Nord sembra virtualmente già al livello del Montenegro in termini di allineamento all’ordinamento legislativo europeo. Una situazione che, se confermata formalmente in sede di negoziato nei prossimi anni, potrebbe rappresentare un forte invito per Bosnia-Erzegovina e Kosovo ad imbarcarsi sin da ora nell’allineamento legislativo senza aspettare l’avvio formale dei negoziati di adesione UE.

In questo contesto, il via ai negoziati di adesione UE con Albania e Macedonia del Nord non è solo un ulteriore traguardo in quel tortuoso percorso che ormai è diventato l’allargamento ai Balcani, ma, dopo diversi anni di stallo, rappresenta anche una possibilità per rinvigorire il processo. Con l’avvio del 2020, almeno per quanto riguarda la politica di allargamento dell’UE ai Balcani occidentali, è possibile guardare con maggiore ottimismo al decennio appena iniziato.

Chi è Pierluca Merola

Nato a Roma, appassionato di Balcani e allargamento dell'UE, risiede a Bruxelles. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e croato.

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