CIPRO: Il tempo ha risolto il problema di Cipro a modo suo. La spartizione è la ripugnante realtà

di Loucas Charalambous (trad. Davide Denti)

Ho ricevuto un SMS lunedì [27 aprile, ndt] dal partito di Giorgos Lillikas che mi invita as un incontro mercoledì per celebrare il 10° anniversario del ‘No’ al piano di Annan.

Pochi giorni prima, Lillikas aveva rilasciato una dichiarazione trionfale in cui diceva, tra le altre cose: “Nel referendum del 24 aprile 2004 abbiamo respinto il piano Annan e salvato la Repubblica di Cipro e il nostro paese. Dieci anni dopo, le stesse forze stanno tentando di riportarlo in vita in una nuova veste. Esorto tutti voi ad aderire in modo che possiamo inviare un messaggio di resistenza e assertività sia a livello nazionale sia ai centri decisionali stranieri”.

Mi vergogno ad ammetterlo, ma non ho assistito alla celebrazione. Sono rimasto a casa e sono andato a rileggere il piano Annan. Ho voluto verificare alcune cose e assicurarmi di non aver fatto un errore nel pensare, quando ho ricevuto l’SMS , che Lillikas in realtà intendeva celebrare la spartizione.

Al mio fianco ho avuto una copia del numero del 14 aprile di Phileleftheros dal titolo “Vogliono i coloni in dote – La parte turca richiede che tutti i coloni rimangano”. Sono andato alla pagina 173 del piano [Annan]. Entro il 10 aprile 2004 (prima del referendum), ogni parte era obbligata a presentare al Segretario generale delle Nazioni Unite una lista di fino a 45.000 persone non-cipriote che avrebbero avuto il diritto di rimanere a Cipro .

Ricordo che la lista presentata da parte turca conteneva 41.000 persone e non 45.000. Questo era il numero dei coloni e membri di famiglie miste che sarebbero rimasti a Cipro dopo la riunificazione. Oggi, 10 anni dopo, a Phileleftheros, Lillikas, Papadopoulos, Omirou, Perdikis e ai loro compagni militanti del ‘no’ viene un colpo perché Dervis Eroglu vuole che tutti i coloni, che ora sono 150.000, rimangano. E si sono dimenticati di essere colpevoli di questo sviluppo da incubo.

Ho anche guardato a pagina 12 e 162, dove si fissavano le scadenze per il ritiro dell’esercito turco e la de-militarizzazione. Tre anni fa, il 1 ° gennaio 2011, ci sarebbero stati 6.000 soldati turchi e greci di stanza qui , secondo il piano. Entro il 2018 solo 650 soldati turchi e 950 greci sarebbero rimasti.

Siamo ora al 2014 e da 35.000 a 40.000 soldati sono ancora qui. La resistenza e i “messaggi di assertività” di Lillikas e gli altri super-patrioti non sono riusciti a sbarazzarci di un singolo soldato turco.

Allora sono andato alle pagine 79-94 dove si elencavano le scadenze per il ritorno di Famagosta, Morphou e altri 50 villaggi e borgate. Entro il 24 ottobre 2007 tutti sarebbero stati restituiti ai greco-ciprioti , nonché il territorio alle pendici della catena Pentadaktylos.

Due settimane fa ero andato a fare un giro al monastero Ayios Panteleimonas in Myrtou di cui è previsto il restauro. Tubi massicci venivano collocati sul ciglio della strada, da Ayios Vasilios a Panagra, in modo che l’acqua che verrebbe portato dalla Turchia potesse essere portata fino alla piana di Mesaoria. Myrtou, Ayios Vasilios, Skylloura, Kontemenos, Ayia Marina, Larnakas Lapithou e molti altri villaggi sarebbero stati restituiti attraverso il piano Annan. Sono stati ormai perduti per sempre. Dubito che i turchi vorranno restituire un territorio attraverso il quale passa la loro acqua.

Dieci anni dopo, le prospettive non potrebbero essere più tetre. Il tempo ha risolto il problema di Cipro a modo suo. La spartizione è la ripugnante realtà. L’esercito turco è qui per sempre, come lo sono i coloni, il cui numero continua a crescere. Abbiamo perso anche il territorio che ci sarebbe stato restituito, mentre Lillikas, Phileleftheros, Omirou, Perdikis e Papadopoulos continuano ad inviare messaggi di “resistenza e assertività sia a livello nazionale sia ai centri decisionali stranieri.”

E hanno il coraggio di organizzare feste per celebrare l’anniversario del loro ‘No’. Stanno celebrando il loro grande risultato, che non è altro che il consolidamento della spartizione, sostenendo di aver salvato la Repubblica di Cipro. Quella Repubblica che non va oltre la rotonda Colocassides in Ayios Domethios.

Fonte e foto: Cyprus Mail

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