RUSSIA: Morte a New York di un diplomatico

E’ deceduto lunedì a New York, dopo un attacco di cuore, il diplomatico russo Vitaly Churkin, da dieci anni voce della Russia nel Consiglio di Sicurezza ONU. Avrebbe compiuto 65 anni oggi.

Nato a Mosca nel 1952, Churkin da bambino partecipacome attore a ben due film su Lenin, Sinyaya Tetrad del 1963 e A Mother’s Heart del 1967. Dopo una laurea al MGIMO nel 1974 e un dottorato all’Accademia Diplomatica dell’URSS nel 1981, Churkin inizia a lavorare per la diplomazia sovietica.

Nel 1986, a 34 anni, per le sue competenze linguistiche è scelto dall’ambasciatore sovietico Yuri Dubinin per testimoniare sul disastro nucleare di Chernobyl davanti al Congresso USA. Proprio in quella occasione, assieme a Dubinin, ad un incontro con vari businessman americani incrocia per la prima volta Donald J. Trump. “Fu un incontro breve ma restai molto, molto colpito dal suo approccio aperto ed energetico al fare affari” ricordò poi. L’anno successivo Trump è invitato ad un viaggio in Unione Sovietica, al ritorno dal quale condanna la politica antisovietica di Reagan e pensa ad una candidatura presidenziale, poi sfumata. Secondo la giornalista Sarah Kendzior, “Churkin aveva 30 anni di conoscenza diretta di Trump. Come l’uomo che aveva reclutato Trump per l’URSS, era in una posizione unica”.

Dopo la caduta dell’URSS, Churkin continua la sua carriera nei servizi diplomatici russi – oltre a essere nominato vice primo ministro nel 1992. Due anni dopo è ambasciatore in Belgio, oltre che inviato per i Balcani per conto di Primakov. Churkin contribuisce ad allontanare Mosca dal sostegno a Milosevic e ai serbo-bosniaci, e a spingere questi ultimi a ritirare le armi pesanti dall’assedio di Sarajevo, a far riaprire l’aeroporto di Tuzla ai voli umanitari, e a metter fine agli attacchi contro l’enclave di Gorazde. Nel 1998 Churkin è in Canada. Rientra a Mosca nel 2003, e dal 2006 è Rappresentante Permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite.

Il suo mandato decennale come portavoce della Russia di Putin tra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU non è stato scevro da polemiche. Già nel 2008, durante la guerra russo-georgiana, Churkin viene criticato per una proposta di risoluzione (poi decaduta) per un embargo sulle armi alla Georgia. Nel 2014, a seguito dell’annessione della Crimea, si scontra con la giornalista CNN Christiane Amanpour che aveva criticato l’ambasciatore e sua figlia, Anastasia Churkina, giornalista per Russia Today. Sempre nel 2014, in giugno, Churkin fu uno dei sette diplomatici che a Vienna portarono a compimento il primo round del negoziato sul nucleare iraniano. Nel luglio 2015 Churkin pone il veto per la Russia alla proposta di risoluzione ONU sui vent’anni del genocidio di Srebrenica, attirandosi le critiche di vari stati e di Amnesty International.

E’ del 2016 il suo ultimo e più pesante veto: quello ad una risoluzione ONU per la fine dei combattimenti ad Aleppo, assediata dalle truppe di Assad. In tale occasione la sua controparte statunitense, Samantha Power, gli chiede se è davvero incapace di vergogna, di fronte a “un completo collasso di umanità”. E se oggi i colleghi onusiani, Power inclusa, lo ricordano come “maestro di diplomazia e uomo premuroso”, altri sono meno diplomatici. “Ha messo in atto più che dato forma alla politica estera russa, ma Churkin sarà ricordato per il veto posto agli sforzi per fermare il massacro di Aleppo”, secondo Kennet Roth di Human Rights Watch.

Foto: Wikicommons

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