CROAZIA: Quell'indipendenza pagata coi soldi del crimine organizzato

di Matteo Zola

SPECIALE: Per comprendere il presente della politica croata occorre guardare indietro, fino agli anni dell’indipendenza e delle trame oscure che l’avvolsero. Così la condanna di Gotovina, l’arresto di Sanader, il ritardo nell’adesione all’Ue, si legano in unica ventennale vicenda di corruzioni, traffici e mafia. Se la Croazia vuole guardare a un futuro europeo, deve cercare nel proprio passato la radice del suo male.

1 – L’affare Gotovina sbarra la strada tra la Croazia e l’UE

2 – Hypo Bank e la mafia, cosa c’è dietro l’arresto di Ivo Sanader?

3 – La Germania e la diaspora croata, soldi e armi per la guerra di Tudjman

4- Con l’aiuto di Dio. La guerra d’indipendenza tra il Vaticano e Međugorje

Con la guerra alle porte l’underground criminale ha un sussulto, a registrarlo sono le forze dell’Interpol che nel 1991, monitorando il traffico di cocaina al confine croato, segnalano un tracollo nelle confische di droga rispetto all’anno precedente. Dalla Croazia transitava la via della droga balcanica sull’asse turco-tedesco, circa il 70% della droga venduta in Europa occidentale passava da quella rotta. Il nuovo potere politico di Zagabria giocò la carta criminale e alleandosi con i clan1 ed entrando nella gestione del flusso di eroina che, così, si spezza. La rotta del narcotraffico che, fino al 1991, seguiva la via Istanbul – Sofia – Nis – Belgrado per poi biforcarsi nelle direzioni di Budapest e Zagabria, si frantuma. Una volta a Nis, nella Serbia meridionale, l’eroina si disperde in un dedalo di strade. La prima da Nis va a Mitrovica, enclave serba del Kosovo, per diffondersi a Pristina e Skopje.

La seconda, da Mitrovica, cerca le montagne del Montenegro e da qui si dirama verso Podgorica e i porti adriatici di Bar e Dulcigno, oppure scatta verso nord in direzione Sarajevo – Mostar – Spalato. A Spalato confluivano anche le rotte marine che partivano dalle coste del Montenegro facendo della città dalmata un vero hub del narcotraffico. La scommessa di Zagabria era vinta, anche grazie alla forte presenza croata in Erzegovina che subito si adoperò per aiutare il nuovo corso croato. Non a caso in Erzegovina stavano, abbiamo detto, le basi delle milizie dell’Hvo capaci di gestire i traffici di armi e stupefacenti. Soldi sporchi che Tudjman avrebbe riciclato in molte holding e banche europee tra cui quella Hypo Alpe Adria.

Quanto fin qui esposto tende a tracciare un quadro complessivo delle vicende legate all’indipendenza croata. Vicende che si riverberano nel presente della politica di Zagabria e nelle tensioni sociali in corso nel Paese. La trama oscura, i rapporti criminali, l’appoggio prematuro della Germania e del Vaticano, il riciclaggio dei proventi di guerra, il traffico di armi e droga. Questo è il retroterra che origina il complesso viluppo politico-mafioso-finanziario che alcuni osservatori hanno felicemente definito “Seconda repubblica delle mafie” e che è emerso con maggiore chiarezza in seguito all’arresto di Ivo Sanader.

Seconda repubblica” poiché tesa a sostituire i precedenti attori del crimine organizzato balcanico con nuovi esponenti, taluni “richiamati” in patria dopo che, a seguito della diaspora o più recentemente del conflitto degli anni ’90, avevano sviluppato altrove il proprio business illecito. Non si pensi ad un accordo tra crimine e politica, quanto a un processo di rinnovamento delle élite criminali che ha trovato nella classe politica una sponda, talvolta facendone gli interessi, più spesso piegandola ai propri interessi criminali. Come spiegato da Francesco Strazzari, durante la guerra l’economia criminale è necessaria a supportare il disegno bellico. Dopo la guerra è però irrinunciabile o comunque troppo forte per essere abbandonata. Il crimine organizzato, da partner della politica, diventa provider, attore in proprio, padrone.

1Si legga Luca Rastello, La guerra in casa, Einaudi 1998 e Francesco Strazzari, Notte balcanica, Il Mulino, 2008

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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9 commenti

  1. Da tempo leggo questo Vostro spazio sul web. Tutto e’ veramente molto interessante. Per motivi di famiglia e di lavoro vivo a Zagabria da quasi tre anni e inevitabilmente sto dal vivo partecipando alle ultime vicende socio/politiche che stanno scuotendo la Croazia. Il mio non e’ poi tanto un commento all’articolo, quanto una, credo, interessante domanda: quanto tempo serve alla Croazia per ritrovare una situazione di tranquillita’, e politica e sociale?
    Chiedo questo perche’ conosco tantissime persone che hanno una grande voglia di entrare finalmente in Europa, visto che gia’ altre nazioni, forse anche non pienamente meritevoli, ci sono entrate senza grandi complicazioni.
    Grazie mille

    • Buongiorno Rocco

      grazie per averci scritto. Non so se sono in grado di rispondere alla tua domanda. Personalmente ritengo che la Croazia stia passando un brutto momento sotto vari aspetti: politico, sociale, culturale. Ma questa mia opinione non è condivisa da tutti gli osservatori. Nelle prossime settimane pubblicheremo un’inchiesta che rivela le connessioni tra mondo politico croato, finanza corrotta e crimine organizzato. Il quadro che ne esce è allarmante. L’unica soluzione è una presa di coscienza generale, l’attuale classe politica croata è quella che è uscita vittoriosa dalla guerra patriottica, l’Hdz di Tudjman per intenderci. Politici, quella dell’Hdz, che si sono appoggiati ai trafficanti di droga, che hanno riciclato il denaro sporco della guerra all’estero, che ancora oggi utilizzano retoriche nazionalistiche. La loro incapacità allontana Zagabria dall’Europa, ma il nazionalismo li tiene in sella. Credo che i croati dovrebbero comprendere che quella guerra è stata fatta da uomini che sono tutt’altro che eroi, e rifiutarli, pur senza rifiutare il buono che dall’indipendenza è venuto. Un esame di coscienza insomma, una elaborazione della guerra, dei suoi crimini.
      L’ingresso nell’Unione, di per sé, non è una soluzione ma l’adesione richiede l’adeguamento alle regole europee. Il sistema giudiziario croato, sottomesso alla politica, è tutto da riformare. Non a caso proprio su questo punto si è impantanata l’adesione croata alla Ue.
      Una battuta, Karamarko è ancora ministro degli Interni? ecco, cominciare a tirarlo giù dalla poltrona sarebbe utile ma, ripeto, questo è il mio parere. Non una verità assoluta.

      • Grazie mille avermi cosi’ celermente risposto. Aspetto ora con grandissimo interesse l’inchiesta a cui avete accennato. Inoltre e’ molto positivo l’interesse che si ha verso la Croazia. Con la speranza che le cose cambino per il meglio.

  2. ottimo.
    conoscendo il tipo di persone che hanno gestito questi traffici ci sarebbe quasi da preoccuparsi…Arkan (serbo) veniva a fare shopping a Milano…
    se vengono anche i croati…

  3. Matteo, ho letto diversi articoli sul vostro sito che trattano dei paesi dell’ex-Jugoslavia. Le tue spiegazioni delle cause della guerra sono molto superficiali. Ho trovato l’espressione “odio viscerale tra serbi e croati” in qualche articolo sul vostro sito, non ricordo bene quale. Però, mi rendo conto che tu sei dell’opinione che prima di questa guerra tutto è stato idilliaco. Ma non è così. Ho scritto un commento indicando che i problemi che hanno portato alla guerra degli anni 90′ risalgono perlomeno al periodo prima e durante la Grande guerra, quando qualcuno in Francia e Inghilterra inventò la “Jugoslavia” senza chiedere l’opinione dei cittadini locali. Le radici vere sono state scritte nel manifesto Nacertanije del ministro serbo Garasanin nel 1844 (http://en.wikipedia.org/wiki/Greater_Serbia#Gara.C5.A1anin.27s_Na.C4.8Dertanije). Con ciò la Serbia rifiutava una possibile associazione dei popoli slavi e perseguiva una Grande Serbia come obiettivo politico. Ho scritto altrettanto che le cause della guerra degli anni 90′, diciamo pure, le cause dell’aggressione e dell’invasione serba della Croazia, si sono delineate verso la metà degli anni 80, quando nel 1986 Milosevic fu eletto presidente del partito comunista della Serbia (SK Srbije). La redazione, l’hai detto tu stesso, ha il diritto di non pubblicare certi commenti, presumo offensivi e scorretti. Non capisco perché non uscivano i miei commenti finché non mi sono registrato con un altro indirizzo email…
    Credimi desidero discutere, non offendere… se non ritieni offensivo che qualcuno della zona corregga certi errori e imprecisioni sui vostri articoli?

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