BOSNIA: Un’altra sentenza rimette in discussione Dayton

Ilijaz Pilav ha vinto la causa contro la Bosnia Erzegovina. La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha dato ragione al chirurgo di Srebrenica: se per candidarsi alla Presidenza dello Stato come rappresentante della Republika Srpska è necessario dichiararsi serbi, ciò costituisce discriminazione per i non serbi. Entriamo dentro la sentenza della CEDU, il cui valore travalica questo caso specifico. Costituisce infatti un nuovo punto portato a casa da quella fetta di società bosniaca che vuole superare l’ormai agonizzante etnopoli criminogena forgiata a Dayton nel 1995.

East Journal ha dedicato un approfondimento speciale di MOST al ventennale degli Accordi di Dayton. Lo trovi qui.

Chi è Ilijaz Pilav?

Ilijaz Pilav è un cittadino bosniaco, dichiaratosi di nazionalità bosgnacca. Residente a Srebrenica, cittadina della Republika Srpska dove sovente si intrecciano le vicissitudini storico-politiche bosniache, lavora come chirurgo cardio-toracico a Sarajevo, svolgendoci anche attività di insegnamento e ricerca universitaria. Nel 2006 e nel 2010 aveva presentato la sua candidatura per il seggio di rappresentante della Republika Srpska nell’organo di Presidenza. In entrambi casi, era stata rigettata. Motivo?

Pilav, in quanto bosgnacco, non avrebbe potuto candidarsi come rappresentante dell’entità serba, pur abitandoci. L’articolo V della Costituzione bosniaca, infatti, recita cristallino che “la Presidenza della Bosnia deve consistere di tre membri: un bosgnacco ed un croato, eletti direttamente dai territori della Federazione e un serbo eletto direttamente dai territori della Republika Srpska“. Per candidarsi, Ilijaz Pilav avrebbe dovuto quindi traslocare nella Federazione, l’entità bosniaca in cui sono maggioritari i bosniaci di nazionalità bosgnacca e croata.

La sentenza Pilav: il Protocollo 12

La CEDU ha emesso la sua sentenza: fu discriminazione. Nello specifico, la violazione commessa nel caso Pilav riguarda il Protocollo 12 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, il cui articolo I contrasta qualsiasi tipo di discriminazione che ostacoli il “godimento di ogni diritto previsto dalla legge“.

Scorrendo la lista degli stati firmatari di questo protocollo, emerge, tuttavia un dato curioso: mentre tutti i paesi dell’ex-Jugoslavia e svariati paesi extra-UE hanno ratificato e reso giuridicamente operativo questo protocollo, sono soltanto dieci gli stati membri dell’UE ad averlo fatto. Tra gli stati UE più popolosi (più di venti milioni di abitanti), figura soltanto la Spagna. Ad oggi, questo elevato standard di protezione dalle discriminazioni vale in Albania e Serbia e non in Francia e Italia.

Pilav ha dichiarato che non intende comunque candidarsi alle elezioni, ma di aver intrapreso questa battaglia giudiziaria per tutti coloro che si sono visti negare il diritto a candidarsi.

Sejdić-Finci, Zornić, Pilav.. Dayton è morto? Viva Dayton!

Non è la prima volta che la CEDU confuta la logica etnocentrica sottesa agli Accordi di pace plasmati nel novembre del 1995 a Dayton: dopo la celeberrima Sejdić-Finci del 2009, che aveva dato ragione a due cittadini bosniaci di nazionalità rom ed ebraica a cui era stata negata la possibilità di candidarsi, nel 2014 era arrivato il caso Zornić, la stroncatura sulle quote etniche. E una terza percussione era partita non dal deus ex machina di Strasburgo, bensì dalla Corte Costituzionale della Bosnia, che l’anno scorso aveva giudicato incostituzionale il fatto che i vice-presidenti delle due entità dovessero appartenere ad uno dei tre popoli costituenti. Un principio, quello dei tre popoli costituenti, pensato a fine della guerra per tutelare delicate acrobazie rappresentative su base nazionale, ma che oggi sembra tutelare soltanto rendite di posizione, clientelismi e status quo di una classe dirigente allenata a banchettare ampiamente su questa clanizzazione della politica.

La sentenza Pilav ravviva, insomma, un dibattito ormai classico:  quanto può durare ancora questo sistema? 

Foto: Ilijaz Pilav (Institute for War and Peace Reporting)

Chi è Simone Benazzo

Triennale in Comunicazione, magistrale in Scienze Internazionali, ora studia al Collegio d'Europa, a Varsavia.

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