UCRAINA: Tra sondaggi, spot e incertezze verso le presidenziali

da KIEV – Mancano solamente pochissimi giorni alle tanto attese elezioni presidenziali: il popolo ucraino sarà chiamato alle urne domenica 31 marzo al fine di scegliere il candidato che governerà il paese per i prossimi cinque anni. Tra scommesse, sondaggi, pubblicità alle stelle e incertezze in questa guerra contro tutti si cerca ancora di tenere fuori Mosca il più possibile, e non solamente per non lasciare il posto ai candidati pro-Cremlino.

Si accettano scommesse

A dieci giorni dal fatidico giorno, alcuni bookmaker (le scommesse sono ancora aperte per chi lo volesse) hanno confrontato le probabilità di vittoria dei tre candidati sul podio dei sondaggi che invadono testate giornalistiche e canali televisivi locali e internazionali. L’attore e comico Volodymyr Zelensky, che vola in testa alle classifiche e raggiunge in alcuni casi addirittura il 30% dei voti, sembra in realtà avere il 40% delle possibilità di vincere, la stessa percentuale che vede il presidente in carica Petro Porošenko rimanere per un secondo mandato. Segue la leader del partito “Patria” Julija Tymošenko, le cui probabilità sono stimate al 20% come per i rimanenti 36 candidati. A conti fatti, il pareggio previsto dai sondaggi tra lo showman e il re del cioccolato per il primo turno, che si terrà domenica prossima, porterà molto probabilmente a un ballottaggio, un secondo turno che avrebbe luogo il 21 aprile.

L’attuale presidente Petro Porošenko, tuttavia, non si fa calpestare da sondaggi e statistiche, ma mostra sicurezza nella sua vittoria alle imminenti elezioni: lo fa in diretta TV esprimendo la speranza che gli ucraini valutino equamente i risultati della sua attuale presidenza.

Pubblicità: chi spende di più?

Secondo quanto affermato nell’analisi condotta dal movimento Česno, la maggior parte dei fondi provenienti dai conti elettorali dei candidati sono finiti in pubblicità. L‘importo totale delle spese pubblicitarie e spot televisivi a tema elettorale ha superato il miliardo di grivne, l’equivalente di quasi 33 milioni di euro.

La reginetta del consumo si rivela essere Julija Tymošenko, la cui spesa sfiora i 2,6 milioni di euro; è seguita dal presidente in carica Petro Porošenko che supera gli 1,8 milioni di euro e figura negli spot pubblicitari ben 2.577 volte, sebbene quasi esclusivamente sul 5° canale (di sua proprietà). Lo showman Volodymyr Zelensky, invece, si mostra “solamente” con 1.610 annunci.

Al contrario di quello che si può dedurre da scommesse e sondaggi, i tre candidati che svettano nella top 3 dei prescelti sono solo secondi, in termini di apparizione televisiva negli spot pubblicitari, all’oligarca del blocco oppositore Juriy Boyko, il quale è apparso ben 2.695 volte in numerosi annunci pubblicitari per un costo superiore a 1,6 milioni di euro.

Naturalmente, la quantità di pubblicità a tema politico in televisione è cresciuta al momento del via ufficiale della campagna elettorale. Se nel dicembre 2018 un canale trasmetteva in media 12 spot relativi alla campagna elettorale al giorno, a gennaio ne aveva già 14; a febbraio, invece, se ne sono registrati in media 60 al giorno.

Mosca tagliata fuori?

Come riportato dal giornale UNIAN, la Commissione elettorale centrale ucraina ha negato l’accreditamento ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e dei diritti umani) di 24 cittadini russi alla missione di osservazione elettorale organizzata dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).

Il ministero degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito illegittima questa decisione, che contraddice le norme del diritto internazionale e la posizione ufficiale di Kiev nel rispetto dei valori democratici, tra cui l’organizzazione e lo svolgimento di elezioni trasparenti. “Con le sue azioni, Kiev si è di nuovo screditata: lo spirito e le parole del documento di Copenaghen e degli altri impegni OSCE in materia di elezioni sono stati gravemente violati”, ha affermato Lavrov, aggiungendo che ciò che sta accadendo in Ucraina suggerisce che Kiev abbia qualcosa da nascondere alla comunità internazionale e agli ucraini.

L’Ucraina, da parte sua, si difende puntando sulla questione della sicurezza: la Russia cercherà di influenzare gli ucraini durante le elezioni attraverso i suoi osservatori, rappresentanti nel suddetto caso di un “paese aggressore”.

 

Immagine: EPA/UPG

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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