UCRAINA: Sospesa la partecipazione al Consiglio d’Europa in segno di protesta

La delegazione ucraina ha abbandonato la seduta del Consiglio d’Europa lo scorso 25 giugno, in segno di protesta contro la decisione di riammettere la Russia alle votazioni del Consiglio. La sospensione della Russia era stata decisa nel 2014 in seguito all’annessione della Crimea. Da allora la delegazione russa ha boicottato le riunioni e sospeso i pagamenti al Consiglio. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskij ha reagito richiamando la delegazione ucraina per un periodo di tempo non specificato.

Come si è giunti alla decisione

Lo scorso 17 maggio a un vertice a Helsinki, i ministri degli esteri dei 47 Stati membri erano giunti a un compromesso per riammettere la Russia alle votazioni del Consiglio d’Europa. In particolare la Francia e la Germania avevano sottolineato l’importanza di non escludere la Russia dall’organizzazione. Il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas aveva detto in quella sede che “la Russia fa parte del Consiglio d’Europa, con tutti i diritti e doveri che ne derivano”.

La questione era diventata urgente in seguito alla minaccia russa di uscire del tutto dal Consiglio d’Europa. Ciò avrebbe significato una grave sconfitta per il Consiglio, dato che un’eventuale uscita della Russia dal Consiglio avrebbe anche comportato la sua uscita dalla CEDU, le cui sentenze sono vincolanti. Secondo il Netherlands Helsinki Committee le ripercussioni più gravi verrebbero sentite dagli attivisti perseguitati in Russia che non potrebbero più accedere alla Corte: “l’uscita dal Consiglio della Russia negherebbe ai cittadini russi la protezione e giustizia garantiti dalla Corte”.

Tuttavia anche l’aspetto economico deve aver influito sulla decisione. La sospensione a partire dal 2017 dei pagamenti della Russia, circa 31 milioni l’anno, aveva lasciato un buco nei conti del Consiglio, aprendo così una “crisi contabile senza precedenti” che minacciava il suo funzionamento e metteva a rischio posti di lavoro.

La posizione dell’Ucraina

I critici della decisione sostengono che il Consiglio d’Europa abbia ceduto alla pressione dalla Russia: è infatti la prima volta dal 2014 che una sanzione europea nei suoi confronti viene revocata. Secondo alcuni membri della delegazione ucraina la decisione è un segno di debolezza dell’Europa. Il ministro degli esteri ucraino, Pavlo Klimkin, ha commentato che “è disgustoso vedere alcuni partner europei cercare di coprire la loro collaborazione con il governo russo con preoccupazioni sulla società civile russa”, aggiungendo che il Consiglio “ha perso la nostra fiducia e sarà estremamente difficile ristabilirla”.

Con l’Ucraina si sono schierati i paesi baltici, assieme alla Polonia e alla Georgia. Anche la delegazione britannica si è opposta con 8 voti contrari e 2 favorevoli, segno della tensione nelle relazioni con la Russia in seguito all’avvelenamento dell’ex agente russo Skripal in territorio britannico.

Il commento russo

La decisione è stata accolta con favore dalla Russia. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che “non si tratta di una vittoria diplomatica per Mosca ma di una vittoria del buonsenso”. Riguardo alla presenza i quattro persone colpite da sanzioni europee nella delegazione russa ha detto che “la delegazione è adeguata per questo forum”. Peskov nota inoltre che non cambia la posizione europea riguardo alla Crimea: “è difficile che il punto di vista predominante sia cambiato. Ma siamo determinati ad essere pazienti e di spiegare la questione della Crimea finché i nostri partner esteri cambieranno idea”.

Tra le delegazioni che hanno sostenuto la riammissione spicca il voto dell’Olanda, con 5 voti su 7 favorevoli, nonostante la controversia sull’abbattimento dell’aereo di linea MH17 sul Donbass nel 2014. Una commissione investigativa olandese ha da poco pubblicato un rapporto in cui viene constatato il coinvolgimento della Russia e vengono individuati cinque cittadini russi, sospettati di aver partecipato.

È difficile valutare se la scelta del Consiglio sia stata un’astuta manovra diplomatica o un segno di debolezza. Ciò che è chiaro, però, è che la Russia si trova ora in una posizione più favorevole per ottenere la revoca di ulteriori sanzioni nei suoi confronti.

Foto: affarinternazionali.it

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