BOSNIA: Arresti e divieti, la repressione contro i manifestanti per la giustizia

Sono state due giornate di alta tensione a Banja Luka, capoluogo della Republika Srpska – una delle due entità autonome che compongono la Bosnia Erzegovina. I genitori di David Dragicevic, ventiduenne ammazzato a marzo e per il quale da allora ogni giorno ininterrottamente chiedono giustizia, sono stati arrestati il giorno di Natale. Durante il loro fermo, molti cittadini si sono recati in piazza per esprimere solidarietà, scatenando la repressione della polizia. Il movimento “Giustizia per David” ha quindi ricevuto il divieto di radunarsi, ma ha affermato che le proteste continueranno.

I fatti

Davor Dragicevic è stato arrestato la mattina di martedì 25 dicembre poco dopo esser uscito di casa. Ufficialmente, l’arresto è dovuto al rifiuto di Davor di recarsi alla polizia per rispondere della protesta – considerata illegale – condotta lo scorso 17 dicembre davanti al parlamento della Republika Srpska. Quel giorno si nominava il governo dell’entità e veniva confermato al ministero degli Interni Dragan Lukac, che Davor continua a ritenere responsabile politico dell’uccisione del figlio. Poco dopo, nella centralissima piazza Krajina, punto di ritrovo delle proteste del movimento “Giustizia per David”, veniva fermata anche Suzana Radanovic, madre del giovane, nonché diversi attivisti. Mentre la madre di David è stata rilasciata poche ore dopo, Davor Dragicevic – che in occasione dell’arresto ha riportato una frattura alla mano – è stato trattenuto fino al giorno dopo.

La polizia ha arrestato anche alcuni esponenti dell’opposizione, tra cui Branislav Borenovic e Drasko Stanivukovic del Partito del Progresso Democratico, Vojin Mijatovic dei socialdemocratici, così come l’ex deputato del parlamento regionale Adam Sukalo.

Gli arresti e le cariche – le cui immagini testimoniano la prova di forza messa in atto dalla polizia – sono stati effettuati da reparti speciali  ben equipaggiati e hanno scatenato l’indignazione di molti cittadini contro le autorità, accusate di arrestare i genitori del giovane ammazzato invece che i suoi assassini. Nella serata del 25 dicembre, la folla di cittadini si era radunata davanti alla chiesa del Cristo Salvatore per poi essere dispersa da un fitto cordone di polizia in tenuta antisommossa. Nel corso della giornata, inoltre, la polizia ha fatto rimuovere tutti i ricordi, le fotografie e gli oggetti che da quasi 300 giorni caratterizzavano il sit-in permanente in piazza Krajina (rinominata “piazza David”) – un’azione dall’alto valore simbolico con cui le autorità della Republika Srpska e il suo ex presidente Milorad Dodik (oggi alla presidenza collegiale bosniaca) hanno “ripulito” Banja Luka da qualunque dissenso, nonostante questo sia sempre stato pacifico.

Protesta a oltranza

Come c’era da immaginarsi, appena rilasciato Davor Dragicevic ha espresso la sua intenzione di protestare ad oltranza. Tuttavia, nelle stesse ore il ministro Lukac ha vietato al movimento “Giustizia per David” di radunarsi in piazza, affermando come per nove mesi la protesta sia stata “tollerata” nonostante il suo carattere illegale. Davor Dragicevic non si è fatto intimorire e ha quindi organizzato un corteo: la “marcia di David”, ripercorrendo la strada compiuta dal giovane poco prima di scomparire lo scorso 18 marzo. Alla fine, in modo altamente simbolico, Davor si è sdraiato sul punto esatto in cui una settimana dopo venne rinvenuto il corpo del figlio, completamente ricoperto di ematomi, abbandonato sulle rive del torrente Crkvena.

Non ci sono dubbi sul fatto che Davor, Suzana e tutti i cittadini che chiedono giustizia per David continueranno la loro protesta. All’indomani dell’arresto, la solidarietà è arrivata da tutta la Bosnia, a partire da Sarajevo, dove la causa di David Dragicevic è sostenuta da Muriz Memic, padre di Dzenan, giovane ammazzato nel 2016 in circostanze oscure. Muriz e Davor, che l’appartenenza etnica vorrebbe divisi, sono uniti dalla  tragica sorte toccata ai loro giovani figli e da marzo rappresentano la lotta trasversale contro l’ingiustizia e l’impunità in Bosnia-Erzegovina. Anche a Belgrado, all’indomani degli arresti, è stata organizzata davanti all’università la manifestazione “un cuore per David”, e una manifestazione simile si terrà  oggi anche a Zagabria.

Davor Dragicevic – che per tutti questi mesi ha sostenuto di conoscere i mandanti dell’omicidio – aveva anche precedentemente dichiarato che ad aprile, qualora non si arrivasse alla verità, andrà personalmente a dissotterrare il corpo del figlio.

Il vero volto di Dodik

La repressione poliziesca nel giorno del Natale cattolico sembra aver mostrato il vero volto autocratico dell’entità autonoma amministrata per anni da Milorad Dodik, che lo scorso ottobre è stato eletto a membro della presidenza tripartita della Bosnia. Pochi giorni prima del voto Dodik aveva profeticamente annunciato che dopo le elezioni Davor Dragicevic – “che si crede un figo” – non sarebbe più stato in piazza.

“La gente porterà in piazza nuovi cimeli, i lividi dei manganelli passeranno. Quello che invece non passerà e non verrà ignorato così facilmente è l’immagine vergognosa che le istituzioni [di Banja Luka, ndr] hanno mandato al mondo intero, che ha visto come la polizia picchi vecchi e bambini. Grazie a queste immagini terribili il caso Dragicevic è tornato sui media internazionali”, ha dichiarato per East Journal Vanja Stokic, direttrice del portale eTrafika.net, che aggiunge: “Le istituzioni hanno lanciato un boomerang che gli è subito ritornato indietro”.

La protesta per chiedere verità e giustizia per David continuerà, come sempre, ogni giorno alle 18, sfidando il divieto delle autorità. Quello che non è dato sapere, invece, è fino a che livello si spingerà la repressione.

Chi è Giorgio Fruscione

Classe 1987, politologo di formazione. E' un analista dell'ISPI esperto di Balcani, dove ha vissuto per anni lavorando come giornalista freelance. Per East Journal si occupa dell'area jugoslava. Parla correntemente serbo-croato, inglese e francese. Twitter: @Gio_Fruscione

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Un commento

  1. Sono sempre stato affascinato dal fatto come un giornalista Italiano sia in grado di manipolare la pubblica oppinione.
    Scrivo due parole a riguardo visto che seguo la faccenda e poi sparisco.
    Intanto, ” arrestati il giorno di natale “, spieghiamo alla gente che il 25. dicembre in Repubblica Serba di Bosnia non ha alcun significato, se no quello in cui la tv nazionale, la RTRS fa gli auguri agli cattolici , quasi inesistenti sul suolo della RS.
    Seconda cosa, il giornalista dice che David è stato ammazzato, la cosa assolutamente falsa. Non è stato ancora dimostrato che il ragazzo fu effettivamente ucciso.
    Papà di David, Davor Dragicevik viene effettivamente arrestato la mattina del 25. ma semplicemente perché non risponde agli inviti ufficiali del tribunale di Banja Luka di presentarsi per alcune dichiarazioni ufficiali. Viene rilasciato al pomeriggio, e lui stesso conferma di non essere stato maltrattato in nessun modo.
    La polizia della RS conduce alcuni arresti, del tutto legali per disturbo della quiete pubblica, e vengono aggrediti dalla folla. Democratico , vero?
    Papà di David, Davor, per mesi minaccia le famiglie degli politici, le mogli, i figli, parenti…. nessuno gli fa niente.
    La giustizia per David, per oltre 9 mesi consecutivi si presenta sulla piazza di Krajina, in centro storico di Banja Luka senza alcun permesso di manifestare. Per 9 mesi vengono impediti gli cittadini, non interessati alla manifestazione di godere del suolo pubblico, di fare le passeggiate, di accedere agli negozi ecc. E pure questo, non lo dice nessuno in Italia. La polizia della RS, dopo 9 mesi, quando si rotta le scatole, NON HA impedito la manifestazione, in quanto la RS è molto più democratica di tanti altri stati dell’UE, ma ha semplicemente messo le palette e ha detto basta! Volete manifestare? Per noi ok! Ma bisogna fare un richiesta, bisogna che la polizia valuti dove e quando fare la manifestazione in modo da non creare ulteriori disagi alla gente che ci vive e ci passa di li e che non vuole aderire alla manifestazione per un motivo o per altro.
    Bisogna dire che da un giorno al altro, a sostenere Davor sono venuti tanti ex militari dell’armata Bosniaca, comandanti, alcuni condannati anche per crimini di guerra, altri ancora sotto processo, a ” sostenere ” Davor.
    Penso, da buon conoscente della situazione balcanica, che , come dicono da me a Reggio “, che ghé qualcos’ cat tocca mia ” ….

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