CROAZIA: Elezioni europee. Gli schieramenti in campo

Il 26 maggio si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Per la Croazia si tratta della seconda volta dopo la tornata del 2014, svoltasi a distanza di un anno dall’adesione all’Unione europea. Ad oggi, se il Regno Unito dovesse partecipare al voto, al paese spetterebbero 11 parlamentari eletti in un’unica circoscrizione nazionale. La legge elettorale prevede un sistema proporzionale con uno sbarramento del 5%. In caso di Brexit, i seggi per la Croazia salirebbero a 12.

L’attuale governo, nato nel giugno 2017 dopo una lunga fase di instabilità, è guidato dai cristiani-conservatori dell’Unione Democratica Croata (HDZ) con il sostegno del Partito Popolare Croato (HNS), ex alleato del Partito Socialdemocratico (SDP) con cui si era presentato alle elezioni politiche del 2016.

Le elezioni europee del 2014

Il dato più significativo delle scorse elezioni europee è stato quello relativo all’affluenza, pari ad appena il 25,2% contro una media europea del 42,6%. Questo risultato ha evidenziato la poca fiducia che i cittadini croati nutrono verso questo tipo di consultazioni, come dimostrato anche da un sondaggio condotto dallo stesso parlamento europeo nel 2018 secondo cui appena il 30% dei croati considera importanti le elezioni europee.

I risultati del 2014 videro la vittoria della Coalizione Patriottica (Domoljubna koalicija) formata dall’HDZ e dal Partito Croato dei Diritti dr. Ante Starčević (HSP-AS) con il 41,4% e 6 seggi, 5 per l’HDZ appartenente al Partito Popolare Europeo (EPP) e 1 per l’HSP-AS membro del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR).

L’altro schieramento era rappresentato dalla Coalizione Kukuriku con il 29,9% dei voti e che raggruppava l’SDP, membro del Partito Socialisti e Democratici (S&D) cui andarono 2 seggi, la Dieta Democratica Istriana (IDS) e l’HNS, entrambi con 1 seggio e appartenenti al gruppo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE).

L’ultimo seggio disponibile spettò alla coalizione della sinistra ambientalista ORaH, membro del gruppo dei Verdi (Greens/EFA), che ottenne il 9,4% dei voti.

I partiti in campo

A differenza di cinque anni fa il panorama politico croato appare più frammentato a causa della profonda crisi di consenso dei due principali partiti, l’HDZ e l’SDP, che hanno deciso di correre con liste proprie. L’HDZ è guidato dal trentenne Karlo Ressler, proveniente dalle giovanili e simbolo del rinnovamento generazionale attuato dal partito. L’SDP ha invece deciso di puntare sulla continuità candidando come capolista l’attuale parlamentare europeo Tonino Picula.

Il ruolo di terzo incomodo è conteso tra la cosiddetta Alleanza Amsterdam, formata da GLASS, IDS e dal Partito Contadino Croato (HSS) affiliata all’ALDE e sostenitrice di un’Europa più inclusiva e libera, e il movimento Živi Zid. Quest’ultimo, sostenitore del ritiro del paese dalla NATO e contrario all’introduzione dell’euro, punta a creare un nuovo gruppo parlamentare con il Movimento 5 Stelle, con cui ha già avuto incontri ufficiali.

I sondaggi

Secondo gli ultimi sondaggi, l’HDZ, nonostante la perdita di circa 15 punti, dovrebbe confermarsi primo partito con il 28% dei voti ottenendo così 5 seggi (uno in meno rispetto al 2014). I socialdemocratici vengono invece accreditati intorno al 18%, pari a 3 eurodeputati. Ad ottenere la crescita più alta dovrebbe essere proprio il movimento Živi Zid, accreditato intorno al 9%, dallo 0,5% del 2014, riuscendo ad eleggere un proprio candidato. I due seggi rimanenti dovrebbero essere divisi tra la Coalizione Amsterdam (8%), e il partito liberal-conservatore Most, senza nessuna affiliazione europea, registrato intorno al 6,7%. Salvo sorprese dell’ultimo minuto relative alla Brexit, dovrebbe restare fuori dal prossimo parlamento europeo la coalizione sovranista formata da Indipendenti per la Croazia (NHR) e dal Partito dei diritti croato (HSP) affiliata allo stesso gruppo parlamentare della Lega e del Fronte Nazionale francese, l’Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF).

Discorso simile per la lista di sinistra composta dal movimento Možemo, una sorta di Podemos croato, dalla Nova Ljevica (NL) e dalla coalizione ORaH che sembrano ancora lontani dal raggiungimento della soglia di sbarramento e dalla riconferma del seggio conquistato nel 2014.

Al di là dei risultati dei singoli partiti, la vera sfida per la Croazia e l’UE riguarda l’affluenza alle urne. Una crescita considerevole della partecipazione rappresenterebbe per le istituzioni europee una piccola vittoria, una dimostrazione della capacità di riconquistare la fiducia dei cittadini croati in un momento storico complicato. Dall’altro lato, la conferma di una bassissima affluenza lancerebbe un ulteriore segnale di disaffezione verso l’UE che, a sei anni dall’adesione di Zagabria, rimane ancora qualcosa di lontano, di cui i cittadini croati faticano a comprenderne i benefici.

Foto: slobodnaevropa.org

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, sta concludendo un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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