VIAGGI: La Bosnia-Erzegovina, terra dei fiumi

Il turismo sulle coste della Croazia è ormai massificato, ma ancora ben pochi italiani si prendono qualche giorno per visitare l’entroterra ed esplorare la Bosnia ed Erzegovina. E chi lo fa è attratto o dalle mete religiose o da un certo “turismo di guerra” nei luoghi del conflitto di vent’anni fa. Eppure ciò che la Bosnia ha da offrire, in termini naturalistici e culturali, al turista che voglia lasciare le strade più tracciate, è davvero molto.

Come arrivarci

Per chi segua la costa croata in auto, la Bosnia-Erzegovina è raggiungibile da Fiume/Rijeka (attraverso la zona carsica dei laghi di Plitvice) verso Bihac (3h), oppure più a sud da Spalato o Dubrovnik verso Mostar (2h). L’accesso alle principali città (Sarajevo e Banja Luka) avviene invece lasciando verso sud l’autostrada Zagabria-Belgrado e risalendo il corso dei fiumi Vrbas e Bosna (3h da Sarajevo al confine croato). Per i più avventurosi, varie compagnie di bus offrono viaggi notturni dal nord Italia (circa 15 ore). Il principale aeroporto con voli charter per l’Italia è a Mostar; i voli verso Sarajevo, Tuzla e Banja Luka richiedono invece uno scalo.

Cosa vedere

jajceLa Bosnia è terra di montagne e di fiumi. Sono quattro i fiumi che la attraversano verso nord (Una, Vrbas, Bosna, Drina) e uno verso sud (Neretva/Narenta). Le stagioni migliori per visitarla sono la tarda primavera e il primo autunno – al riparo dalla calura estiva e dalla nevicate invernali, che possono essere abbondanti (a Sarajevo nel 1984 si tennero le Olimpiadi invernali).

Oltre alle gettonatissime e ben conosciute Sarajevo e Mostar, una delle aree da visitare è la valle della Lašva, con le città reali di Travnik e Jajce. Capitali del regno cristiano bosniaco medievale, poi roccaforti degli ottomani, queste città con le loro fortezze che dominano la valle mantengono tutto il loro carisma, raccontati in capolavori quali la Cronaca di Travnik di Ivo Andrić. Oltre alla rocca medievale, Jajce vanta inoltre le cascate e il museo dell’AVNOJ, dedicata alla lotta dei partigiani di Tito.

blagajNei pressi di Mostar, invece, non perdetevi Blagaj e Počitelj. A Blagaj, alle sorgenti carsiche del fiume Buna, si trova una bellissima tekke, monastero sufi. Počitelj è invece una cittadella ottomana che si arrampica sulla collina dell’Erzegovina, in un panorama già mediterraneo, e che negli anni ’70-’80 era conosciuta come comune di artisti hippie. Oggi, restaurata, offre piacevoli passeggiate tra melograni e case in pietra, e panorami sulla valle della Neretva. A meno che siate ferventi devoti evitate invece Medjugorje, dove il cattolicesimo croato si sposa al capitalismo e al cemento.

Cosa mangiare

burekMangiato principalmente come snack, ma di fatto un piatto a sè, il piatto tipico è il burek, sfoglia ripiena arrotolata a cerchio. L’unico vero burek, in Bosnia, è quello al ripieno di carne (sa mesom) e cotto sotto la brace (ispod sača). Altre varietà di sfoglie (pita) prendono il nome dal ripieno: alle patate (krumpiruša), al formaggio (sirnica), agli spinaci (zeljanica), fino alla più rara sfoglia alla zucca (tikvenica). 

La cucina bosniaca è ricca di carni alla griglia, spesso cucinate allo spiedo (ražnići) o in bocconcini di carne trita (ćevapi) e da accompagnare con salsa ai peperoni (ajvar), formaggio fresco e insalata di cavolo cappuccio (kupus). Per chi preferisce il pesce, la trota (pastrmka) è allevata e servita presso i principali fiumi. Chi volesse avventurarsi sul cibo povero, invece, non si farà mancare un piatto di grah (zuppa di fagioli).

Leggi anche: Bosnia Holidays, reportage fotografico di Luca Vasconi

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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