SLOVENIA: Elezioni europee, tra voto ai moderati e rischio astensione

Il prossimo 26 maggio, gli elettori sloveni si recheranno alle urne per il rinnovo del parlamento europeo per la quarta volta. La prima fu nel 2004, all’indomani dell’ingresso del paese nell’Unione europea avvenuta nel maggio dello stesso anno. Non un appuntamento particolarmente sentito, a dire la verità, quantomeno stando all’affluenza misurata nelle tre precedenti tornate, in concomitanza delle quali solo un quarto degli aventi diritto si è effettivamente recato alle urne. Un dato in linea con il dichiarato euro-scetticismo di oltre la metà della popolazione slovena.

Le elezioni passate

Le elezioni europee scorse avevano restituito un risultato assai frammentato, come da tradizione del paese, con una pletora di partiti e partitini con percentuali ben al di sotto del 10%. A spuntarla assicurandosi tre seggi era stato il Partito Democratico Sloveno (SDS) appartenente al Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE). Il successo del PPE era stato ulteriormente incrementato grazie al contributo di altri due partiti, Nuova Slovenia (N.Si) e il Partito Popolare Sloveno che, uniti, si erano aggiudicati altri 2 seggi. I tre scranni rimasti erano stati ripartiti, invece, tra Verjamem (Gruppo dei Verdi), il Partito Democratico dei Pensionati (Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali e per l’Europa, ALDE) e il Partito Socialdemocratico (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo, S&D): quest’ultimo il vero grande sconfitto avendo raggranellato un misero 8%.

I partiti in lizza e i temi caldi

A conferma dell’atomizzazione del quadro politico sloveno, saranno ben 14 i partiti in lizza a questo giro: 103 candidati, 52 uomini e 51 donne, si contenderanno gli otto posti disponibili. Malgrado il presidente della Repubblica, Borut Pahor, abbia cercato di caricare di significato queste elezioni definendole “le più importanti dalla loro introduzione del 1979, anche per il nostro interesse nazionale” l’astensionismo è atteso ancora molto significativo. La consapevolezza che, in questo quadro e con un sistema elettorale puramente proporzionale, saranno sufficienti poche migliaia di voti per assicurarsi un posto nell’europarlamento ha fatto prevalere l’interesse di parte sulla possibilità di trovare alleanze. Una situazione che trova il suo apice tra le compagini di centro dove il partito del primo ministro Marjan Sarec, Lista di Marjan Sarec (LMS), si presenterà diviso dagli altri due partiti di centro con cui, pure, condivide la guida nazionale: il Partito di Centro Moderato (SMC) e il Partito di Alenka Bratusek (SAB).

Sviluppo economico e infrastrutturale e rapporti con i paesi limitrofi sono tra i temi caldi della campagna elettorale: quest’ultimo punto tornato agli onori del dibattito anche grazie alle uscite estemporanee del presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani, sull’Istria “italiana” e alla disputa diplomatica con la Croazia sul confine marittimo nel Golfo di Pirano. Argomenti, entrambi, che hanno contribuito a rinvigorire il sentimento nazionalistico degli sloveni.

A destra si gioca soprattutto la carta della lotta alla migrazione e il Partito Democratico (SDS) di Janez Jansa si è progressivamente allineato alla narrazione anti-immigrati così in voga in gran parte d’Europa. Con la differenza che, dopo la crisi migratoria del 2015 quando migliaia di migranti lungo la rotta balcanica attraversarono la Slovenia, oggi la questione migrazione sembra piuttosto marginale anche nell’immaginario collettivo, dato il numero limitato di permessi di soggiorno rilasciati e le pochissime richieste d’asilo ricevute.

A sinistra, al contrario, si punta su un cambiamento radicale dell’Europa e con lo slogan “Un’altra Europa è possibile”, la leader di Levica (La sinistra), Violeta Tomic, si pone su posizioni apertamente critiche della politica economica comunitaria rilanciando l’idea di un’Europa più solidale e cooperativa, “un’Europa dei cittadini e non del capitale”. Dalla medesima parte, il Partito Socialdemocratico spera nel traino di Tanja Fajon, ex giornalista, nell’europarlamento dal 2009 e attuale vice-presidente dell’Alleanza Progressista (S&D).

I sondaggi

I sondaggi disponibili danno per favorita la Lista Marjan Sarec (affiliata al Gruppo ALDE) accreditata di quasi il 40%: il neo premier, Sarec, beneficia ancora dell’onda lunga del suo fresco incarico e della popolarità guadagnata promettendo un profondo cambiamento del paese (partendo dal sistema sanitario nazionale), ma la luna di miele con gli sloveni mostra i primi segni di stanchezza, come dimostrato dal calo di consensi del proprio governo che, in pochi mesi, è passato dal 70% al 56% di gradimento.

Ciononostante il Partito Democratico Sloveno (Gruppo PPE) rimane distante, intorno al 20%, e tutti insieme i partiti affiliati al PPE sommano solo il 30% circa, ben al di sotto del 45% raccolto 5 anni fa. Per la sinistra si prospetta l’ennesima batosta con il Partito Socialdemocratico e Levica che, insieme, non oltrepassano la soglia del 20%.

Chi è Pietro Aleotti

Milanese per caso, svariati articoli su temi ambientali, pubblicati in tutto il mondo. Collabora con East Journal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani ma di Bosnia ha scritto anche per Limes e l’Espresso. E’ anche autore per il teatro: il suo monologo “Bosnia e il rinoceronte di pezza” ha vinto il premio l’Edizione 2018 ed è arrivato. secondo nella XVI edizione del Premio Letterario Internazionale Lago Gerundo. Il suo racconto "La colazione di Alima" è stato finalista e menzione speciale al "Premio Internazionale Quasimodo".

Leggi anche

LETTERARIA: “Jugoslavia, terra mia” di Goran Vojnović

Un libro sul senso di colpa e sulla responsabilità, sulla banalità del male, nonché il primo romanzo sloveno sulle guerre in ex-Jugoslavia.

Privacy Preference Center