STORIA: l’URSS e lo sciopero dei minatori britannici del ’26

Nel precedente articolo dedicato ai rapporti tra l’URSS e il proletariato britannico sono stati individuati gli elementi teorici e fattuali che frenarono una potenziale svolta rivoluzionaria nella Gran Bretagna dei primi anni ‘20.

Nel maggio del 1926 lo scoppio del primo sciopero generale nella storia del Regno Unito metterà in discussione questi elementi, bloccando per diversi mesi il processo di normalizzazione dei rapporti tra Mosca e Londra.

La stabilizzazione dei rapporti 

Dopo la caduta del governo laburista nel ‘24, il crollo dei socialisti nel Consiglio generale dei sindacati britannici (TUC) e l’arresto, nell’ottobre del ’25, dei vertici del Partito Comunista di Gran Bretagna (CPGB), le velleità rivoluzionarie perseguite dal Comintern (Terza Internazionale) e dal mondo sindacale comunista si esaurirono in modo quasi definitivo. Persino il combattivo presidente del Comintern, Grigorij Zinov’ev, si arrese all’idea che, senza l’avanguardia del CPGB ed una maggioranza di socialisti nel TUC, il movimento operaio non sarebbe stato in grado di sostenere un’azione rivoluzionaria efficace.

Sorretti dal Narkomindel (Commisariato per gli Affari Esteri), i vertici del partito comunista sovietico (PCUS) spostarono quindi l’attenzione sulla necessità di non logorare i già precari rapporti diplomatici con il Regno Unito. Questo approccio accelerò il processo di normalizzazione delle relazioni anglo-sovietiche tra la fine del 1925 e gli inizi del 1926, tanto da convincere Austen Chamberlain, Segretario di Stato per gli Affari Esteri, a preparare un memorandum per il riavvio dei rapporti commerciali tra i due paesi (interrotti nel ’24). Un segnale importante, che verrà però congelato durante il maggio del 1926 a causa del supporto sovietico allo sciopero dei minatori britannici.

Le radici della rivolta

Nonostante la timida ripresa del dopoguerra il Regno Unito si trovava in una precaria situazione socioeconomica. Il tenore di vita della media e alta borghesia rimaneva alto, ma la classe più numerosa del paese, il proletariato, era immersa nella miseria e afflitta dalla disoccupazione (nel 1925 i disoccupati raggiungevano i 2 milioni). Tra le categorie di lavoratori più vessati dalla stagnazione c’era lo zoccolo duro dell’elettorato del CPGB: i minatori del Nord dell’Inghilterra e del Galles, dove in alcune zone il tasso di disoccupazione raggiungeva il 70 %.

Tra la fine del ’25 e gli inizi del ‘26 la crisi del settore dell’industria estrattiva raggiunse un punto di non ritorno. Il prezzo del carbone scese, mentre vennero aumentati gli orari di lavoro e diminuiti i salari dei minatori. Supportati da quello che rimaneva del CPGB, i lavoratori delle miniere cominciarono quindi ad organizzarsi per dare una risposta combattiva alle strategie padronali.

Durante il IV Congresso del Profintern (Internazionale sindacale comunista) nel marzo del ’26, proprio i superstiti del CPGB chiesero ai sovietici delle direttive chiare da seguire, senza ricevere però una risposta lineare da Mosca. La maggioranza dell’élite sovietica era convinta che non ci fossero le condizioni per mettere in crisi il sistema capitalista nel Regno Unito. Bisognava limitarsi ad esercitare una pressione sui moderati del TUC senza prendere davvero in mano la situazione.

Quella del PCUS assumeva le forme di una politica fatalista: i sovietici non vedevano nello scontro tra minatori e industriali l’embrione di una potenziale fase rivoluzionaria in Gran Bretagna, ma aspettavano lo sviluppo degli eventi per poter prendere una posizione definitiva.

Lo sciopero generale

Agli inizi di aprile il TUC espresse la ferrea volontà di fermare l’incombente sciopero, ma le negoziazioni con gli industriali non andarono a buon fine. Così, il 1 maggio del 1926, scadeva il termine per un accordo. Lo sciopero venne fissato il 3 maggio per permettere al TUC di trovare ulteriori soluzioni negoziali. Possibilità che però non si materializzò, dando avvio alla contestazione dei minatori.

Le dimostrazioni erano guidate da quelli che Stalin definì il “reparto d’avanguardia del proletariato inglese”, ma aderirono anche altre categorie tra cui i ferrovieri, gli edili e i trasportatori. Complessivamente, più di due milioni e mezzo di lavoratori vennero coinvolti nelle manifestazioni. Lo sciopero terminerà il 14 maggio con una pesante sconfitta sindacale ma le proteste dei minatori si trascineranno fino al novembre del 1926, mettendo in mostra le straordinaria tenacia di chi rappresentava una consistente fetta del movimento operaio britannico.

Le reazioni di Mosca

Il 4 maggio il Politburo si riunì per discutere dei fatti inglesi. Tutti i partecipanti concordarono sulla necessità di inviare degli aiuti economici al movimento sindacale britannico. Ma la vera partita non si giocò su un terreno economico o su quello della solidarietà internazionale, bensì su un campo ideologico.

Gli sviluppi in corso nel Regno Unito misero infatti a nudo le debolezze della politica attendista promossa da Stalin, dando l’opportunità ai sostenitori dell’internazionalismo rivoluzionario di rilanciare le loro tesi. La discussione coinvolse diverse figure chiave del Politburo e diventò uno dei primi focolai di tensione tra Stalin e le opposizioni interne al partito.

Uno scontro ideologico: l’opposizione unificata contro Stalin

Il dibattito maturato durante le sessioni del Politburo segnerà il consolidamento di quella linea politica conosciuta come “opposizione unificata”, frutto dell’alleanza tra Trotskij, Kamenev e Zinov’ev. Il protagonista più radicale della critica alla strategia attendista del PCUS fu il presidente del Comintern, che accusò il partito di aver coltivato i rapporti con i laburisti e i sindacalisti moderati piuttosto che con l’avanguardia rivoluzionaria del CPGB, tradendo così la fiducia della classe operaia impegnata nelle manifestazioni.

Per Zinov’ev, una nuova era rivoluzionaria premeva alle porte dell’Europa mentre la fase di stabilizzazione del capitalismo era ormai terminata. Bisognava quindi combattere il riformismo di sinistra, superare la politica del “fronte unitariocon i socialisti moderati e lavorare a stretto contatto con le avanguardie e i movimenti sindacali rivoluzionari.

Inoltre, era necessario smembrare l’ARJAC (Consiglio Consultivo Anglo-Russo), organismo che si era dimostrato incapace di svolgere la sua funzione storica, ovvero quella di fomentare e coordinare una rivoluzione in Gran Bretagna. Seguendo la linea tracciata da Zinov’ev, Trotskij accusò la diplomazia sovietica di aver ignorato il richiamo della classe operaia inglese in nome di un realismo volto esclusivamente a mantenere buoni rapporti con il Regno Unito.

La sconfitta delle opposizioni 

A contrastare le posizioni della nascente opposizione unificata furono, oltre a Stalin, il Presidente del Consiglio dei commissari del popolo della RSFS, Aleksej Rykov, il Segretario dei sindacati ufficiali (VCSPS), Michail P. Tomskij, e i membri del Politburo Nikolaj Bucharin e Vjačeslav Molotov. Sorretto dalla maggioranza del partito, questo gruppo accusò i membri dell’opposizione di frazionismo e avventurismo politico. Rykov sottolineò la totale mancanza di conoscenza, da parte di Trotskij e Zinov’ev, della situazione socioeconomica del Regno Unito.

Secondo il presidente della RSFS, i leader dell’opposizione erano stati incapaci di tenere in considerazione le peculiarità del sistema anglosassone che impedivano l’attuazione di una politica funzionale alla rivoluzione globale. In altre parole, l’opposizione veniva accusata di rimanere completamente slegata dalla realtà politica e dalle sue logiche.

Interrompere i rapporti con i moderati del TUC e disabilitare l’ARJAC avrebbe significato perdere il contatto con le uniche forze in grado di mobilitare il grosso della classe operaia britannica nel prossimo futuro. Allo stesso modo, non si poteva affidare al partito comunista britannico o al sindacato dei minatori la responsabilità di guidare una rivoluzione, poiché queste rimanevano realtà piccole, poco seguite dalle masse.

L’8 giugno del 1926, nella risoluzione finale intitolata “sulle lezioni dello sciopero britannico“, le tesi di Zinov’ev  e Trotskij verranno respinte categoricamente dalla maggioranza del Politburo, mentre saranno ampiamente condivise quelle elaborate da Rykov e Tomskij. Così facendo, i due sedimenteranno la loro alleanza con Molotov, Bucharin e Stalin, il quale aumenterà progressivamente i suoi consensi grazie alla capacità di adattarsi con spirito pragmatico alle sfide proposte dallo scenario internazionale.

 


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Chi è Stefano Cacciotti

Nato a Colleferro (RM) nel 1991. Laureato in Sociologia e in Interdisciplinary research and studies on Eastern Europe. Ha vissuto a Varsavia (2013) e a Budapest (2016), dove ha approfondito i suoi studi sulla storia contemporanea di Polonia e Ungheria. Attualmente frequenta il Master di II livello in "Comunicazione Storica, Televisione e Multimedialità" dell’Università di Roma Tre.

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