ALBANIA: Mito delle origini e nazionalismo albanese

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La mitologia eziologica, presente in ogni cultura, tenta di spiegare l’origine di un nome, di un luogo o di un’etnia. È accusata di essere uno dei principali motori posti alla base del fiorire di molti nazionalismi. Questi miti caratteristici, che fungono da collante sociale, soprattutto in periodi di forte transizione culturale, hanno creato problemi anche nella frammentata società albanese.

Come suggerisce Fatos Lubonja, umanista e dissidente del regime comunista, la realtà storica albanese è stata, nel corso degli anni, mistificata e modellata su esigenze politiche precise. Questa strategia manipolativa, che prese piede durante la resistenza agli ottomani nell’Ottocento, si rivelò vincente anche durante gli anni del comunismo di Enver Hoxha. Questi utilizzò i miti spingendoli fino al radicalismo estremo e mescolandoli a teorizzazioni e concetti marxisti-leninisti.

I miti eziologici più in voga nell’Albania di ieri e di oggi sono quelli che riguardano l’eroe nazionale Skanderbeg, il sogno della Grande Albania e la convinzione della purezza e antichità della lingua albanese. In particolare il tema della Grande Albania è stato recentemente riproposto dal Presidente Edi Rama, durante una intervista rilasciata insieme all’allora Ministro degli Esteri kosovaro Hashim Thaci, nell’aprile del 2015. In quell’occasione, infatti, Rama parlò dell’inevitabilità dell’unione tra gli albanesi dell’Albania e quelli del Kosovo. Durante l’estate del 2016 fu Tahir Veliu, fondatore del Movimento per l’Albania Unita, a parlare della necessità di riunire tutti gli albanesi, indipendentemente dalla loro fede religiosa, sotto un’unica bandiera. Il nazionalismo albanese è diverso da quello serbo o quello greco. Non fa della religione un elemento indispensabile per la definizione identitaria perché, come spiegò bene Pashko Vasa, la fede degli albanesi è l’essere albanesi.

Nonostante i buoni propositi del mondo accademico dopo il crollo del regime, ad oggi sono pochi gli studiosi che si cimentano nella ricerca storiografica dei miti di fondazione. Così da anni le scuole continuano a impartire nozioni imprecise, quando non addirittura del tutto fallaci. Le tesi fanta-storiche perciò continuano ad essere considerate dalla maggioranza della popolazione come attendibili e veritiere e sono supportate da una produzione di libri e documentari chiaramente fantasiosi, orientati più al guadagno immediato che alla ricerca di una verità storica. I più convinti sostenitori di tali tesi sono proprio gli albanesi emigrati all’estero, che vedono nell’orgoglio nazionale risvegliato da queste teorie di facile assorbimento una possibilità di riscatto. Secondo alcuni analisti, questa spasmodica ricerca di grandezza passata, questo bisogno quasi viscerale di reclamare la propria autenticità e la propria forza in un passato storico, è legata a un complesso di inferiorità percepito dagli albanesi, dovuto alla scarsa considerazione dell’Albania sul piano internazionale.

In questo contesto il mancato criticismo dell’accademia albanese nei confronti della storiografia passata e la sua scarsa partecipazione al dibattito pubblico sull’argomento hanno creato un enorme divario tra una minuta élite intellettuale e il resto del popolo albanese. Da qualche anno però si sta assistendo a un tentativo, da parte di studiosi e storici, di prendere posizione sul tema delle origini albanesi. Diversi professori universitari ed esperti in materia hanno deciso di partecipare a programmi tv per cercare di far sentire la loro voce e per avere la possibilità di chiarire la differenza esistente tra la mitologia eziologica e l’autenticità storica dei fatti. Il rischio che si correrebbe, se si continuasse a non intervenire, sarebbe quello della deriva nazionalista, già tristemente nota al pubblico balcanico.

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