EURO 2016: Darijo Srna e il padre Uzeir. Fragilità e resilienza

Prima di tutto, si è uomini. Spogliati della maglia arancione dei “minatori” dello Shakhtar Donetsk, di quella a scacchi bianchi e rossi della nazionale croata, della fascia di capitano al braccio di entrambe. Non è durata che un attimo per il capitano Darijo Srna la celebrazione della vittoria della Croazia sulla Turchia a Euro 2016 grazie a una perla da fuori area di Luka Modrić. L’esterno difensivo è stato raggiunto dalla notizia della morte del settantacinquenne padre, Uzeir Srna, da tempo malato di cancro e spirato pochi minuti dopo la fine dell’incontro. Darijo Srna ha lasciato il ritiro della Croazia a Le Havre per recarsi ai funerali del padre a Metković e non si sa al momento se il giocatore scenderà in campo per il prossimo incontro croato contro la Repubblica Ceca. Il resto della squadra ha voluto tributare le proprie condoglianze al capitano, con una foto di squadra e la didascalia: «Caro capitano, siamo con te e con la tua famiglia».

Uzeir Srna era nato nel 1941 a Gornji Stopići, nella Bosnia Orientale, come racconta Jonathan Wilson in un lungo articolo del Guardian dedicato all’incredibile vita di Srna senior. Durante la Seconda Guerra Mondiale la famiglia Srna fu vittima di un attacco da parte dei cetnici, paramilitari nazionalisti serbi, che attaccarono il villaggio e lo rasero al suolo. Uzeir fuggì con il padre e il fratello Safet, ma la madre, incinta, rimase indietro e fu arsa viva. Nella fuga Uzeir si trovò separato dal padre e dal fratello, finendo prima a Sarajevo e poi in un orfanotrofio in Slovenia, prima di essere adottato da un poliziotto di Murska Sobota e di prendere il nome di Mirko KelencIl padre di Uzeir perse la vita a Bosanski Samac, dove si era rifugiato con il fratello Safet, trovando lavoro in una kavana. Gli fu fatale una pallottola vagante. Safet si unì all’esercito e cercò per oltre due anni il fratello Uzeir, prima che un comandante sloveno gli disse di ricordare di un orfano bosniaco adottato da una famiglia slovena. Nonostante i Kelenc avrebbero potuto offrirgli un’esistenza più agiata, Uzeir si riunì al fratello Safet a Bosanski Samac e, per combattere la fame e l’estrema povertà, divenne un panettiere e un portiere per il FK Sarajevo.

L’esistenza di Uzeir Srna, vagabonda fin dai primi anni, lo portò a girare per tutta la Jugoslavia e a trasferirsi a Parigi. Trovò finalmente pace a Metković, dove trovò impiego come camionista e in seguito come allenatore delle giovanili del Neretva. Lì sposò Milka in secondo matrimonio ed ebbe due figli, Darijo e Igor, affetto da sindrome di Down: a lui Darijo dedica ogni suo gol, recando il suo nome tatuato sul petto. Tra le file delle giovanili del Neretva inizierà la carriera di Darijo, la cui rampa di lancio sarà la chiamata per un provino da parte dell’Hajduk Spalato. Una scelta difficile, per un adolescente bosgnacco e musulmano che deve farsi accettare nella croata Spalato sullo sfondo di una guerra da poco terminata.

Darijo Srna ha continuato a portare l’impronta del padre anche allo Shakhtar Donetsk, la squadra ucraina che l’ha acquistato nel 2003 e di cui è divenuto capitano, restandole fedele nonostante la situazione in cui versa ora il club, costretto dal conflitto civile ucraino ad abbandonare la propria città il 16 maggio 2014. La squadra, nonostante le difficoltà, ha raggiunto la semifinale di Europa League, perdendo contro il Siviglia. Un’occasione in cui Srna dichiarò, in un’intervista concessa a Tim Rich del Guardian: «Abbiamo perso le nostre case, il nostro stadio e i nostri fan. Abbiamo perso il terreno di gioco e abbiamo perso la nostra città. Siamo a un passo dalla finale e questa squadra merita rispetto. Ho già vissuto una guerra in Croazia. Lo Shakhtar era la mia casa. Non sentivo, dopo tutti questi anni, di potermene andare e lasciarli in questa situazione. Non sono quel tipo di persona».

Un giocatore estremamente emotivo, Darijo Srna dimostrò tutta la sua fragilità nel 2008, al termine di un’altra partita tra Croazia e Turchia a un Europeo di calcio, come ricordò Aleksandar Holiga sul Guardian. La Croazia era appena stata eliminata ai rigori dai turchi e il giocatore si sciolse in un pianto disperato e inconsolabile. Al suo fianco, l’allenatore Slaven Bilić gli teneva la mano e carezzava la testa. Il capitano croato ha sempre dimostrato un’emotività fuori dal comune, accompagnata però da una straordinaria resilienza. Subendo tutto il dolore dei colpi degli avversari e della vita, ma trovando ogni volta la forza e la tenacia necessarie a rialzarsi. Dentro e fuori dal campo. Perché prima di tutto, si è uomini.

Foto: Hrvatski Nogometni Savez (Facebook)

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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