CIPRO: Riunificazione entro fine anno o mai più

Il 2016 sarà l’anno di Cipro, o l’isola levantina dovrà attendere ancora chissà quanto prima di arrivare alla tanto agognata riunificazione. I leader politici delle due comunità, Nikos Anastasiades per i greco-ciprioti della Repubblica di Cipro, stato membro UE, e Mustafa Akinci per i turco-ciprioti della Repubblica Turca di Cipro Nord, riconosciuta solo dalla Turchia, hanno dichiarato lo scorso 15 maggio che il loro obiettivo è quello di “raggiungere un accordo globale entro fine 2016“. Se ne è parlato in un incontro organizzato a Bruxelles dal Centre for European Progression (CFEP) il 25 maggio 2016.

I contorni della soluzione della questione cipriota sono noti da tempo: una “federazione bizonale e bicomunitaria“, che permetta di superare i traumi di quarant’anni di separazione, da quando nel 1974 i greco-ciprioti tentarono il colpo di stato per l’unificazione alla Grecia dei colonnelli, scatenando l’intervento militare turco e l’occupazione del nord dell’isola. Dodici anni dopo il fallimento del piano Annan, accettato alle urne dai turco-ciprioti e rigettato dai greco-ciprioti, già membri UE, e sei anni dopo i falliti negoziati del 2008, le parti sono oggi più che mai vicine ad una soluzione.

A dare ottimismo, oltre all’elezione di due leader “pro-soluzione” in entrambe le comunità, è il mutato scenario regionale e internazionale, con la crisi finanziaria che ha colpito Grecia e Cipro nell’ultimo lustro, la guerra civile siriana a poche centinaia di chilometri dalle coste, e la svolta sempre più autoritaria della Turchia di Erdogan. E la finestra di opportunità per un accordo inizia a restringersi: nel 2017 inizierà la campagna elettorale per le presidenziali: per allora bisognerà aver firmato l’accordo e possibilmente averlo anche sottoposto a referendum nelle due comunità.

Se le ragioni di ottimismo non mancano, è necessario anche gestire le aspettative, poiché ad un anno dalla ripresa dei negoziati il diavolo è nei dettagli. Come ricorda l’eurodeputato greco-cipriota Costas Mavrides (DIKO), “siamo pronti ad un compromesso, ma non su tutto. Chi deciderà sui coloni turchi, sulle truppe turche, sugli aggiustamenti territoriali? C’è bisogno della volontà politica costruttiva della Turchia stessa”. E i greco-ciprioti vorrebbero vedere partire oltre il mare tutti e 35.000 i soldati che Ankara stanzia nell’isola dal 1974: “l’unico nostro garante dev’essere lo stato di diritto e i diritti fondamentali stabiliti dal diritto europeo – non le truppe di Ankara”.

Ma la Turchia, anche quella di Erdogan, non sarà d’ostacolo alla riunificazione di Cipro se c’è consenso sull’isola, secondo l’eurodeputata olandese Kati Piri: “per la Turchia stessa Cipro è una pietra d’inciampo verso l’Unione Europea. Sono quindici (su 33, ndr) i capitoli di negoziato attualmente bloccati per via della questione cipriota. Nella relazione tensa ed intensa tra Ankara e Bruxelles, la risoluzione del contenzioso di Cipro è nello stesso interesse dei turchi“. Per l’europarlamentare liberale, piuttosto, è già un miracolo che ciò che avviene non sia dovuto a pressioni esterne, ma sia sotto completa responsabilità cipriota. “Nessuno potrà mettersi di mezzo, se le due comunità saranno a favore. E i turco-ciprioti non dovranno essere vittime collaterali del crescente sentimento anti-turco in Europa.”

E come afferma Lale Şener, rappresentante della Camera di Commercio turco-cipriota a Bruxelles, “lo status quo non è accettabile nè sostenibile”. Per i turco-ciprioti, oltre che una sponda di democrazia e stato di diritto rispetto all’involuzione autoritaria della madrepatria anatolica, la riunificazione cipriota è anche una grande opportunità. Il dividendo economico della riunificazione, spiega Şener, sarebbe immenso: “si calcola una crescita del PIL da 20 a 45 milioni di euro entro il 2035, con una crescita del 4,5% annuo, e un aumento del reddito pro capite di 12.000 euro”, anche grazie alla possibilità di sfruttare le ampie risorse sottomarine di idrocarburi, oggi fonte di tensione. Senza contare la ripresa dello sviluppo turistico nelle zone oggi off-limits, come la città abbandonata di Famagosta/Varosha.

Ma la strada da fare resta lunga e costellata di ostacoli. Anche le “misure di costruzione della fiducia“, tra comunità che non si conoscono, restano difficili, come dimostra il fallimento dell’interconnettività delle reti di telefonia mobile, o la sospensione della registrazione europea per la protezione del formaggio tipico cipriota, l’halloumi/hellim. “E’ importante preparare le due comunità ad un accordo globale e all’integrazione europea, per evitare problemi il giorno successivo”, sottolinea Şener.

E’ ciò che fa Rena Hoplarou, deputata del partito cipriota DISY e attivista per la pace con il progetto Home4Cooperation nella zona neutrale. “Dopo decenni di separazione, ciascuno vede l’altro solo come un’entità omogenea. Dobbiamo invece lavorare per creare interessi comuni e identità inclusive”. Lo sforzo dal basso, secondo Hoplarou, dovrà servire a cementare nella riconciliazione della società quegli accordi di pace che i leader politici potrebbero presto siglare. “Dobbiamo imparare ad ascoltarci, essere cauti nel presentare i propri argomenti all’altra comunità, per non rischiare di suscitare paure, e costruire un linguaggio comune per la pace“.

I negoziati per la riunificazione, suddivisi in sei capitoli, procedono spediti, e non si sono arrestati nemmeno per la campagna elettorale per le elezioni parlamentari greco-cipriote del 22 maggio. Il nuovo parlamento di Nicosia uscito dalle urne è il più frammentato di sempre. I partiti a favore del compromesso con i turco-ciprioti, DISY (centrodestra) e AKEL (comunisti) raccolgono il 56% dei voti, i centristi-nazionalisti del DIKO ottengono un 14,5%, mentre entrano in parlamento l’Alleanza Popolare (centrosinistra unitarista, contrario ai negoziati) e il Fronte Nazional Popolare (estrema destra).

E i sondaggi mostrano che il sostegno alla riunificazione inizia a logorarsi anche tra i turco-ciprioti, che iniziano ad essere stanchi di essere esclusi dal godimento dei propri diritti di cittadini UE a tutti gli effetti. I negoziati devono ancora affrontare i difficili capitoli su assetto territoriale e garanzie, e serviranno soluzioni creative. La finestra di opportunità per una compromesso inizia a restringersi, i prossimi mesi saranno fondamentali. Altrimenti dovrà passare forse un altro decennio prima che sull’isola di Afrodite si torni a parlare di riunificazione.

Foto: bass_nroll, flickr

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