CIPRO: Elezioni /2 – Il partito progressista dei lavoratori. Comunisti al potere

di Matteo Zola

L’agone politico di Cipro non è molto affollato. Le formazioni principali sono quattro, due delle quali di maggioranza mentre le altre due svolgono il classico ruolo di “ago della bilancia”. Alle scorse elezioni parlamentari il partito che prese più voti fu il Partito Progressista dei Lavoratori (Akel), un nome che richiama con tutta evidenza il Novecento dei partito socialisti e operai, di cui è retaggio. Akel infatti deriva dal Kkk, il Partito comunista cipriota, fondato nel 1926, e protagonista della lotta per l’indipendenza di Cipro dalla Grecia. Tutto cominciò il 4 giugno 1878 quando il sultano ottomano cede in affitto per 99 anni l’isola ai britannici. Il 5 novembre 1914, però, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’isola venne annessa ai domini britannici e dal 1925 venne dichiarata colonia, e tale rimase fino al 1960.

Congiuntamente al dominio britannico si sviluppava la politica estera greca che aveva nell’Enosis la sua principale ideologia. Enosis in greco significa “unione”, il progetto di Atene era infatti quello di radunare sotto di sé tutte le isole greche, Cipro compresa. L’Akel, fondato nel 1941, in clandestinità, sulle ceneri del Kkk, si oppose tanto alla dominazione britannica, quanto all’unificazione con la Grecia. Nel 1949 però la svolta: schierandosi coi greci in funzione anti-britannica, si attira le antipatie dei partigiani dell’Eoka, l’Organizzazione Etnica delle Forze Cipriote. La rottura con il mondo indipendentista fu tale che nel 1960, al termine del dominio inglese, Akel si trovò opposto al Fronte Nazionale, che raggruppava tutti i partiti indipendentisti ciprioti.

Dopo l’indipendenza del 1960 la pace durò solo fino al 1965, quando le due principali comunità greca e turca portarono l’isola sul punto di guerra civile. Nel 1975, l’isola perde la sua unione, e viene spaccata in due con l’auto-indipendenza non riconosciuta della Repubblica Turca di Cipro Nord dichiarata dall’Onu uno stato fantoccio.

Alle politiche del 1976, l’Akel si presentò in una lista comune con le altre forze progressiste e ottenne il 71,2% dei voti, eleggendo 34 deputati su 35. E’ da notare come in quegli anni travagliati, dal 1960 al 1977, Presidente di Cipro, nonché capo del governo, fu Makarios III, arcivescovo e primate della Chiesa ortodossa Cripriota Autocefala, sostenuto dai partigiani dell’Eoka, ormai trasformatosi in movimento politico.

Gli anni Ottanta e Novanta sono contraddistinti dalla competizione con il Partito Cristiano Conservatore (Disy), che ha dominato la scena politica di quel ventennio. Solo con gli anni Duemila l’Akel diventa primo partito ed esprime, con Dimitris Christofias, il presidente della Camera che nel 2008, vince le elezioni presidenziali (Cipro è infatti una repubblica semipresidenziale) diventando il primo ex-comunista presidente del Paese. Tutt’ora in carica, Cristofias ha promesso di risolvere la questione cipriota e di arrivare a un accordo con la minoranza turca. Malgrado certe sue posizioni discutibili (ha definito il crollo dell’URSS come un crimine contro l’umanità) è su di lui che il Paese riversa le sue aspettative di pace e riunificazione.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

Leggi anche

Cipro, Saipem 12000: guerra del gas

Cipro: La guerra del gas contro Ankara

Il decennale braccio di ferro tra Cipro e la Turchia si arricchisce di un nuovo capitolo. Altre tensioni si profilano all'orizzonte dopo l'incidente di febbraio, quando la Saipem 12000 di Eni era stata bloccata per oltre due settimane nelle acque cipriote dalla Marina turca.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: