BASKET: Enes Kanter, minacce di morte dopo il golpe turco fallito

La situazione in Turchia dopo il fallito golpe è di piena tensione. In questa situazione anche un personaggio non direttamente legato alla politica ha vissuto dei momenti non particolarmente felici. Si tratta di Enes Kanter, centro degli Oklahoma City Thunder e probabilmente il miglior cestista turco in attività. Il giocatore non ha mai nascosto la propria ostilità al governo turco e il sostegno al movimento di Fethullah Gülen. A proposito di Recep Tayyip Erdoğan nell’ottobre 2015 aveva rilasciato delle dichiarazioni esplicite: «Se non lo si considera il presidente, lui farà di tutto per non permettervi di esercitare il vostro mestiere. Se sei uno sportivo, non farai parte della squadra nazionale. Se sei un cantante, cancellerà le date dei vostri concerti per non farvi più parlare. Lui è un dittatore».

Proprio per queste sue posizioni politiche nelle ore e nei giorni successivi al tentato golpe l’account Twitter del giocatore è stato preso di mira dai sostenitori di Erdoğan. I connazionali di Enes Kanter hanno rivolto al cestista svariate minacce di morte, insulti e auguri di una prossima pena capitale. Il tutto accompagnato da foto di patiboli, di armi da fuoco e sondaggi su quale sarebbe il miglior genere di esecuzione per il cestista. Kanter ha deciso di non rispondere, limitandosi a denunciare il fatto postando sul proprio account gli screenshot delle minacce. L’unico suo commento alla vicenda, sempre su Twitter, è stato un lapidario:«Le minacce di morte cadono nel vuoto. Solo le preghiere non si fermano».

Non è la prima volta che il lungo militante in NBA ha dei problemi a causa del proprio orientamento politico. Sempre a ottobre 2015 aveva fatto notare come in una pubblicità turca sull’NBA riportante l’interno roster dei Thunder il suo nome fosse stato omesso. Inoltre Ergin Ataman – il CT della nazionale turca – aveva criticato duramente Kanter per le sue prese di posizione contro il governo. Forse proprio per questo il giocatore fu escluso dalla lista dei giocatori che presero parte agli Europei di basket dello scorso settembre. Cosa di cui il cestista è fermamente convinto, come dimostrò nella replica alle dichiarazioni di Ataman.

Il CT aveva dichiarato che il giocatore era stato escluso dai convocati per le mancate scuse riguardo ad alcuni episodi passati. Enes Kanter replicò con un tweet: «Vorrei che la decisione e la dichiarazione su quest’argomento fossero stati di natura professionale, a vantaggio della squadra nazionale. Le motivazioni presentate non riflettono la realtà, la ragione per cui non sono stato incluso nella rosa è legata ai valori in cui credo e alla mia posizione politica».

Il centro non è stato convocato neanche per il recente torneo preolimpico. Questa vicenda ricorda quella di Cenk Akyol, un altro giocatore turco. Nel 2013, dopo la gara decisiva delle finali del campionato turco, l’ala piccola si rifiutò di rilasciare dichiarazioni in presenza nei microfoni di NTV. Molti lessero il gesto come una protesta per l’ambigua copertura televisiva riservata dall’emittente alle proteste di Gezi Park. Sempre secondo i sostenitori di questa teoria fu a causa di questo gesto che arrivò l’esclusione del giocatore dal roster per EuroBasket 2013.

Il rientro di Enes Kanter in Turchia, con questi presupposti, non avverrà in tempi brevi. Il ragazzo però, come si può evincere sempre dal suo account Twitter, sembra non voler fare un passo indietro e continua a sostenere Fethullah Gülen, ritwittando news in cui il capo del movimento Hizmet nega la propria responsabilità nell’organizzazione del tentativo di colpo di stato. Del resto sempre nell’ottobre dello scorso anno aveva dato un segnale ben preciso:«Amo la Turchia. Se vedo qualcosa di sbagliato, devo dirlo. Non ho paura del presidente». E nella descrizione stessa del suo acount, Kanter si definisce Hizmetin Hizmetkârı, «servitore di Hizmet».

Oltre a Enes Kanter, altri sportivi sono legati al movimento Hizmet e alla figura di Fethullah Gülen. L’esempio più famoso è quello di Hakan Şükür, il Toro del Bosforo, ex calciatore del Galatasaray e leggenda del pallone turco riciclatosi nel 2008 in politica. Eletto in parlamento nel 2011 con il partito governativo AKP, fondato proprio da Erdoğan, ruppe con l’attuale presidente due anni più tardi, abbandonando il partito e palesando il conflitto in corso tra l’AKP e Gülen. Pochi mesi più tardi venne annunciato che uno stadio nel distretto di Sancaktepe, aperto nel 2010 e intitolato all’ex calciatore, avrebbe rimosso il nome di Şükür dal proprio impianto per una decisione del consiglio municipale. Ora Hakan Şükür, che come Fethullah Gülen vive negli Stati Uniti, rischia una condanna fino a quattro anni di carcere per aver insultato dal suo account Twitter Erdoğan e il suo figlio.

Foto: Enes Kanter-Twitter

Chi è Mattia Moretti

Nato nel 1994 ad Alghero. Studente di Filosofia presso l'Università di Padova. Collabora con la Pagina Sportiva di East Journal e con il sito dedicato alla pallacanestro BasketUniverso.

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