In this photo taken May 20, 2015, Sevil Shhaideh, 52, stands at the Romanian presidency before being sworn in as regional development minister in Bucharest, Romania. Liviu Dragnea, chairman of Romania's Social Democratic party, which won the parliamentary election, proposed Wednesday, Dec. 21, 2016 that Sevil Shhaideh take the post of prime minister.(AP Photo/Octav Ganea)

ROMANIA: Il presidente boccia la Shhaideh, colpa del marito siriano?

Il presidente della Romania, Klaus Iohannis, ha bocciato la candidatura a primo ministro di Sevil Shhaideh, donna di origini tatare e fede musulmana. Il presidente non ha fornito dettagli in merito alla sua decisione che, tuttavia, sorprende: non c’erano motivi politici nel rifiutare la candidatura della Shhaideh, che aveva fin qui ricoperto limitati incarichi politici ed era rimasta lontana dalla ruberie della capitale.

Il suo profilo tecnico e la formazione da economista deponevano a favore della nomina ma, contro ogni aspettativa, Iohannis ha detto “no“. Può avere pesato, sulla decisione del presidente, il passato del marito, ricco uomo d’affari siriano che si vocifera essere stato un sodale di al-Assad. Alcuni esponenti politici liberali avevano già espresso, nei giorni scorsi, la propria contrarietà alla nomina della Shhaideh colpevole – ancor prima di aver commesso qualsiasi colpa – di “tradimento” in quanto il suo matrimonio esporrebbe il paese a pericoli ignoti ma provenienti dal mondo musulmano. E’ quanto ha sostenuto Catalin Predoiu, già ministro della Giustizia, affermando che se la Shhaideh “arrivasse a formare un governo, avrebbe accesso a informazioni altamente riservate e a segreti militari dell’intera Nato, non solo romeni”.

E’ anche possibile che Iohannis non volesse nominare una persona così vicina a Liviu Dragnea, leader del partito socialista, uscito vincitore dalle urne, ma impossibilitato a ricoprire la carica di primo ministro a causa di una condanna per frode elettorale. La Romania si trova adesso nella paralisi politica.

Toccherà a Dragnea esprimere un nuovo candidato, oppure il presidente si rivolgerà all’opposizione liberale, di cui è egli stesso un esponente? All’orizzonte si profila anche un nuovo ricorso alle urne, extrema ratio dopo che le ultime elezioni si sono tenute solo l’11 dicembre scorso.

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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