Perché la Russia sostiene Maduro?

Dopo mesi di crescente tensione, specialmente dopo l’attentato ai danni di Maduro lo scorso agosto, la crisi in Venezuela ha fatto un balzo sulle prime pagine dei quotidiani internazionali facendo crescere la tensione tra Washington e Mosca. La Russia rimane vigile e pronta a difendere i numerosi interessi nel paese latinoamericano.

Mentre Juan Guaidó, capo dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento venezuelano) e uno dei leader dell’opposizione, dichiarava la presidenza di Nicolas Maduro come ‘illegittima’, in molti in Europa e in America (Stati Uniti su tutti) si precipitavano a riconoscerlo come presidente ad interim. Nonostante alcune defezioni, infatti, come quella dell’Italia, la stragrande maggioranza dei paesi europei, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito in testa, hanno confermato il loro supporto a Juan Guaidó. Lo stesso, ovviamente, è stato fatto dagli Stati Uniti e dai loro alleati in America Latina. Non domi, a Washington continuano a non escludere un intervento militare, mentre lo stesso Guaidó ha ammesso che potrebbe ‘autorizzare’ l’intervento americano se Maduro non si dovesse fare da parte.

Russia e Cina, insieme contro Washington

Dall’altra parte della barricata, come di consueto, si sono schierati Mosca e Pechino. Entrambi, seppur con parole diverse, difendono la posizione dell’attuale presidente, Nicolas Maduro, e guardano all’aggressiva retorica americana come all’ultimo esempio della politica del ‘regime change’ che a Washington, secondo i due, accumuna democratici e repubblicani senza distinzione di sorta. A differenza di quello che scrivono in molti oggi, il sostegno a Maduro non è spinto dal cosiddetto ‘patto tra dittatori’, che vorrebbe Pechino e, soprattutto, Mosca quasi obbligati a difendere il regime venezuelano per evitare di fare la stessa fine in futuro. La posizione di Russia e Cina sul Venezuela è infatti in linea con la loro comune visione delle relazioni internazionali, basata sulla promozione di un sistema multipolare che rifiuta di riconoscere gli Stati Uniti, e il modello di democrazia liberale da loro promosso, come attore dominante e universale. Per la Russia, però, la crisi politica in Venezuela non è solo legata ad interessi di politica internazionale.

Il Venezuela non è solo uno dei pochi veri alleati di Mosca in America Latina (insieme a Cuba), ma è anche il paese che ha visto crescere notevolmente prestiti e investimenti delle compagnie statali russe. Nel caso di un cambio di regime quindi in ballo per la Russia non c’è solo la possibile perdita di un alleato, ma anche e per certi versi soprattutto, ingenti danni economici e strategici.

Prestiti…

Nel mezzo della gravissima crisi economica, iperinflazione galoppante e le dure sanzioni da parte degli Stati Uniti, Russia e Cina sono stati due alleati vitali per la sopravvivenza del regime di Maduro. Negli ultimi anni, infatti, gli ingenti prestiti di Mosca hanno permesso al Venezuela di evitare il default con i creditori stranieri come quello, considerato quasi come inevitabile, in seguito all’introduzione di un nuovo round di sanzioni economico-finanziarie da parte di Washington nel 2017, volto a strangolare il settore petrolifero che rappresenta circa il 90% dell’export del paese. Secondo alcuni dati, che rimangono non ufficiali perché senza conferma da parte di Mosca e Caracas, dal 2006 ad oggi la Russia ha prestato circa 17 miliardi di dollari al governo venezuelano. In molti casi si tratta di prestiti vincolati e destinati all’acquisto di beni e armamenti russi. Impegni che il Venezuela negli ultimi anni non è riuscito spesso a mantenere, provocando non poca irritazione a Mosca.

Petrolio…

A beneficiare del supporto russo è stata soprattutto la PDVSA, la compagnia petrolifera statale, finita in una grave crisi a causa del malgoverno, del drastico calo dei prezzi del greggio e delle sanzioni americane. Gli aiuti, non c’è nemmeno il bisogno di dirlo, non sono disinteressati. E se da una parte la Russia ha accettato di vedere ripagare il debito in natura, tramite spedizioni (quasi mai nei tempi previsti) di petrolio, dall’altra ha sfruttato la difficile situazione del paese per mettere sotto il proprio controllo una buona fetta del settore. La compagnia statale russa Rosneft è la più attiva nel paese sudamericano ed è oggi coinvolta con quote sostanziose in almeno cinque dei principali siti petroliferi del paese. Inoltre, mentre molte compagnie internazionali stanno lentamente abbandonando il paese per paura dell’instabilità politica e, soprattutto, dei vari round di sanzioni americane contro Caracas, proprio Rosneft – essa stessa sotto sanzioni – sta continuando ad espandere il proprio ruolo in America Latina sfruttando l’avamposto venezuelano. Ad esempio, più del 10% dell’export del petrolio venezuelano è ora gestito dalla compagnia russa e da numerose società intermediarie create per aggirare le sanzioni. A dicembre scorso, inoltre, la visita di Maduro a Mosca si è conclusa con la firma di una serie di accordi dal valore totale di 6 miliardi di dollari che prevedono un’ancor più stretta cooperazione nel settore petrolifero e minerario.

…e non solo

Quello del greggio non è certamente l’unico settore strategico per Mosca. In seguito all’introduzione delle sanzioni americane nel 2006, che introducevano il bando della vendita di armi al Venezuela di Chavez, la Russia ha drasticamente aumentato la propria presenza anche in questo settore. Da allora, secondo alcune stime, il Venezuela è diventato il principale mercato in America Latina per il materiale militare russo, con una serie di contratti dal valore complessivo di più di 11 miliardi di dollari. Ad oggi, la Russia fornisce veicoli corrazzati, sistemi di difesa anti-aerea, elicotteri e caccia, oltre agli armamenti tradizionali come i fucili Kalashnikov. Nonostante il calo degli ultimi anni e la crescente concorrenza cinese quindi, il Venezuela di Maduro rappresenta un importante partner e avamposto strategico in America Latina per l’industria bellica russa. Nella logica di Mosca non è difficile prevedere che fine possano fare questi investimenti se il Venezuela dovesse riabbracciare gli Stati Uniti.

Con Maduro, fino alla fine?

Una tale complessità di interessi economici, politici e strategici, non rende facile la pianificazione dei prossimi passi nella crisi venezuelana per Mosca. Mentre alcune fonti parlano dell’arrivo a Caracas di mercenari russi per proteggere Maduro, l’invio di due bombardieri nucleari (Tupolev Tu-160) lo scorso dicembre rappresenta una chiara dimostrazione di sostegno, oltre che di forza. Molte delle frecce nell’arco del Cremlino sembrano però spuntate. Anche se è facile prevedere un sostegno retorico ad oltranza, i mezzi reali a disposizione di Mosca per influenzare concretamente l’andamento della crisi politica in Venezuela sembrano limitati, in un continente lontano e, a stragrande maggioranza, sotto l’ala degli Stati Uniti. La conseguenza più importante, qualunque sia la fine (se ci sarà) della crisi, sarà sicuramente un ulteriore deterioramento delle relazioni tra Mosca e Washington (e, in certa misura, Bruxelles). Nulla di nuovo sotto il sole.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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2 commenti

  1. Claudio Vito Buttazzo

    Ma non vi viene in mente di pensare che la Russia sostiene Maduro semplicemente perché, a differenza degli Usa che se ne sono sempre bellamente fregati, ha sempre dimostrato grande rispetto per il diritto internazionale?

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