TURCHIA: Ibrahim Pașa, il principe curdo che proteggeva i cristiani

In questo periodo la violenza per motivi etnici e religiosi ci viene costantemente somministrata dai media attraverso immagini, parole e suoni. Un esempio sono senza dubbio le violenze di massa portate avanti dallo Stato Islamico in Medio Oriente verso popolazioni cristiane e musulmane distruggendo anche importanti beni culturali d’inestimabile valore. Tuttavia, chissà se in questo momento tra le schiere del terribile Stato Islamico vi è un soldato, un ufficiale o un capo tribù come Ibrahim Pașa, che pur facendo parte volontariamente o forzatamente di questo sistema di violenza, abbia deciso di aiutare in qualche modo clandestinamente o alla luce del sole i perseguitati.

Nella storia dell’umanità vi sono stati personaggi che si sono distinti, nonostante la natura e il ruolo ricoperto, per azioni che potremmo considerare da “uomini giusti”. In quasi tutti i genocidi e massacri, partendo dal genocidio degli Armeni, passando per la Shoah fino ad arrivare al genocidio del Ruanda, vi sono stati uomini e donne che nonostante le condizioni in cui si trovavano e le facili opportunità di ricchezza e gloria ebbero la volontà di comportarsi diversamente dalla maggioranza mettendo in salvo delle vite.

Un “giusto” prima del genocidio

All’interno dell’intricata e vasta “questione armena”, i principali “giusti” sono stati individuati e valorizzati principalmente per il genocidio del 1915. Tuttavia, vi furono dei musulmani che aiutarono gli Armeni anche prima del 1915. Ad esempio, durante le violenze di massa del 1894-1897 accadute sotto il regno del sultano Abdülhamid II, come ben appurato dalla gran parte degli storici, vi furono casi di questo genere.

Grazie ai documenti diplomatici e religiosi europei dell’epoca è stato possibile venire a conoscenza dell’esistenza di un possibile “giusto” nel vilâyet di Diyarbakir. Il personaggio in questione era un capo tribù curdo chiamato Ibrahim Paşa che si distinse positivamente nella protezione degli Armeni e di altre popolazioni cristiane della provincia mentre imperversavano le suddette violenze di massa in tutta l’Anatolia orientale. Ma chi era Ibrahim Paşa nello specifico? In che modo e per quale motivo protesse i cristiani della sua provincia?

Il principe di Viranşehir

Andiamo per ordine. Ibrahim Paşa era un importante e potente capo curdo della tribù dei Milli e della confederazione tribale Milan della provincia di Diyarbakir. Fedele e devoto comandante della cavalleria Hamidiye, sul finire del XIX secolo era una figura locale di un certo livello con un quartier generale localizzato nella cittadina di Viranşehir a metà strada tra Mardin e Şanlıurfa. Ibrahim Pașa era un personaggio locale particolare, infatti, oltre a contendersi il territorio con le altre tribù curde e arabe concorrenti della zona era un abile diplomatico e aveva ottimi rapporti con i diplomatici e missionari europei residenti nel vilâyet di Diyarbakir nel XIX secolo.

A differenza degli altri comandanti Hamidiye che in altre province come Van, Bitlis, Erzeroum si distinsero negativamente per i drammatici casi di violenze di massa sugli Armeni, Ibrahim Paşa dalla sua ascesa 1890 al sua caduta nel 1909, fece in modo che nei territori controllati dalla sua tribù i cristiani ricevessero protezione e accoglienza. Durante le violenze di massa che colpirono il vilayet di Diyarbakir tra il 1895 e il 1897, Ibrahim Pașa diede riparo e sostegno agli armeni in fuga dai villaggi e dalle città ove imperversavano le violenze. La stessa città di Viranşehir e il suo territorio circostante divennero noti per le centinaia di famiglie armene (circa 500) che vi si stabilirono migliorando l’economia generale dell’area.

Amici e nemici

Ibrahim Paşa oltre ai nemici provenienti dalle tribù concorrenti era anche osteggiato dal notabilato curdo e turco di Diyarbakir che lo riteneva un personaggio scomodo per i loro interessi economici e politici nella provincia. Antipatia che di certo era anche dovuta all’attitudine del capo curdo di proteggere i cristiani della provincia. Amico del vice console francese Gustave Meyrier e del frate cappuccino Giambattista da Castrogiovanni, Ibrahim Pașa ebbe più volte occasione di ospitarli nella sua tenda persona e consumare dei pasti nelle residenze di quest’ultimi a Diyarbakir.

Il missionario nei suoi scritti descriveva Ibrahim Pașa come un leader molto abile nel gestire i rapporti tra il centro e la periferia, ma anche un ottimo stratega sul campo di battaglia. Doti queste che gli permisero di avere il controllo nel vilâyet di Diyarbakir della gran parte dei reggimenti Hamidiye e un’importante autonomia politica ed economica nei territori sotto la sua sfera d’influenza. Probabilmente, proprio grazie alla sua presenza che gli Hamidiye nella provincia di Diyarbakir non si scagliarono contro gli armeni nel 1895. Anzi, vi furono casi, ad esempio nel distretto di Mardin dove quest’ultimi impedirono ad altre tribù di perpetuare violenze sui cristiani.

Il potere di Ibrahim Paşa si esaurì nel 1909 con la caduta del sultano Abülhamid II, che lo considerava come un “figlio”, e con l’avvento dei Giovani Turchi. Questo leader curdo, la cui vita è ben descritta nell’opera della storica Janet Klein “The Margins of Empire”, rappresenta certamente una figura particolare e ricca di contraddizioni. Ancora oggi, nonostante il materiale d’archivio e gli studi fatti su questo mondo tribale curdo ottomano del XIX secolo, non è dato sapere quali fossero le motivazioni che stavano alla base della protezione in favore dei cristiani di Diyarbakir. Ci piace pensare che, nonostante la ferocia con cui era solito abbattere i suoi rivali, Ibrahim Paşa avesse anche esso qualcosa di quei tanti “giusti” esistiti nella storia per rendere meno bui alcuni dei momenti più oscuri della nostra umanità.

Chi è Giancarlo Casa

Giancarlo Casà è un dottore di ricerca in Storia presso l’Università di Pavia, laureato in Scienze Politiche Internazionali (Pisa) e Studi Afro-Asiatici (Pavia). Nel 2012 ha conseguito il Master in Diplomacy presso l’ISPI di Milano. I suoi principali ambiti d’intesse sono le relazioni internazionali, le violenze di massa, le trasformazioni della memoria storica e la geopolitica.

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