CROAZIA: Attacco a locale LGBT. Cresce la discriminazione?

Da ZAGABRIA – Una grave aggressione a matrice omofoba in un locale LGBT ha provocato numerose proteste nel paese. Diverse associazioni accusano il governo di promuovere e legittimare, attraverso le sue politiche, un clima altamente discriminatorio.

Aggressione alla festa LGBT

Durante la notte dell’11 febbraio, ignoti hanno lanciato del gas lacrimogeno all’interno di un club della capitale, famoso per l’organizzazione di feste LGBT. L’aggressione ha causato diversi feriti e avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi, considerando il numero dei presenti. La notizia è stata riportata dai principali giornali croati e si è rapidamente diffusa sui social network, provocando la reazione immediata di cittadini, associazioni e partiti, che a gran voce hanno condannato l’attacco. Con un ritardo che non è passato inosservato, si è espresso anche l partito di governo, l’HDZ, dichiarandosi contrario a ogni forma di violenza e discriminazione. Una risposta troppo debole, secondo molti.

Qualche giorno dopo l’attacco, ha avuto luogo una manifestazione molto partecipata, organizzata da associazioni diverse, che in coro hanno denunciato l’aggressione come il risultato di un clima politico sempre più teso. “La mano che ha lanciato il gas non ha agito da sola: i suoi alleati più stretti sono coloro che oggi stanno danneggiando i valori di una società aperta,” riporta l’organizzazione Queer Zagreb.

LGBT, tra diritti e attivismo

Dal 2014 le unioni civili, per coppie eterosessuali e non, sono riconosciute dalla legge croata. Le adozioni per coppie omosessuali non sono invece previste, ma esiste una forma simile alla stepchild adoption disciplinata dalla legge. Il matrimonio rimane invece prerogativa delle coppie uomo-donna, così come precisato nella costituzione del paese in seguito al contestato referendum del 2013, promosso dalle associazioni cattoliche radicali e dai partiti di destra.

Negli ultimi anni sono aumentate le associazioni che si occupano dei diritti LGBT, anche grazie al supporto finanziario delle istituzioni europee. A giugno dell’anno scorso, si è tenuto il 15° Gay Pride di Zagabria: un successo, sia per il numero di partecipanti che per i contenuti politici portati tra le vie della città. Questo stimolo alla creazione di una società più aperta e tollerante si scontra, però, con una realtà politica conservatrice e fortemente ancorata a un cattolicesimo radicale, che più che accettare la libertà sessuale dei suoi cittadini, sembra tollerarla a malapena.

Il backlash della società croata

Secondo gli attivisti, questo clima peggiora di anno in anno, come dimostrano i crescenti attacchi, più o meno simbolici, alle minoranze nazionali, i richiedenti asilo, i diritti delle donne e la comunità LGBT. E ci sono anche altri segnali in tal senso: la nomina di Ante Gotovina a consigliere speciale per la sicurezza della patria, la targa posta a Jasenovac in ricordo dei militanti delle HOS, il crescente potere dei gruppi antiabortisti o la proposta di reintrodurre la leva obbligatoria perché i giovani croati sarebbero troppo effeminati. Sono le istituzioni stesse, quindi, a promuovere una società in cui la discriminazione è permessa e legittimata nello spazio pubblico. Da questo a vere e proprie aggressioni, il passo è fin troppo breve, come hanno dimostrato il pogrom di capodanno contro i rifugiati e questo attacco omofobo.

Foto: ANADOLU AGENCY

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association. Le analisi dell’autrice sono pubblicate anche su PECOB, Università di Bologna

Chi è Silvia Trevisani

Nata nel nord-est italiano, vive e lavora tra Zagabria e Copenaghen. Possiede una laurea triennale in Studi Internazionali (Università di Trento) e una magistrale in Interdisciplinary research and studies on Eastern Europe (Università di Bologna). Appassionata di Balcani, interessata agli studi di genere e spaventata dai neofascismi, ne scrive per East Journal. Parla inglese, francese e, dopo una rakija, serbo-croato.

Leggi anche

Croazia: L’assurda storia dei due sportivi nigeriani espulsi dalla polizia croata

Due atleti nigeriani scambiati per migranti e respinti. L'incredibile storia di Abia ed Eboh

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: