Shakhtar Donetsk Donbas Arena

CALCIO: L’esilio e l’Europa League, il sogno proibito dello Shakhtar

If you really wanna go, you’ll get there in the end
If you really wanna go, alive or dead my friend
(Shakhtar Donetsk, Joe Strummer & the Mescaleros)

Centottanta minuti, tra Leopoli e Siviglia. La finale di Basilea si può quasi toccare con mano, sognare in punta di piedi, chiudendo gli occhi. La si può sognare anche a occhi aperti, se non si guarda in basso, se non si pensa che l’Europa League dista meno di quanto non disti casa. Stasera lo Shakhtar Donetsk giocherà la gara di andata delle semifinali di Europa League con il Siviglia all’Arena Lviv di Leopoli, il ritorno previsto per il 5 maggio in Spagna. Se dovesse trionfare, la squadra ucraina affronterà la vincente tra Villareal e Liverpool il 18 maggio: una settimana prima dell’ottantesimo compleanno del club, ma soprattutto a due anni e due giorni dal giorno in cui i minatori di Donetsk hanno dovuto lasciare in fretta e furia la loro casa.

Abbiam perso le nostre case, il nostro stadio e i nostri fan. Abbiamo perso il terreno di gioco e abbiamo perso la nostra città. Siamo a un passo dalla finale e questa squadra merita rispetto“. Sono parole di Darijo Srna, capitano dello Shakhtar, oltre che della nazionale croata, a Tim Rich del Guardian. “Ho già vissuto una guerra in Croazia. Lo Shakhtar era la mia casa. Non sentivo che dopo tutti questi anni me ne potessi andare e lasciarli in questa situazione. Non sono quel tipo di persona”. Srna gioca allo Shakhtar da tredici anni e ha deciso – come l’allenatore Mircea Lucescu – di resistere alle sirene di Chelsea e altre squadre e di provare a portare qualcosa alla città attraverso la sua squadra di calcio.

I giocatori dello Shakhtar Donetsk hanno lasciato la città il 16 maggio 2014, quattro giorni dopo la ratifica del referendum con cui gli oblast’ di Donetsk e Luhansk si autoproclamavano Repubbliche Popolari, dopo che le forze separatiste filorusse avevano preso il controllo della regione. Una guerra civile che non ha risparmiato nemmeno la Donbas Arena, il moderno stadio costruito dal patron dello Shakhtar Rinat Achmetov nel 2009 e utilizzato per una semifinale dell’Europeo 2012, ora in disuso e danneggiato dai colpi dell’artiglieria. La partenza dei minatori non fu accolta bene dalle autorità filorusse: l’ideologo separatista Konstantin Dolgov promise pubblicamente che lo Shakhtar non avrebbe mai rimesso piede a Donetsk, lanciando un appello per la formazione di una “squadra del popolo”.

Da allora lo Shakhtar ha la propria base all’Opera Hotel di Kiev e gioca le partite a Leopoli. Le uniche altre due alternative possibili per disputare partite delle competizioni europee sarebbero state Charkiv – più vicina a Donetsk, ma per cui non si trovò un accordo per l’utilizzo dello stadio – e Kiev, sede degli acerrimi rivali della Dinamo. L’addio a Donetsk non ha solo comportato difficoltà logistiche: l‘ultimo scudetto dei minatori è arrivato una manciata di giorni prima del rocambolesco trasloco e, da quando la squadra si è trasferita, ha allentato il suo dominio sul campionato ucraino concedendo due titoli consecutivi ai rivali della Dinamo Kiev. Non solo: il trasferimento e la difficile situazione del Donbas hanno determinato un’emorragia nelle sponsorizzazioni della squadra, che ora può andare avanti solo grazie alle generose iniezioni di denaro del presidente Rinat Achmetov.

Oltre a finanziare una squadra che potrebbe portare Donetsk a una finale europea nonostante la situazione di guerra civile, Achmetov è anche molto attivo in iniziative di supporto per la città. La Donbas Arena è divenuta un polo di distribuzione di beni per la popolazione, trasportati cinque volte a settimana da un convoglio di camion finanziati da Achmetov dopo che il governo ucraino ha smesso di pagare i contributi verso la popolazione della repubblica secessionista.

Una situazione che ha esposto lo stadio anche ad allarmi bomba poi scongiurati, mentre la società cerca di conferire una parvenza di normalità all’impianto annunciando la costruzione di una statua di Mircea Lucescu. “In occasione del settantesimo compleanno di Mircea Lucescu – spiegava il sito del club lo scorso 30 luglio – una versione in minatura della scultura è stata presentata. La versione a piena scala sarà svelata nel parco della Donbas Arena dopo il ritorno dello Shakhtar a Donetsk“. Un ritorno che, se mai avverrà, potrebbe avvenire con una Europa League in più nel bagaglio.

Foto: Timon91 (Flickr)

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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