BOSNIA: Le mani dei trumpiani sul gasdotto con la Croazia

Personaggi legati a Trump guidano i colloqui per un contratto da 200 milioni di dollari per un gasdotto tra Bosnia e Croazia. Lo rivela il Guardian

L’amministrazione Trump ha inviato in Bosnia uomini legati al tentativo di ribaltare i risultati delle elezioni presidenziali del 2020. Il loro compito è negoziare un mega-contratto per un gasdotto tra Bosnia e Croazia finora bloccato dal partito croato-bosniaco di Dragan Covic.

Secondo quanto riportato dal Guardian, hanno visitato Sarajevo settimana scorsa per discutere il progetto Jesse Binnall, un avvocato che ha lavorato ad azioni legali a sostegno dell’affermazione infondata di Trump secondo cui il voto gli sarebbe stato rubato, e Joe Flynn, che aveva cercato di delegittimare la vittoria di Joe Biden.

Il gasdotto Bosnia-Croazia

Il gas rappresenta solo il 3% del mix energetico della Bosnia Erzegovina (paese esportatore di elettricità, grazie alle sue estremamente inquinanti centrali a carbone) ma questo proviene tutto da una sola fonte, la Russia, attraverso Turchia e Serbia, e serve a garantire il teleriscaldamento delle principali città del paese.  Il Southern Gas Interconnector, aprendo una fonte alternativa di fornitura di gas attraverso importazione di LNG dai porti della Croazia, servirebbe a diversificare l’offerta e ridurre la dipendenza da Mosca. La costruzione dei 235 km di gasdotto costerebbe circa 200 milioni di dollari.

Tuttavia, da oltre un decennio il progetto è bloccato dal partito croato-bosniaco HDZ BiH guidato da Dragan Covic, che pretende che la gestione del nuovo gasdotto sia affidata a una nuova società con sede a Mostar (e quindi politicamente controllabile) anziché all’azienda statale BH Gas. Due anni fa, nel gennaio 2024, il segretario di stato USA Antony Blinken era arrivato a minacciare direttamente Covic se non avesse smesso di mettersi di traverso. La stessa cosa aveva fatto, sei mesi prima, l’ambasciatore USA a Sarajevo Michael Murphy – in entrambi i casi senza esito. La nuova amministrazione Trump ha tranciato il nodo di Gordio: il gasdotto sarà costruito e gestito (almeno in una prima fase) direttamente dagli americani.

Le aziende dei trumpiani nel deal del gasdotto bosniaco

Binnall ha dichiarato al Guardian che la società rappresentata da lui e Flynn, AAFS Infrastructure and Energy, non si era ancora aggiudicata il contratto. Gli incontri con i ministri bosniaci “sono stati esplorativi, in quanto stiamo valutando il potenziale progetto”, ha affermato. “Il Southern Interconnection è un progetto importante con il potenziale di rafforzare la sicurezza energetica della Bosnia Erzegovina e ridurre la dipendenza regionale dal gas russo, e AAFS è entusiasta dell’opportunità di valutare come il capitale privato e le competenze americane potrebbero contribuire”, ha concluso Binnall.

Secondo il Guardian, i documenti aziendali indicano che AAFS è stata costituita due mesi fa in Wyoming e non ha precedenti nel settore, sebbene affermi sul suo sito di avere “decenni di esperienza combinata nei settori dell’energia, delle infrastrutture, della finanza e dello sviluppo di progetti internazionali”.

Alla domanda se i legami suoi e di Flynn con Trump creassero un conflitto di interessi, Binnall ha risposto al Guardian che il sostegno dell’ambasciata era “coerente con la sua missione di supportare le imprese americane che operano all’estero”. Ha aggiunto: “AAFS è un’azienda privata che persegue opportunità attraverso i canali diplomatici e commerciali standard”.

Flynn e Binnall erano a Sarajevo questa settimana per incontrare i leader bosniaci “per discutere di come il capitale e le risorse americane possano sviluppare e gestire il gasdotto Southern Interconnection”, secondo un tweet dell’ambasciata statunitense, i cui diplomatici hanno supportato l’azienda.

Il Ministero degli esteri bosniaco ha affermato che un incontro tra il ministro, Binnall e Flynn “ha riaffermato l’impegno comune ad approfondire la cooperazione, promuovere gli investimenti e accelerare l’attuazione di questi progetti infrastrutturali vitali”.

I trumpiani nei Balcani

Avvocato della Virginia, Jesse Binnall ha contribuito a guidare gli sforzi di Trump per screditare le elezioni statunitensi del 2020. Dopo la vittoria di Biden, Binnall ha sostenuto le false accuse di Trump di illecito elettorale nei documenti processuali e nelle testimonianze al Congresso. Ha anche difeso Trump in casi relativi all’assalto dei suoi sostenitori al Campidoglio.

Il fratello di Joe Flynn, Michael Flynn, è stato consigliere per la sicurezza nazionale di Trump nel suo primo mandato. Nel 2017 è stato condannato per aver mentito all’FBI sui suoi rapporti con la Russia. Trump lo ha graziato nel 2020. Oggi, Michael Flynn ha sposato la causa di Milorad Dodik, il leader serbo-bosniaco da poco rimosso dalla carica di presidente della Repubblica Serba e tra i politici più vicini a Putin in tutta Europa. I lobbisti di Dodik lo definiscono un difensore dei valori cristiani. A ottobre, Trump ha revocato le sanzioni che erano state imposte dagli Stati Uniti a Dodik nel 2022 per “corruzione significativa” e “retorica etno-nazionalista divisiva”.

Anche la famiglia Trump è stata attiva di recente nell’ex Jugoslavia. Donald Jr. ed Eric, i figli maggiori di Trump e custodi dell’azienda di famiglia, hanno collaborato con il genero di Trump, Jared Kushner, a un piano per una Trump Tower a Belgrado da 500 milioni di dollari sul sito del Generalštab, il complesso modernista già sede del minstero della difesa jugoslavo, bombardato nel 1999. I manifestanti serbi, insieme all’indagine di un pubblico ministero sul sospetto sostegno illegale al progetto da parte di membri del regime, hanno sventato tale idea.

Foto: US Embassy Sarajevo, twitter

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