LITUANIA: L’esito delle presidenziali rinviato al ballottaggio

Domenica 12 maggio, i cittadini lituani si sono recati alle urne per eleggere il nuovo Presidente. Ingrida Šimonytė ha ottenuto il 31,2%, seguita da Gitanas Nausėda con il 30,9%. I due candidati si scontreranno al ballottaggio del 26 maggio. Inoltre, la popolazione era chiamata a pronunciarsi su due referendum, uno relativo al doppia cittadinanza e l’altro sulla riduzione dei parlamentari della Seimas da 144 a 121.

Le elezioni presidenziali

Nausėda, economista di professione, ha condotto la campagna elettorale da candidato indipendente. Secondo il politologo lituano Ainė Ramonaitė, la popolazione non ripone più molta fiducia nei partiti politici tradizionali, consentendo pertanto a Nausėda di raccogliere voti. Šimonytė, ex ministro dell’economia, invece, è sostenuta da Unione della Patria, principale partito di destra lituano. Vicina alle posizioni occidentali e anti-russa, è riuscita a ottenere il sostegno soprattutto dei giovani, grazie all’apporto dei social.

Oltre a Šimonytė e a Nausėda, l’attuale primo ministro Saulius Skvernelis era in lizza per il ballottaggio. Skvernelis ha tuttavia ottenuto solo il 19,7% – un risultato che lui stesso ha interpretato come una sconfitta politica. In seguito alla sconfitta, Skvernelis ha infatti affermato che “l’incapacità di andare al ballottaggio è una valutazione di me stesso come politico” e che, quindi, rassegnerà le proprie dimissioni da Primo Ministro a luglio di quest’anno.

I due referendum

Con un quorum del 52,6%, il 71,9% dei votanti si è espresso a favore della modifica dell’articolo 12 della Costituzione, aprendo così la possibilità di ottenere la doppia cittadinanza. Infatti, fino ad ora, un cittadino lituano che avesse voluto ottenere la cittadinanza di un altro paese avrebbe automaticamente perso quella lituana. Con la modifica dell’articolo 12 sarà invece possibile ottenere la doppia cittadinanza – anche se soltanto con 43 paesi: gli Stati Membri dell’UE, della NATO, dell’OCSE e dell’EFTA. La Russia, dunque, ne rimane esclusa.

Per quanto riguarda la modifica dell’articolo 55 della Costituzione, relativo alla riduzione dei seggi parlamentari da 144 a 121, la presidente uscente, Dalia Grybauskaite, aveva sminuito la possibile riforma, affermando che “non migliorerà né la qualità del lavoro del Parlamento, né la sua reputazione”. Nonostante il 73,7% dei voti fosse in favore della riforma, il quorum del 50% non è stato raggiunto, non permettendo pertanto la modifica dell’articolo stesso.

Foto: euronews.com

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