Jajce, la città reale

Nel cuore della Bosnia Erzegovina, sulla confluenza dei fiumi Pliva e Vrbas, sorge una piccola collina, sulla cima della quale un castello medievale domina il panorama circostante: stiamo parlando di Jajce, la città Reale.

Jajce è una piccola città della Bosnia centrale di soli venticinquemila abitanti, ma il cui patrimonio storico, culturale e naturale fa di essa un’attrazione unica, non solo per tutta la Bosnia, ma per l’intera regione balcanica, tanto da esser stata inserita nella lista dei candidati per i patrimoni dell’UNESCO. Segno inconfondibile di tale unicità sono le cascate di ventuno metri, situate nel cuore del centro storico, in prossimità dell’intersezione dei due fiumi.

La ricchezza storica e culturale della città è testimoniata dai ventitré monumenti nazionali presenti, a prova della crucialità del ruolo giocato da Jajce nella successione delle epoche storiche, in cui si sono susseguiti incrociati e scontrati, civiltà imperi e nazioni: dal medioevo, quando nel 1461 venne incoronato l’ultimo re del Regno di Bosnia, Stjepan Tomašević; passando per gli imperi Ottomano e Austroungarico; fino alla seconda guerra mondiale, quando il 29 e 30 novembre del ’43 fu tenuta la seconda sessione AVNOJ (consiglio nazionale jugoslavo per la liberazione antifascista), in cui furono gettate le basi della Jugoslavia di Tito.

Percorrendo le vie della “Stari Grad” (centro storico), passando da un monumento ad un altro, si intuisce facilmente la ragione per la quale Jajce è stata più volte definita come “la porta tra oriente e occidente”, sottolineando in tal modo il suo variegato background culturale in cui si ritrovano tracce delle grandi religioni mondiali, imperi transnazionali e Stati multiculturali. La cornice nella quale si inscrive così tanta storia è quella di un autentico paradiso terrestre, in grado di affascinare gli amanti della natura in ogni stagione. Partendo dalle cascate, si segue il corso del fiume, attraversando la “Pliva Valley”, fino ad arrivare alla regione dei laghi (“Plivsko Jezero“), in cui lo spettacolo del piccolo e del grande lago offre la possibilità ai turisti di trascorrere qualche giorno immersi nella tranquillità della natura circostante; oppure, per i più appassionati, grazie al lavoro di diverse organizzazioni, è possibile svolgere svariati tipi di intraprendenti attività a stretto contatto con il paesaggio, come biking, hiking, pesca sportiva, rafting, kayak e canoa.

Come è facile intuire, quello del turismo rappresenta un settore in pieno sviluppo, un’autentica ancora di salvezza per l’economia della città, che riflette nel suo piccolo i problemi dell’economia nazionale, ed in particolare quelli derivanti dalla disoccupazione, che sempre di più colpisce i giovani tra i 18 e 30 anni. Ma è altresì logico immaginare che tale settore sia poco sostenuto dalle istituzioni locali, le cui principali attenzioni si concentrano nel finanziamento ai partiti. Nella conferenza pubblica di inizio anno, tenutasi a fine gennaio nel municipio e presieduta dal sindaco Nisvet Hrnjić (SDA), insieme ai rappresentanti della società civile, si è discusso il bilancio pubblico annuale e i finanziamenti che il comune destinerà per i vari settori. L’interesse del comune per il settore turistico è pari a 40.000 K.M. (20.000 € ca., ndr), a malapena sufficienti per la manutenzione dei servizi minimi, come la pulizia delle aree verdi lungo i fiumi.

Ciò nonostante, le speranze di Jajce fanno affidamento in gran parte alle diverse e crescenti organizzazioni non governative locali, impegnate su più fronti nel contrastare i problemi quotidiani dei cittadini. Tra di esse, l’Omladinski Centar-Jajce – organizzazione apolitica areligiosa e fedele alla linea multiculturale e multinazionale – è attiva a più livelli nelle politiche giovanili. Uno dei suoi progetti più recenti e in costante crescita è proprio quello del turismo (Jajce Turizam), ed il cui obiettivo è la promozione di un turismo alternativo, distaccato dalle logiche del mero guadagno e che miri a riportare l’immagine di Jajce ai suoi antichi splendori.

Chi è Giorgio Fruscione

Classe 1987, politologo di formazione. E' un analista dell'ISPI esperto di Balcani, dove ha vissuto per anni lavorando come giornalista freelance. Per East Journal si occupa dell'area jugoslava. Parla correntemente serbo-croato, inglese e francese. Twitter: @Gio_Fruscione

Leggi anche

vittime italiane

BOSNIA: Le vittime italiane del conflitto degli anni Novanta

La cerimonia officiata il 3 ottobre a Sarajevo in memoria di Gabriele Locatelli, il pacifista ucciso nel 1993, dà l'opportunità di ricordare il tributo di sangue dei nostri connazionali negli anni della guerra in Bosnia. Furono 11 in totale le vittime italiane, unite dal fatto di essere state uccise nel compimento di un gesto umanitario

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com