UCRAINA: Alle urne per le parlamentari anticipate

Questo articolo è frutto di una collaborazione editoriale con OBCT.

Da KIEV – Dopo essersi insediato alla presidenza della repubblica ucraina lo scorso 21 maggio, Volodymyr Zelenskyj ha subito annunciato lo scioglimento del parlamento, la Verchovna Rada, e ha indetto elezioni anticipate. Nonostante il dissenso di alcuni parlamentari, che hanno fatto appello alla Corte costituzionale per rovesciare il decreto, Zelenskyj ha avuto la meglio: gli ucraini saranno chiamati alle urne il prossimo 21 luglio, anziché il 27 ottobre come previsto inizialmente.

Difficile fare previsioni sugli esiti del voto: il sistema in Ucraina è complesso e i sondaggi possono essere ingannevoli. “Il servo del popolo” (Sluha narodu) – il movimento del presidente Zelenskyj – viene dato per favorito, ma i risultati potrebbero rivelarsi inaspettati.

Un obiettivo comune chiamato 5%

La Verchovna Rada è il solo corpo legislativo in Ucraina, un organo unicamerale che determina le linee guida della politica interna ed estera del paese. Attualmente presieduto da Andrij Parubij, si compone di 450 deputati eletti ogni 5 anni secondo un sistema misto: 225 seggi con sistema proporzionale, a liste chiuse e a livello nazionale, mentre i restanti a maggioranza unica nelle circoscrizioni locali, dove il candidato con anche un solo voto in più vince. Non saranno, però, 225 i seggi maggioritari disponibili quest’anno, bensì 199. Questo a causa dell’annessione russa della penisola di Crimea nel marzo 2014 e dell’occupazione delle regioni di Donetsk (DNR) e Luhansk (LNR).

Ne consegue che solamente 424 seggi totali potranno attualmente essere eletti secondo le leggi vigenti, in quanto 26 circoscrizioni non sono sotto il controllo del governo ucraino, ma risultano territori occupati. I seggi vuoti, perciò, rimarranno non rappresentati, come già accadde durante le elezioni del 2014. Sono circa il 12% degli aventi formalmente diritto al voto quelli residenti nei cosiddetti “territori occupati”.

La soglia elettorale minima da raggiungere per entrare alla Verchovna Rada è del 5%; ciò significa che molto probabilmente solamente 5-7 partiti riusciranno a varcarla e ad avere la meglio sui 22 in lizza (l’ultimo registrato è quello di Mikheil Saakashvili).

Un recente sondaggio (che si basa, però, unicamente sul sistema proporzionale) ha mostrato che il partito del neo-presidente “Il servo del popolo” avrebbe un ampio sostegno, oltre il 40%. Una percentuale elevata per un gruppo politico appena nato, giustificata solo dalla grande popolarità del presidente-attore. Secondo gli stessi dati, il partito filorusso di Juriy Boyko e Viktor Medvedčuk “Piattaforma di opposizione-Per la vita” (Opozycijna platforma – Za Žyttja) si piazzerebbe al secondo posto con un consenso che supera l’11%, mentre la terza posizione sembra spettare al neo-partito “Voce” (Holos) capitanato dalla rockstar Svjatoslav Vakarčuk. Seguono “Solidarietà Europea” (Evropejs’ka Solidarnist’) dell’ex presidente Petro Porošenko e “Patria” (Bat’kyvščyna) dell’ex primo ministro e candidato alla presidenza Julija Tymošenko.

L’Ucraina del cambiamento

È probabile che già all’indomani della vittoria delle presidenziali Zelenskyj stesse pensando a queste elezioni anticipate. Dopo il suo insediamento, nel corso di un incontro con i leader dei diversi gruppi parlamentari, ha giustificato la sua scelta tirando in ballo la “scarsa fiducia dei cittadini ucraini nella Verchovna Rada”. Per Zelenskj è chiaramente importante capitalizzare quel 73% di consenso raccolto al ballottaggio presidenziale di aprile: mantenere sino al prossimo ottobre – data prevista inizialmente per le politiche – la grande popolarità che gli ha permesso di soffiare il posto all’uscente Petro Porošenko – convivendo con un governo che non lo rappresenta – sarebbe stata una via difficilmente percorribile. Inoltre, l’Ucraina è sulla carta una repubblica semipresidenziale: il capo di stato ha bisogno di un parlamento forte e unito. A riguardo, il governo di Porošenko si è dimostrato solido, potendo contare su una coalizione di 5 partiti pro-europei che ne hanno assicurato la maggioranza negli ultimi 5 anni.

La scelta di andare ad elezioni anticipate è stata fortemente criticata sia dal governo attuale che dalla maggior parte dell’opposizione. Per molti le elezioni anticipate significano avere poco tempo per prepararsi, per concepire una buona campagna elettorale e per creare eventuali coalizioni necessarie a garantirsi un seggio. Tutti elementi che favoriscono Zelenskyj, reduce da una efficace campagna per le presidenziali.

Anche i sostenitori del presidente – tra cui Julija Tymošenko – non possono che beneficiare di queste elezioni anticipate. Zelenskyj potrebbe trovare in “Patria” un buon alleato per assicurarsi la maggioranza parlamentare. Non è da scartare neppure un avvicinamento all’artista Vakarčuk, soprattutto se si considera che le idee (di base) di “Il servo del popolo” sono simili a quelle del cantante: la volontà di cambiare il sistema, di combattere la corruzione e di avvalersi per governare di una cerchia di persone nuove con una reputazione senza macchia. Tuttavia Vakarčuk afferma di non ambire al potere, ma di voler semplicemente apportare dei cambiamenti tangibili nel sistema politico e sociale ucraino.

Leader di una delle maggiori rock-band ucraine, gli Okean El’zySvjatoslav Vakarčuk è una figura nota in Ucraina, e non solo nella sfera musicale. Membro del parlamento ucraino durante il governo di Juščenko (2007-2008), ha sostenuto prima la rivoluzione arancione e poi le proteste di Euromaidan. Lanciando il suo nuovo partito politico Holos (Voce), ha annunciato fermamente l’intenzione di presentarsi alle parlamentari anticipate: “Oggi voglio iniziare una nuova era nella politica ucraina, con voi. Oggi in Ucraina si ascolterà una nuova voce. La mia voce. La vostra voce. La nostra voce. Abbiamo creato una nuova forza politica… il partito Holos“.

La sua campagna ha già registrato diversi consensi, probabilmente dovuti al fatto che è un personaggio molto popolare e che, durante i suoi comizi, il rock’n’roll non manca. Secondo i sondaggi, il voto in suo sostegno è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto tra l’elettorato più giovane, dando grande speranza all’artista di riuscire a varcare quel famoso 5%. Non resta che vedere se anche i candidati in lista del suo partito raccoglieranno gli stessi risultati.

Petro Porošenko e i partiti minori

Nonostante la sconfitta alle presidenziali, Petro Porošenko aveva dichiarato di non aver alcuna intenzione di lasciare la politica e corre ora alle parlamentari con un partito completamente rinnovato. Il primo passo innovativo è stato il rebranding del nome del suo partito: il “Blocco di Petro Porošenko” (Blok Petra Porošenko) è stato ribattezzato in “Solidarietà europea”.

L’obiettivo principale del partito è quello di soddisfare i criteri per presentare le domande di ingresso dell’Ucraina nella NATO e nell’UE e diventarne membri entro il 2025-2027. Naturalmente, ciò va a braccetto con il proposito di impedire alle formazioni filorusse di entrare in parlamento. Il movimento “Piattaforma di opposizione-Per la vita”, già presente alla Rada dal 2014 con il gruppo “Blocco di opposizione”, sembra infatti essere ben piazzato per tornare a farne parte e Boyko, che alle presidenziali ha ottenuto il quarto posto con l’11,67% dei voti, si dimostra ben determinato a non mollare la presa.

Anche il noto politico Michail Saakašhvili, ex-governatore della regione di Odessa ed ex presidente della Georgia, è riuscito a registrare in extremis il suo partito “Movimento di forze nuove” (Ruch Novych Syl); e questo nonostante sia stato privato della sua cittadinanza ucraina per più di un anno su decreto dell’ex presidente Petro Porošenko, decisione revocata a maggio da Zelenskyj. Secondo la legge elettorale, i candidati parlamentari devono essere cittadini ucraini e devono aver vissuto in Ucraina per almeno cinque anni consecutivi. Il tribunale amministrativo ha stabilito che Saakašhvili ha pieno diritto di partecipare alle elezioni.

Nonostante molti ucraini sostengano le sue idee populiste, il suo partito non sarà probabilmente in grado di superare la soglia di sbarramento. Lo stesso si può affermare per i rappresentanti delle frange di estrema destra (SvobodaPravij SektorNatskorpus), che hanno deciso di presentarsi come un unico blocco, per i radicali di Oleh Ljaško, per la fazione “Posizione Civica” (Hromadjans’ka pozicija) di Anatolij Hrytsenko e per “Strategia ucraina” (Ukrains’ka Stratehija) dell’ex premier Volodymyr Grojsman, la cui iniziativa non sembra ricevere molta attenzione da parte degli elettori.

Un processo di monitoraggio mancato

Le parlamentari ucraine saranno oggetto di monitoraggio elettorale internazionale al fine di garantire un ulteriore sostegno al processo di democratizzazione del paese. Tuttavia, in seguito alla recente riammissione della Federazione russa all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), il portavoce del parlamento ucraino Andrij Parubij ha ritirato l’invito per la visita di monitoraggio di una delegazione del Consiglio. “Tra gli osservatori internazionali non possono esserci rappresentanti del paese aggressore, la Russia; non saranno osservatori, ma agenti della guerra ibrida di Putin”, spiega Parubij, aggiungendo che l’influenza della Russia sulle elezioni ucraine è inaccettabile.

La risposta della presidente Liliane Maury Pasquier è riportata sul sito ufficiale dell’APCE: “Devo sottolineare che l’Ucraina, in quanto membro del Consiglio d’Europa, è sotto il controllo dell’Assemblea e ha l’obbligo di invitare l’Assemblea ad osservare le elezioni presidenziali e parlamentari”. Pasquier si è, inoltre, dichiarata pronta a discutere per migliorare i rapporti tra l’Assemblea e il parlamento ucraino e la sua delegazione in sede di APCE. Nonostante ciò, il deputato Volodymyr Ar’jev ha dichiarato che la delegazione ucraina ha già deciso di lasciare l’Assemblea (insieme alle delegazioni di Estonia, Georgia, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia).

A monitorare le parlamentari, pertanto, ci saranno 310 osservatori provenienti da altre 9 istituzioni e organizzazioni internazionali, quali la missione ODIHR dell’OSCE, accreditate e confermate dalla Commissione centrale elettorale dell’Ucraina. Come per le presidenziali, non saranno presenti osservatori russi o provenienti dalla Federazione russa.

Secondo alcuni analisti politici, l’affluenza alle urne per queste parlamentari sarà più alta del solito e forse sfiorerà il 60%, un record nella storia elettorale ucraina. E il merito, probabilmente, va alle campagne di successo dei partiti di Zelenskyj e di Vakarčuk, che attirano l’interesse delle generazioni più giovani, solitamente poco inclini a prendere pare alla vita politica del paese.

 

Foto: Alexander Kalina/Shutterstock

 

 

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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